In vista del Sinodo, Gotti Tedeschi denuncia: "Le nuove tentazioni, la vera miseria e i rischi del "progresso""

09 febbraio 2015 ore 15:48, Marta Moriconi
L'economista Ettore Gotti Tedeschi, ex presidente dell'Istituto per le Opere di Religione, riflette sul passato, il presente e il futuro della Chiesa Cattolica alla luce, soprattutto, del Sinodo di ottobre 2015. Prevale una domanda su tutte: quali riforme e quale progresso? Fare salva la dottrina o spingersi oltre? Su IntelligoNews "snocciola" alcune tentazioni in atto e spiega i rischi che si nascondono dietro al desiderio di "riformarsi" adattandosi alle esigenze della modernità.
In vista del Sinodo, Gotti Tedeschi denuncia: 'Le nuove tentazioni, la vera miseria e i rischi del 'progresso''
Vorrei cominciare con una domanda riferita ad una considerazione recentissima di Sua  Santità Francesco. Nel Videomessaggio di sabato scorso ai partecipanti Expo 2015 , il Papa dice : “Ricordiamoci che la radice di tutti i mali è la inequità" (Corriere della sera. Domenica 8 febbraio, pag. 3). Che ne pensa? “Suppongo che Papa Francesco intendesse non-equità (inequità dovrebbe esser un neologismo utilizzato da qualche traduttore) nella ripartizione dei beni e  dei diritti degli uomini. Bene, non mi sogno neppure lontanamente di correggere quello che dice il Papa, ma credo di interpretare questa espressione  supponendo che  intendesse questa non-equità quale  conseguenza della miseria morale che affligge gli uomini, malati di egoismo, grazie ad una cultura nichilista. Il Magistero della Chiesa che mi è stato insegnato indica nel peccato la radice di tutti i mali  ed indica nella miseria morale  l’origine di quella materiale”. In vista del Sinodo si è fortemente riacceso un fermento innovatore e  progressista nella Chiesa e lascia intendere  l’esigenza di Riforme nel suo interno. Si direbbe che il mondo globale vuole, o impone, riforme omogenee  negli Stati e nelle istituzioni globali, come la Chiesa. E’ così?

“Senta, è da quasi 150anni che si chiede alla Chiesa di riformarsi adattandosi alle esigenze della modernità. Questa richiesta è sempre stata motivata dal desiderio  di non rischiare di perdere il mondo cattolico più “adulto”; dalla speranza di conquistare il mondo laico dimostrandogli “comprensione”; dal voler  promuovere  più vocazioni con proposte più moderne. Ciò significava riformare la liturgia, ridimensionare i dogmi, relativizzare il peccato, accettare con entusiasmo qualsiasi nuova “teoria” scientifica etc. Questa ansia non si è mai spenta, ma si è spostata da speranze  di riforme nella dottrina a riforme nella prassi di comportamento. Ma se non è la dottrina ad influenzare il comportamento, sappiamo che sarà il comportamento a influenzare la dottrina”.

In vista del Sinodo, Gotti Tedeschi denuncia: 'Le nuove tentazioni, la vera miseria e i rischi del 'progresso''
In vista del Sinodo, Gotti Tedeschi denuncia: 'Le nuove tentazioni, la vera miseria e i rischi del 'progresso''

