Charlie Hebdo, Vattimo: “La differenza tra gli islamisti sanguinari e le Br. I problemi di classe"

09 gennaio 2015 ore 22:24, Lucia Bigozzi
gianni vattimo“Il mondo occidentale ha deluso le aspettative dei musulmani che lo hanno scelto”. Gianni Vattimo, scrittore e filosofo, muove da questo assunto per analizzare cosa è successo a Parigi nella conversazione con Intelligonews. Qual è la sua analisi sulla strage di Parigi? «In queste ore più che analisi ho sentito delle gran retoriche. Quello che secondo me andrebbe tenuto presente è che per cinque musulmani che sparano ci sono ondate di musulmani che decidono di entrare nel mondo occidentale e non per fare terrorismo. Il punto è che il mondo in cui viviamo diventa desiderabile per loro ma la domanda che mi porrei è: quei pochi musulmani che reagiscono sparando e facendo terrorismo, perché lo fanno? ». La sua risposta? «La mia risposta è che la nostra società non è abbastanza attraente neanche per loro. Penso ai ragazzi inglesi o francesi che vanno ad arruolarsi con l’Isis, ma chi glielo fa fare considerando il fatto che molti di loro non sono poveri o sfruttati? Ritengo che sia il nostro modello di vita che non li convince anche se devo dire che continua ad avere una grande attrattiva per i musulmani che vengono qui, spesso pagando un prezzo terribile per entrare in Italia o in Europa. Tutto questo mi fa pensare che il fenomeno degli islamisti sanguinari è un fenomeno di minoranza che non va sottovalutato ma neanche l’opposto, ovvero esagerato troppo dal punto di vista delle nostre reazioni. In altre parole, non vorrei reagire troppo eccessivamente. Da noi esistevano le Br ma erano quattro gatti e sono state sconfitte. La differenza è che mentre le Br combattevano una società che per lo più aveva una omogeneità di valori e lo stesso Pci era schierato nella difesa assoluta dell’Occidente, questi terroristi hanno come retroterra delle masse deluse  dalla promessa di libertà che l’Occidente rappresentava ma che poi non ha mantenuto». Secondo lei quale deve essere la risposta dell’Occidente? «Costruire più scuole nelle banlieu francesi, cercare di legare di più con il mondo musulmano moderato, ma anche cambiare moltissime cose che non vanno. Io, ad esempio, non mi sento di dimostrare solidarietà in favore della Francia sfilando accanto al ministro Alfano: finchè non la società non cambia, ci sarà una dialettica tra violenti da una parte e dall’altra. Pensi al problema della disoccupazione giovanile: vuole che non peschi anche lì il terrorismo islamico? Sintetizzando direi: non sopravvalutare il fenomeno ma rendersi conto che i musulmani moderati che desiderano vivere in Occidente alla maniera occidentale spesso sono delusi da aspettative non corrisposte. Ovvio poi che la polizia deve fare il suo mestiere. Gruppi di pazzi in giro ci sono sempre e da ogni parte. Questi due fratelli a quanto pare, erano stati in Siria dunque erano persone già disposte ad abbandonare il mondo occidentale al suo destino per cercare un’alternativa. Ma quanti sono? Certo, ne bastano due-tre in un mondo integrato come il nostro, ma restano una minoranza». Se è vero che tutti i musulmani non sono terroristi, è altrettanto vero che i due terroristi sono musulmani. Cosa risponde a chi solleva questa obiezione? «Sarebbe come voler giudicare tutto il mondo cattolico dal fatto che è esistita l’Inquisizione che ha bruciato Giordano Bruno. Sì i due terroristi sono musulmani, ma esistono milioni di musulmani che vivono pacificamente. Nei giorni delle vignette anti-Islam pubblicate dal quotidiano danese, mi trovano in Nord Africa e molti musulmani le commentarono insieme a me ma senza il metro del fanatismo e senza sgozzarmi perché appartenevo all’Occidente. Occorre prendere sul serio il fenomeno, ma anche fare un esame di coscienza sul motivo per il quale tanti musulmani sono disamorati dalla nostra cultura cui si aggiungono anche fattori legati alla questione economica. Il punto è la povertà culturale, nel senso che non offriamo granchè e appena arrivano quattro esaltati… Del resto anche i fascisti che volevano combattere a tutti i costi erano piccoli manipoli; è vero che si impadronirono del potere a Roma ma ciò fu possibile anche per la complicità del re».    Lei ha indicato cosa dovrebbe fare l’Occidente, ma i musulmani che scelgono l’Occidente cosa dovrebbero fare nei nostri confronti? «Dovrebbero dissociarsi e non permettere che nelle loro comunità si sviluppassero gruppi terroristici. I musulmani che hanno parlato in questi giorni in televisione sono personale ragionevolissime e non sono mosche bianche bensì gente che esprime un’opinione comune che è quella di chi vuole lavorare, divertirsi e fregarsene del terrorismo». Molti analisti evidenziano una contrapposizione tra terrorismo e libertà. Che ne pensa? «Il terrorismo è sicuramente negativo, ma la libertà nella quale noi viviam è del tutto imperfetta, è una pseudo-libertà. Per questo non voglio sfilare con il ministro Alfano. Io voglio difendere il nostro mondo coi i valori che ha ma essendo consapevole anche della quantità di disvalori che sono responsabili del disamore di tanti musulmani verso la nostra cultura». E se fosse uno scontro tra illuminismo diventato libertarismo e Islam, religione a vocazione egemonica? Cosa risponde? «Non condivido moltissime tesi del liberalismo moderno ma da occidentale dovrei scegliere in base alla mia appartenenza. Se ci fosse una guerra, sarei costretto a combattere dalla parte dell’Occidente sebbene ne veda difetti e guai. Ma non succederà… sono meno spaventato di altri che per la verità un po’ mi stupiscono. Dall’estate scorsa Umberto Eco che è mio grande amico con il quale ho discusso e le cui opinioni considero importanti, l’ho trovato troppo spaventato… Io vivo in centro a Torino e ogni volta che esco di casa devo pagare una ‘tassa’ ai marocchini che chiedono l’elemosina ma non mi hanno mai sparato». Il modello francese di integrazione è fallito o è ancora valido? «Il divieto del velo l’ho trovata una cosa eccessivamente provocatoria. Da un lato, nel modello di integrazione francese c’era una forma di laicità e limiti non tanto accettabili; dall’altra parte è vero che si mischiano questioni religiose con questioni di classe; non si può dimenticare come molti musulmani vivono nelle banlieu. Da buon finto marxista (sorride, ndr) credo che alla base ci siano anche problemi di classe, di ricchezza, di educazione, di qualità della vita». 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...