La Basilica di San Petronio tra gli obiettivi sensibili. Ecco perché è "politicamente scorretta"

09 gennaio 2015 ore 20:41, Americo Mascarucci
san petronioOggi un affresco del genere non potrebbe non risultare “politicamente scorretto” nel clima buonista ed ecumenico che si respira dentro e fuori la Chiesa. Il Maometto seviziato dai demoni esposto nella basilica di San Petronio a Bologna, è però il simbolo di un’altra epoca, un’epoca in cui il dialogo interreligioso era un qualcosa di inconcepibile e di assolutamente proibitivo. Secondo una storiografia pacifista da bandiera arcobaleno, già San Francesco avrebbe tentato di porre fine alle guerre di religione, unendosi ai crociati per incontrare il sultano di Babilonia e intavolare con lui prospettive di pace. Peccato però che questa tesi, bella, affascinante e così politicamente corretta, si scontri con le fonti francescane che riferiscono di un Francesco unitosi ai crociati in cerca del martirio, convinto che la sua missione terrena fosse quella di morire per difendere la propria fede, un Francesco straordinariamente ostinato di fronte al sultano nell’affermare che l’unica verità discendeva da Cristo e non da Maometto. L’affresco realizzato nel Quattrocento da Giovanni da Modena rispecchia dunque la concezione dell’epoca, un’epoca in cui Maometto era considerato dai cristiani “l’anticristo” da condannare all’inferno; così lo aveva visto Dante Alighieri nella Divina Commedia e così lo vedevano i pittori chiamati ad affrescare le chiese, mentre i papi erano impegnati a finanziare le “guerre sante”. Quel dipinto è da anni nel mirino dei fondamentalisti islamici che vorrebbero distruggerlo, offesi da quel Maometto raffigurato seminudo, avvolto dalle fiamme e tormentato dai diavoli del girone dantesco. Anche quello, se vogliamo, ha un carattere satirico. Anzi, può essere considerata satira allo stato puro, con l’evidente obiettivo di ridicolizzare l’Islam attraverso il suo profeta. Per i fondamentalisti islamici quel dipinto ha lo stesso identico significato delle vignette pubblicate da Charlie Hebdot, quelle vignette che hanno portato al massacro di Parigi. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo, non ci piace una satira che offende il sentimento religioso delle persone, siano esse cristiane o musulmane, rivendichiamo il dovere di rispettare Cristo come Maometto, il Vangelo come il Corano, la fede e le tradizioni di tutti, ma senza prevaricare gli uni sugli altri. La strage di Parigi e la barbara uccisione dei giornalisti satirici è un atto esecrabile che non può trovare alcuna giustificazione, nemmeno nella pur comprensibile rabbia nel veder dileggiato il grande profeta dell’Islam. Il Maometto di San Petronio tuttavia sta all’interno di una Chiesa, non è esposto in un luogo pubblico e come detto è un’opera artistica che può piacere o meno ma che ha valore storico. Eppure da anni la basilica è guardata a vista e controllata scrupolosamente perché ritenuta sotto attacco dei terroristi, i quali andando avanti di questo passo potrebbero anche arrivare a minacciare attentati nelle scuole in cui viene insegnata la Divina Commedia. Perché ciò che più sconcerta è il tentativo dei fondamentalisti di regolare i conti con la storia. Ciò che manca in ognuno di loro è il rispetto del passato come dimostra la loro cieca ostinazione nel voler distruggere tutti quei monumenti di inestimabile valore storico ed artistico ritenuti incompatibili con l’Islam (la vicenda dei Buddha in Afghanistan ne è la prova). Al punto che la vendetta non è più soltanto riferita al presente ma sembra avere valore retroattivo. Distruggere l’affresco di San Petronio diventa quindi un imperativo categorico, un dovere morale, un atto di giustizia per lavare l’onta di quel pittore che ha osato offendere così sfacciatamente Maometto. Poco importa se quel dipinto è il frutto di un’ostilità motivata dalle violenze e le devastazioni compiute dai musulmani in Oriente ai danni delle popolazioni cristiane sottomesse e contro i luoghi di culto della cristianità occupati dai saraceni. Perché alla fine Maometto agli occhi dell’artista altro non era che il simbolo della crudeltà dei suoi seguaci. Ieri il feroce Saladino, oggi i miliziani dell’Isis. Chi è che non vorrebbe vederli tutti bruciare all’inferno?
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