Claudio e Manlio separati, Adinolfi: ''Non è famiglia. E non c'è mai il punto di vista dei bambini''

11 settembre 2017 ore 12:17, Stefano Ursi
Claudio Rossi Marcelli, giornalista e scrittore e punto di riferimento per quelli che si definiscono ''genitori arcobaleno'' ha annunciato sul suo profilo Facebook la separazione da Manlio, con cui si era unito civilmente nel 2011 in Svizzera. ''Diversi mesi – scrive in un lungo post – fa io e Manlio ci siamo separati. Dopo un lento ma inesorabile cambiamento del nostro rapporto che non siamo riusciti a fermare, abbiamo deciso di continuare da amici. E da co-genitori. Perché – spiega – anche se io e lui non siamo più una coppia, noi cinque restiamo a tutti gli effetti una famiglia''. IntelligoNews ha sentito su questo il leader del Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi, che ha anche commentato l'arrivo di Irma in Florida e i continui appelli a Dio, nel momento drammatico, da parte di Trump e delle autorità locali.

Claudio e Manlio separati, Adinolfi: ''Non è famiglia. E non c'è mai il punto di vista dei bambini''
Mario Adinolfi
Quale concetto di famiglia resta? Di che famiglia si può parlare?


''Famiglie per me non lo sono mai state. La famiglia ha una definizione precisa e la possiamo desumere dalla Costituzione italiana: società naturale fondata sul matrimonio. In tutta evidenza, e anche per le dichiarazioni rese su Internazionale ad aprile scorso da Claudio Rossi Marcelli l'idea di coppia presente nel mondo omosessuale è diversa, promiscua e poliamorosa. L'articolo cita: il matrimonio omosessuale cambierà quello tradizionale? Traducendo si intende che una formula che prevede promiscuità e poliamorosità debba diventare la formula del matrimonio che conosciamo da migliaia di anni. Il matrimonio è fedeltà, il che è responsabilità. Si dirà, anche le coppie etero sono infedeli, certamente, ma nell'infedeltà costituiscono un tradimento del matrimonio. Non si può immaginare che il matrimonio stesso preveda nella sua radice la possibilità dell'infedeltà, altrimenti distruggiamo con esso il concetto di famiglia''.

Si può parlare di 'vulnus' nella società basata sulla soggettività, sulla esclusiva ricerca della felicità?

''Certamente. In tutti gli articoli che si possono leggere sui giornali non si trova mai, se ci fate caso, il punto di vista dei poveri bambini. Ci sono tre bambini che sono stati acquistati a cui è stato negato, al momento della nascita e cioè quello più delicato in assoluto, il rapporto con la fisicità materna, che è un elemento fondamentale della vita dell'essere umano. Da cui un trauma enorme per loro. Poiché due sono figli biologici e giuridici di un compagno, mentre uno di un altro compagno, si troveranno anche divisi nella dimensione di fraternità, perché i tre sono fratelli, e non lo sono in virtù del rapporto omosessuale dei loro cosiddetti genitori, ma perché sono figli della stessa madre, hanno tutti e tre lo stesso patrimonio genetico''.

Chiudiamo facendo un passaggio in Florida, dove l'uragano Irma è arrivato: la colpisce il rivolgersi continuo del governatore, di Trump e di altre cariche pubbliche a Dio? In una società, peraltro, come quella americana.

''Molto, perché evidenzia una capacità di entrare in sintonia con il bisogno radicale di una popolazione colpita: e quando parlo di bisogno radicale intendo il bisogno di radice nel momento in cui il vento e gli uragani sembrano spazzare via ogni possibilità di radice. Lo trovo molto emblematico, oltre che positivo. Il sapersi rapportare con un bisogno radicale di una popolazione sradicata dalle forze della natura lo trovo molto significativo''.

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autore / Stefano Ursi
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