Le #paroledellasettimana. Il "Vaffa" non l'ha inventato Grillo

09 marzo 2013 ore 10:44, Paolo Pivetti
Le #paroledellasettimana. Il 'Vaffa' non l'ha inventato Grillo
Il clima si fa ogni giorno più preoccupante. Si è incominciato con lo sbranare e con lo smacchiare, poi è arrivata la sfida a torte in faccia; ed eccoci ora alle bande di lupi che vilipendono. Aiuto!
I forbiti bizantinismi del politichese, tutto convergenze parallele, strategia dell’attenzione e patto del camper, sono ormai un ricordo remoto quanto la Prima Repubblica. Ma anche il televisivo nazional-popolare della Seconda, coi suoi inciucio, mi consenta, che ci azzecca e discesa in campo sembra un linguaggio irrimediabilmente datato.  Stiamo ormai entrando nella lingua della Terza Repubblica, e c’è chi, impressionato e sgomento, invoca dal Capo dello Stato un ultimo miracolo: sia un faro nella nebbia di quest’ardua navigazione. Certo, visto da qui, il linguaggio della Terza Repubblica sembra una netta virata verso il "turpiloquese". E poi, quel vaffa che sventola sopra ogni manifesto del nuovo che avanza! Abbiamo già assistito da tempo ai vaffa days e oggi ci troviamo di fronte a piazze stracolme di vaffa people. Ma prima di lasciarci travolgere dal panico dilagante, sarebbe opportuno capire cosa dice questo linguaggio, perché la parola è rivelatrice del pensiero, se un pensiero c’è. Questo vaffa, contrazione di vaffanculo, è davvero un proclama rivoluzionario? Rifacciamoci a documenti ufficiali. La sentenza n°27966 del luglio 2007, emessa dalla Corte di Cassazione, recita: «Vi sono delle parole e anche delle frasi che, pur rappresentanti di concetti osceni o a carattere sessuale, sono diventate di uso comune e hanno perso il loro carattere offensivo». Il riferimento era precisamente al vaffa; anzi, per esteso, al Vaffanc... di un consigliere comunale di Giulianova all’indirizzo del suo vicesindaco, divenuto oggetto di una lite giudiziaria che, di sentenza in sentenza, di appello in appello, aveva impegnato la Magistratura italiana per otto anni prima di giungere al livello più alto e inappellabile di questo solenne pronunciamento. Vaffa e Vaffanc... dunque, sentenzia solennemente la Magistratura, sono parole d’uso comune: ecco la risposta all’angosciosa domanda dei più, una risposta che si pone più in alto di qualsiasi valutazione linguistica o politologica. Ma dobbiamo concludere che questa autorevole assoluzione in realtà condanna definitivamente il Vaffa grillesco all’insignificanza, all’innocuità, svuotandolo di qualsiasi forza, se non offensiva che più non ha, perlomeno timidamente indisciplinata. Dunque, tanto meno rivoluzionaria.  E allora, Grillo, che ci racconti? Dove sta la tua rivoluzione? È questo il nuovo con cui vuoi cambiare il mondo?
autore / Paolo Pivetti
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