Suor Cristina Scuccia, cantante o suora? Siamo alla prova del nove

09 giugno 2014 ore 11:41, Americo Mascarucci
Suor Cristina Scuccia, cantante o suora? Siamo alla prova del nove
Suor Cristina Scuccia è la vincitrice dell’edizione 2014 del programma televisivo “The Voice of Italy”. Un successo che, com’era ovvio, non poteva non essere accompagnato dalle polemiche. Diciamolo francamente, una suora è una suora e fa sempre un certo effetto vederla in contesti estranei a quello religioso, a meno che non si comporti come frate Alessandro, il frate minore di Santa Maria degli Angeli in Assisi, che canta le lodi al Signore con una voce sublime, ma lo fa esclusivamente in ambito religioso o al massimo partecipando a programmi dedicati. Sant’ Agostino diceva che chi canta prega due volte, ma un conto è cantare in Chiesa, altro esibirsi sui palcoscenici o partecipare a gare televisive per giunta molto lontane da ogni ambito di carattere religioso. Premesso ciò è altrettanto vero che non si può scindere la cantante Cristina Scuccia dal suo essere una suora, ed anzi è proprio per questo che oggi si parla di lei in tutto il mondo e si discute intorno al fenomeno. Qualcuno ha azzardato l’ipotesi che il successo di Suor Cristina non sia legato tanto alla sua bravura quanto al fatto di indossare l’abito. Il che sarebbe davvero una notizia dal momento che nella società odierna essere sacerdoti, suore o anche soltanto cattolici praticanti orgogliosi di professare la propria fede, semmai ha sempre rappresentato una discriminante più che un privilegio. Se sei cattolico sia automaticamente un razzista, un omofobo ecc. ecc. perché nel mondo secolarista di oggi, omologato al pensiero unico relativista, difendere certi valori e riaffermarli, equivale ad essere sempre e comunque dalla parte sbagliata. Suor Cristina ha vinto e molti hanno avuto l’ardire di affermare che ha vinto in quanto suora. Però quando in passato si è scelta una miss Italia di colore, guai a dire che la decisione fosse più politica che oggettiva, ossia da collegare alla volontà di diffondere un messaggio di integrazione; e quando a vincere le gare magari è un transessuale o una persona dichiaratamente omosessuale, guai ad affermare che la propria condizione l’abbia in qualche modo avvantaggiato, applicando la classica e sempre più frequente circostanza della discriminazione all’inverso. Per non discriminare la persona che si presume discriminata si finisce con il discriminare tutte le altre. Soltanto persone imbevute di retorica anticlericale e animate dal pregiudizio più becero, possono sostenere che Cristina Scuccia ha vinto in quanto suora, con qualche spintarella del vaticano, anche perché i veri guai per lei arriveranno proprio adesso. Perché il successo ottenuto come cantante non è certamente compatibile in tutto e per tutto con il suo status di religiosa, chiamata ad osservare il voto di povertà. Povertà ed umiltà sono doti richieste ai religiosi e che mal si conciliano con la vanità e la fame di successo. Suor Cristina rischia di doversi trovare presto di fronte ad un bivio e scegliere fra il suo amore per il Signore e quello per la musica. Se vorrà portare avanti la sua carriera di cantante, difficilmente potrà coniugarla con la vita del convento. E’ successo così in passato anche per altri ex religiosi costretti, loro malgrado dai superiori, a decidere cosa fare della loro vita. Quando i riflettori si saranno spenti intorno alla vittoria, allora inevitabilmente suor Cristina si dovrà confrontare con chi sta sopra di lei e decidere come gestire le conseguenze di un successo che forse lei stessa all’inizio aveva sottovalutato. Ma questa sarà una scelta che spetterà soltanto a lei, e soprattutto alla sua coscienza.        
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