Galan (Pdl): “Io berlusconiano, penso che Napolitano …”

09 ottobre 2013 ore 12:37, Lucia Bigozzi
Galan (Pdl): “Io berlusconiano, penso che Napolitano …”
“Ho sempre contrastato congressi e tessere ma se dobbiamo costruire un partito senza Berlusconi e non ci sono strumenti migliori, allora dico va bene perfino un congresso pur di stabilire la linea politica”. Linea politica che per Giancarlo Galan, berlusconiano della prima ora, non è quella di Alfano e a Intelligonews spiega perché. Da liberale, apprezza la sollecitazione di Napolitano su indulto e amnistia e respinge al mittente l’accusa di “salvacondotto” per il Cavaliere.
Onorevole Galan, riavvolgiamo il filo: perché non ha votato la fiducia al governo Letta andando contro il suo partito e Berlusconi? «Perchè lì c’era una forte carica emotiva come accade in tutte le attività umane fatte con sentimento, compresa la politica. Avevo fortissimo il sentimento di un tradimento in atto contro Berlusconi e quindi ho votato secondo la mia coscienza, cioè non ho votato». Adesso che la fiducia al governo è passata e Berlusconi l’ha votata, tra lealisti e governisti Galan dove sta? «Io sto sempre nello stesso posto e sono uno dei pochissimi che lo può dire. Sto nel posto per cui, in un sistema bipolare come quello che volevamo creare quando siamo scesi in campo c’è chi vince e va al governo e chi perde e sta all’opposizione, con la stessa dignità». Sì, ma adesso c’è il governo Pd-Pdl delle larghe intese… «Quella attuale è una situazione eccezionale: dal governo Monti in poi; ci sono state elezioni ma senza vincitori in grado di governare, ma io dico: finirà pure l’eccezionalità della situazione. Vogliamo adoperarci per farla finire o per farla durare in eterno?». Galan cosa propone? «Questa è la differenza di base. Nel disegno che vedo dei cosiddetti governisti – termine per altro agghiacciante – c’è questo: il perpetuarsi di una situazione per cui in un certo senso si istituzionalizza il governo di larghe intese. Io, invece, penso che serve tornare al più presto possibile a un rapporto corretto e civile tra maggioranza e opposizione nel quale vige la regola del mondo occidentale e cioè uno non va al governo per uccidere l’avversario. Accade negli Stati Uniti, in Inghilterra. La vera rivoluzione liberale che avevamo pensato si basava proprio sul corretto rapporto tra maggioranza e opposizione. In Italia stare all’opposizione sembra una diminutio: non è così perché uno si prepara a vincere la volta successiva». Le riformulo la domanda: cosa serve per ripristinare il corretto rapporto tra maggioranza e opposizione? «Votare il più presto possibile, senza drammi e senza tragedie. Io sto su questa convinzione dal ’93-’94, solo che prima ci stavano anche gli altri, adesso non più…». Ma lei pensa che questa sia ancora l’idea di Berlusconi? «Spero, perché altrimenti significherebbe tradire i nostri principi». Lei è sempre stato contrario a congressi, tessere, partito pesante e strutturato. Oggi sta in scia con i cosiddetti “congressisti”. Ci ha ripensato? «Io, come sempre, sono fermo al ’93. Resto convinto che congressi, tessere, direttivi siano un gravissimo errore perché abbiamo visto a cosa hanno portato: qualche euro nelle casse del partito e nulla più. Domando: quanti iscritti ha il partito democratico negli Usa? Zero. E i repubblicani? Zero. In Europa i partiti hanno in media iscritti pari al 2 per mille del loro elettorato, in Italia il 20 per cento». D’accordo, ma perché lei sta in scia con la componente che chiede il congresso? «Perché se c’è da costruire un partito nuovo, si dovrà pur discutere di come lo vogliamo oppure si stabilisce in partenza Giovanardi e la Roccella che vorrebbero escludere persone che come me hanno idee diverse? O ancora: facciamo un partito inclusivo come io sostengo dove stanno insieme Galan, Giovanardi e la Roccella?. Io penso che occorra superare le divisioni che sono di natura politica confrontandoci sui temi reali, sulle politiche da portare avanti. Dobbiamo fare sintesi tra le varie posizioni guardandoci in faccia». Basta un congresso per costruire un nuovo partito? «Certo che no. Serve però un dibattito, se qualcuno ha strumenti migliori per farlo … Noi discettiamo sui giornali del nostro futuro, dei nostri programmi, delle nostre idee di cui peraltro parliamo molto poco, perché non c’è uno strumento per farlo. Ecco, il suo giornale è uno strumento, ma certamente non può bastare per parlarsi». Ma la linea politica c’è, è quella di Alfano. «E chi l’ha detto? E qual è la linea di Alfano? Io non lo so magari inconsciamente posso essere il più fedele seguace, ma non la conosco. E’ una linea tollerante, moderata – termine bruttissimo – o è la linea violenta ed estremista dei Sacconi sul caso Englaro? E’ la linea di chi riconosce i diritti di chi sessualmente ha un’idea diversa o la linea di coloro che giudicano malati due uomini che si prendono sotto braccio per strada? O è il partito di ispirazione liberale del ’94? Alfano non me lo ha mai detto». Indulto e amnistia. Da un lato la sollecitazione di Napolitano, dall’altro le accuse di “regalo a Berlusconi”. Qual è la sua idea? «Quella del regalo a Berlusconi è una colossale balla. Bisogna essere analfabeti per dichiarare una roba del genere. Se ci fosse un testo di ammissione parlamentare chi sostiene questo non sarebbe ammesso, sarebbe bocciato come a scuola. Primo: in tutta la storia italiana non c’è mai stato un indulto o un’amnistia che abbiano riguardato i reati finanziari. Secondo: chi stabilisce l’ambito dei reati su cui si applicano queste misure lo stabilisce il parlamento. Terzo: la sollecitazione del capo dello Stato arriva in un momento sacrosanto: l’Europa ci sanziona, il 40 per cento dei detenuti è in attesa di giudizio e di questo 40 per cento la metà è fatta da persone che verranno riconosciute innocenti. Ma stiamo scherzando? Io dico: bravo Napolitano e sostengo che ci dovremmo vergognare tutti per l’indecenza della situazione carceraria. I veri liberali, ad esempio i radicali, lo dicono da molto tempo. Adesso che Napolitano ci dà ragione, chissà che qualcosa non si muova veramente …».
autore / Lucia Bigozzi
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