Tutto quello che c’è da sapere (e non si dice) sul Quantitative Easing

09 gennaio 2015 ore 10:58, intelligo
finanzadi Luca Lippi L’attacco a Charlie Hebdo “riesce” dove hanno fallito tutti i disastrosi dati economici: decrescita, deflazione e disoccupazione sono scomparsi dagli organi di informazione e le Borse hanno cinicamente festeggiato e spiegheremo anche il perché, ma già l’editoriale del Direttore di ieri ha mirabilmente fotografato la realtà. Proviamo a riportare l’attenzione al suo posto. Abbiamo la certezza matematica che la maggior parte degli italiani ha sentito parlare del Quantitative Easing, ma nella realtà nessuno sa cos’è. Non stiamo accusando d’ignavia, è un disegno preciso, perché se lo avessero spiegato nel dettaglio, anche un bambino avrebbe portato all’estero (al sicuro) il suo salvadanaio. Ve lo spieghiamo noi il più chiaramente possibile e poi spieghiamo il personalissimo QE dell’Europa che non ha nulla a che vedere col QE noto in Finanza. Quantitative Easing, tanto per cominciare significa Alleggerimento Quantitativo, serve per creare moneta alle banche centrali con lo scopo di immetterlo sul Mercato a sostentamento del sistema finanziario ed economico del paese o dell’area economica di riferimento. Poi c’è il QE all’Europea che andiamo subito a spiegare. La crisi colpisce il debito pubblico di tutti gli Stati indistintamente (è inevitabile), naturalmente ha colpito anche il debito pubblico degli Stati membri dell’UE. Per fare un esempio, la Spagna sette anni fa aveva il suo debito pubblico al 36% del PIL, ora è al 100%. Ora, la domanda è: chi ha comprato tutta questa massa di titoli pubblici? In minima parte i cittadini che li hanno sottoscritti direttamente, o indirettamente tramite fondi d’investimento, poi ci sono finanzieri e capitalisti che “sicuramente” non hanno comprato debiti di Stati che sono in sostanza falliti (default) perché professionalmente hanno le conoscenze sufficienti per comprendere che questi Stati non avranno mai la possibilità di onorare i propri impegni. A questo punto è dovuta intervenire la politica, costringendo la Finanza a occupare il posto dei risparmiatori. Ha costretto cioè le banche a comprare massicciamente titoli pubblici fino a trasformare il loro attivo di bilancio di questi titoli che definiremo “carta”. Avendo intasato di titoli tossici gli attivi delle banche è dovuta intervenire la BCE che ha fornito alle banche liquidità per continuare a comprare titoli pubblici. La contropartita sono gli ABS. Gli ABS sono pacchetti chiusi all’interno dei quali c’è un po’ di tutto, e sono crediti. La Germania, ovviamente, si rifiuta di far entrare in bilancio alla propria banca centrale la “spazzatura” delle varie banche centrali.  Spieghiamo ancora meglio? I debiti pubblici continuano ad aumentare, le Banche hanno bisogno di soldi per continuare a comprarne sempre di più, la Bce per fornir loro nuova liquidità chiede che non sia data in garanzia dell’ “immondizia”, ma le Banche quello che avevano di buono (liquidità dell’attivo) l’hanno già dato e ora dispongono solamente di pacchetti di carta (ABS). L’alternativa che le banche propongono alla BCE è di comprarseli da sola i titoli dei vari debiti pubblici. Dunque, i paesi periferici premono perché la BCE compri direttamente i loro titoli dello Stato,  la Germania è contraria perché non vuole assolutamente che con i “suoi” soldi  vengano acquistati Bot, Btp o Cct italiani piuttosto che Bonos spagnoli, sanno perfettamente che non gli torneranno mai indietro. La Bundesbank, a questo punto, dice a Draghi che essendo il QE, un’operazione monetaria senza assunzione di rischi, allora la BCE deve limitarsi ad acquistare solo i titoli “sicuri”, guarda caso, gli unici titoli di Stato con la tripla AAA sono i titoli di stato tedeschi. Questo è il QE all’europea. A questo punto sorge spontanea un’altra domanda: ma se i rischi dell’UE non sono sostenuti in comune, la BCE che ci sta a fare?
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