Quindi può esser vera l’ipotesi che si possa oggi voler riformare il Cattolicesimo attraverso la prassi? “Considerando le 15 malattie della Curia e della Chiesa che Papa Francesco ha ammesso, sono comprensibili i dubbi che la prassi possa esser attuata con successo. Benedetto XVI poi, parlando di  soluzioni alle crisi, ed  implicitamente di riforme, chiarisce che è l’uomo che va cambiato prima degli strumenti. Nell’Enciclica Lumen Fidei peraltro si intuisce dove  il necessario rinnovamento dovrebbe realizzarsi: in una Chiesa che fa Magistero, insegna a pregare, impartisce i Sacramenti. Sarei sorpreso, a queste condizioni, che questa riforma potrebbe far bene al cattolicesimo”. Ma insisto, perché si pone il problema di  riformare il cattolicesimo? “Perché nei tempi ultimi l’uomo è sottoposto a nuove “tentazioni”, a nuove forme di peccato, e ciò con una sempre più ridotta sensibilità a riconoscerlo e capacità di lottare per fuggirlo, e di questa ridotta sensibilità anche la Chiesa sente la responsabilità. L’Autorità morale della Chiesa è perciò sollecitata a decidere se continuare a considerare il peccato nella sua natura originale o farlo evolvere secondo i tempi, scusandolo se più difficile da vincere. E ciò sempre per buone ragioni: - non perdere anime , -conquistare nuove anime , - sviluppare  vocazioni. Ma un buon fine può utilizzare, ed esser raggiunto, con  mezzi non coerenti? Il significato del peccato si configura in funzione della capacità dell’uomo di contrastarlo? Vorrei porre anche una domanda di principio sull’ansia di riforme per il progresso: esser progressisti nella dottrina, significa mutarla o significa accrescere il suo valore  lasciandola inalterata nella sua natura? Non sa quanto pagherei per sentire la risposta di alcuni teologi che parteciperanno al Sinodo”. Non crede, però, che questo sia un problema di coscienza? “La coscienza si deve nutrire, formare, come l’intelletto e il corpo. Se si reclama il diritto alla coscienza per convinzione, anziché per obbedienza alla Chiesa, o peggio, se per assecondare una coscienza malformata si disobbedisce al Magistero della Chiesa, accusandola di imporre dogmi , ebbene questo nega alla coscienza la Verità, sottomettendola alla sua libertà. Tale libertà rischia di pretendere dogmi che evolvono, che si relativizzano. Ma attenzione il primo dogma che si vorrà far “evolvere” è quello della infallibilità del Papa …”. Si ritiene, anche all’interno di parte della gerarchia della Chiesa, che la comprensione  e la scusa del peccato, implicitamente realizzata con la prassi senza modificare la dottrina, sia un necessario ed atteso atto di misericordia da cui la Chiesa non  può più sottrarsi.

“La missione della Chiesa è la salvezza dell’uomo per la vita eterna. E’ vero che la Chiesa deve esser consolatrice, ma prima deve esser maestra. Ma rifarei ancora io una domanda: questa “comprensione e scusa" del peccato, attuata in passato, ha migliorato l’uomo e la società? Un uomo più libero da dogmi e con ridotto senso del peccato, diventa anche migliore? Lei pensa di trovare domani le Chiese piene di peccatori pentiti e nuovi convertiti grazie alla “misericordia” adottata? E’ vero che criteri rigidi modello controriforma potrebbero oggi provocare effetti di impoverimento dello spirito, nonché creare nuova diffidenza verso la Chiesa, ma c’è un rischio opposto. Il rischio è che si forzi l'interpretazione di tale “comprensione” in rinnegamento della dottrina. Non solo, un altro rischio è che si arrivi ad aspettarsi che la Chiesa debba occuparsi di sociale e di consolazione. Non più di apostolato e dottrina”.

Qual è in conclusione il maggior rischio che vede in questa prospettiva riformista? “Il rischio maggiore è la confusione, non tanto riferita al magistero della Chiesa, quanto alla prassi adottata con interpretazioni confuse da parte di quel clero affetto dalle 15 malattie esposte da Papa Francesco. La conseguenza più temibile poi, io credo, potrà stare nel  promuovere quale priorità la soluzione della miseria materiale o sociale, anziché  la miseria morale. Ma come le ho risposto alla prima domanda è la miseria morale l’origine di tutte la altre miserie. La miseria morale produce egoismo, avidità, indifferenza, cupidigia, rancori, invidia, ecc. cioè tutti i prodotti che originano la miseria materiale. Non solo, la capacità di  risolvere  la miseria materiale trova competitori superiori alla Chiesa, mentre affrontare la miseria morale è il “mestiere “ della Chiesa, in cui ha potenziali vantaggi superiori…".  
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