Date e numeri come al Lotto: il Pdl va a Consiglio senza consigli. Pd alla resa dei conti

09 novembre 2013 ore 12:41, Lucia Bigozzi
Date e numeri come al Lotto: il Pdl va a Consiglio senza consigli. Pd alla resa dei conti
Date e numeri. L’agenda delle larghe intese e dei partiti ha segnate in rosso solo cifre: quelle delle larghe intese (e del governo) instabili sulla legge di stabilità, quelle del Pd a congresso l’8 dicembre e del Pdl a Consiglio nazionale il 16. Numeri da far tornare, numeri da trovare, numeri con cui contare e contarsi.
PDL VERSO IL REDDE RATIONEM. A parole tutti vogliono l’unità. Nei fatti, ogni giorno è una guerra di dichiarazioni, accuse e contro-accuse, botta e risposta che danno chiaro il segno della dis-unità. Tra una settimana esatta la guerra dalle parole passerà ai numeri, appunto: i voti che sanciranno gli equilibri interni a un partito dove ormai si contrappongono due visioni difficilmente riconducibili a sintesi. Su questo, si sa, il Cavaliere ha esperienza di lungo corso e fiuto speciale, ma stavolta sembra difficile recuperare il solco che si sta aprendo tra falchi e colombe, ribattezzati governativi (alfaniani) e lealisti. Perché, come registrato da Intelligonews, se gli alfaniani per dirla con Eugenia Roccella “non sono Fini che voleva distruggere il partito e sconfiggere Berlusconi” e Formigoni rincara la dose “pronto il documento, puntiamo alla maggioranza del partito”, sull’altro fronte la Mussolini replica: “Cari alfaniani, Silvio vale più delle vostre poltrone” e Galan ci mette su il carico da novanta definendo Alfano “il capocorrente degli antiberlusconiani del Pdl”. Visioni diverse sul partito (dall’organigramma in giù) e su come si sta nel governo delle larghe intese: su questo si gioca il destino non solo del Pdl ma del centrodestra e la sopravvivenza di un governo che, alle condizioni date, naviga a vista. La settimana che si apre dirà se i numeri faranno la differenza e se da quei numeri il partito resterà uno o si scinderà in due. Scenari in movimento. PD TRA RENZIANI VECCHI E NUOVI. La corsa a saltare sul carro del vincitore è scattata da alcune settimane; da quando i sondaggi hanno cominciato a pesare il “quid” di Renzi, dato galoppante verso il Nazareno con oltre il 60 per cento dei consensi del popolo dem. Fassino, Franceschini, il dalemiano più dalemiano tra i dalemiani Latorre, Veltroni e chi più ne ha più ne metta si sono portati avanti sull’endorsement al sindaco-rottamatore. Che a sua volta cavalca la campagna elettorale di città in città raccogliendo l’onda lunga dell’entusiasmo della Leopolda 2013. Di giornale in giornale, di tv in tv, Renzi è lanciatissimo nonostante il terreno che sta recuperando Gianni Cuperlo e quello ancora troppo lontano sul quale si sta muovendo l’anti-Renzi per antonomasia, Giuseppe detto Pippo Civati. Dalla “piazza” di Santoro (Servizio Pubblico) sparando sulla Cancellieri che doveva dimettersi, il sindaco rottamatore ha sparato sul segretario-traghettatore Epifani e pure sul premier Letta. Una mossa da un lato per tenersi le mani libere dalle larghe intese che si sa, il corpaccione del partito non ha digerito, dall’altro per tenersi il campo libero verso il vero obiettivo al quale punta: Palazzo Chigi. Ma tra una corsa e l’altra verso “l’intermedio” Nazareno, c’è una cosa che Renzi non ha ancora chiarito: come riuscirà a rottamare quanti avrebbe voluto rottamare solo un anno fa (ricordate le primarie con Bersani?) e che un anno dopo sono suoi supporters, più o meno dichiarati? Alchimie politiche.
autore / Lucia Bigozzi
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