Tiziana Cantone, accertamenti su FB. Meluzzi: "Social non c'entra, è mezzo usato male"

11 aprile 2017 ore 17:18, Americo Mascarucci
Il Gip di Napoli Tommaso Perrella ha disposto l'archiviazione per le sei persone indagate per diffamazione nell'ambito del procedimento avviato a fine 2015 da Tiziana Cantone, la 31enne di Mugnano di Napoli suicidatasi nel settembre scorso dopo la diffusione on-line di video hot che la ritraevano. Il magistrato ha però disposto un supplemento di indagine chiedendo alla Procura di verificare eventuali responsabilità del legale rappresentante di Facebook Italia. "Davanti al giudice - spiega il legale della famiglia - ho sostenuto la necessità di accertare eventuali responsabilità di Facebook, anche perché il calvario di Tiziana è iniziato proprio quando ha visto il suo nome sul social associato ai suoi video pubblicati su siti porno soprattutto americani. Se quei video fossero stati immessi solo su questi siti, senza alcun collegamento con una piattaforma così diffusa come Facebook, probabilmente lei non ne avrebbe saputo nulla. E in ogni caso Facebook fu diffidato ma non fece nulla". 
Ma ha senso a questo punto accusare i social? Intelligonews lo ha chiesto allo psichiatra Alessandro Meluzzi. 
Tiziana Cantone, accertamenti su FB. Meluzzi: 'Social non c'entra, è mezzo usato male'

Che idea si è fatto su questa vicenda? Ha senso secondo lei cercare responsabilità nella morte di Tiziana Cantone da parte di Facebook nel momento in cui viene archiviata la posizione dei sei indagati accusati della diffusione dei video?

"Io su questo ho un un’opinione assoluta che riguarda tutti i mezzi di comunicazione: le censure quando vi sono, apparentemente prevengono alcuni problemi ma ne creano di più gravi. Esercitare sul mezzo televisivo, stampa, radio, social network, una censura preventiva su ciò che vi accade è impossibile, è come fermare l’aria con le dita. Pensare che Twitter e Facebook che già hanno una loro vigilanza interna, possano sottoporre ad un vaglio preventivo le informazioni che vengono poste in rete, collide con il principio della democrazia liberale. Questo avviene in Cina, in Iran, in Arabia Saudita, ma qui da noi non dovrebbe accadere".

Però il legale della famiglia Cantone ritiene che se Facebook avesse bloccato quei video il nome d Tiziana non sarebbe stato automaticamente associato ai video finiti su siti porno.

"I social network sono come l’Oceano dove vivono pesci buoni e commestibili, pesci colorati e velenosi, grossi squali bianchi e benevoli delfini. Assimilando Facebook all'Oceano, direi che è impensabile che si possa addebitare all'Oceano il fatto di essere mangiati da uno squalo. Né si può pensare preventivamente ad un oceano senza squali perché anche gli squali esercitano un loro ruolo nell'equilibrio ecologico. Il modo migliore per evitare che un proprio video privato realizzato con uno strumento labile come un telefonino possa diventare pubblico è non farlo. Se uno vuole a tutti i costi immortalare un momento della sua vita sessuale utilizzi almeno una telecamera, o una cinepresa ed eviti di far circolare queste immagini su qualsiasi piattaforma. Perché se uno vuole che un video sia visto da dodici persone e non da 12mila e poi ancora da un milione e 200 mila, questa cosa non può essere prevenuta in alcun modo se non rinunciando a realizzare il video. Consiglio di usare lo smartphone con prudenza".

Sempre il legale della famiglia denuncia come Facebook non fece nulla nonostante una diffida. Questo non aggrava la posizione del social?

"Questo è un quesito tecnico di carattere specifico. Se è stato diffidato e non ha dato seguito alla diffida ci saranno evidentemente delle norme che si applicano in questi casi. Mi pare che Facebook sia molto attento nel censurare immagini pornografiche sulla propria piattaforma, poi da Facebook il virus può filtrare su altri siti e diventare virale. Probabilmente quando Facebook è stato diffidato il virus era già passato da un’altra parte?". 

A questo punto Tiziana Cantone avrà giustizia visto che l'unico indagato resta l'ex fidanzato?

"Non mi pare che il fidanzato sia accusato della divulgazione del video, poi bisognerà vedere come evolverà il processo nei tre gradi di giudizio. Difficilmente Tiziana Cantone troverà giustizia. Il suo caso sia da monito a tutti affinché i potenti strumenti della tecnologia vengano usati con discrezione senza dimenticare che uno smartphone usato male può avere gli stessi effetti della nitroglicerina". 

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