Caso Forteto, Borselli: "Nel mio libro spiego il retroterra gnostico dietro gli abusi"

09 luglio 2014 ore 11:12, Adriano Scianca
Caso Forteto, Borselli: 'Nel mio libro spiego il retroterra gnostico dietro gli abusi'
Amicizie politiche, lobbismo economico, perversione individuale. E poi, cos'altro? Cosa c'è ancora da capire nell'allucinante storia del Forteto e del suo “profeta”, Rodolfo Fiesoli? Forse, è la tesi di Stefano Borselli, autore de Il Forteto: destino e catastrofe del cattocomunismo (Settecolori), esiste anche una dimensione ideologica della vicenda che non è stata ben indagata. Una ideologia che parte da molto lontano. Borselli, qual è la novità del suo approccio alla vicenda? «Nella storia del Forteto ci sono legami politici ed economici che sono ormai provati, documentati. Io mi sono occupato soprattutto dell'aspetto ideologico della vicenda». Può riassumere un po' la storia di questa comunità? «Partiamo dalle origini: il Forteto nasce negli anni '70 come una esperienza comunitaria e agricola sulla spinta di due leader, Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi, e una serie di ragazzi rispetto ai quali c'è già da subito una certa asimmetria rispetto all'età». Dopo qualche anno, tuttavia, Fiesoli incappa nella prima inchiesta che lo porterà alla condanna definitiva nel 1985... «Esatto, dopo qualche anno c'è un primo intervento della magistratura e già lì si espongono tutte le firme politiche e culturali dell'epoca in sua difesa. Padre Balducci è uno di quelli che raccolgono le firme per Fiesoli, per dire. Alla fine si arriva persino a ignorare una sentenza per pure motivazioni ideologiche».
Caso Forteto, Borselli: 'Nel mio libro spiego il retroterra gnostico dietro gli abusi'
Su cosa si basa questa solidarietà che sfida persino l'evidenza?
«Vede, al Mugello, grazie al Forteto, si è creato un circolo vizioso, ma anche virtuoso, beninteso. Il Fiesoli è stato una persona di grande carisma, che ha portato anche a una rinascita economica del Mugello. Ha messo in moto molte risorse ed è per questo che gli ex Pci lo difendono con le unghie e con i denti, così come i sindacati. Oltre a questo c'è un altro meccanismo: molti di coloro che in questi anni hanno sostenuto il Forteto non vedono di buon occhio le inchieste semplicemente perché vorrebbero cancellare la loro contiguità con questa realtà». E poi c'è la complicità ideologica, appunto. Ma di quale ideologia parliamo? «La mia ipotesi è che ci sia un filo rosso ideologico, dietro al Forteto, che è il retroterra gnostico di questa comunità. C'è una esplicita volontà di porsi contro la creazione. Per dire, al Forteto non si doveva nascere, al Forteto non si poteva partorire. Uno dei più grandi sodali del Forteto, il già citato Gian Paolo Meucci, è stato il padre della riforma del diritto di famiglia. La sua opera va in una certa direzione: in nome della carità si squalificano i rapporti fisiologici, i legami naturali, ogni differenza o dato materiale è visto come una ingiustizia». Un filone, questo, che tuttavia è anche interno a un certo mondo cattolico, che poi è quello attorno a cui nasce la prima comunità. «Certo. Esiste un conflitto che attraversa tutta la storia della Chiesa. Da una parte c'è una tradizione gnostico-platonica, dall'altra quella aristotelico-tomista. E questo scontro è tuttora in corso».  
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