Comunali 2017, “Il centrodestra ora ha due strade”: parla Fabrizio Di Stefano (FI).

12 giugno 2017 ore 13:15, intelligo
Il centrodestra unito sembra aver superato il banco di prova delle amministrative con una coalizione unita, compatta, coesa. Una coalizione che, unendo le forze, ha dato prova di saper essere competitiva, e di poter tornare nell’emiciclo del “voto utile”. Anche l’Abruzzo ha visto i benefici di questo dialogo, con risultati apprezzabili e di cui tener conto. A pensarlo è Fabrizio Di Stefano, deputato forzista abruzzese che, all’indomani delle amministrative, intervistato da IntelligoNews sprona il centrodestra ad un ritorno al dialogo, escludendo personalismi, ma mette anche in guardia da chi pensa di aver arginato il Movimento 5 Stelle prima di aver ben chiara la legge elettorale.
Comunali 2017, “Il centrodestra ora ha due strade”: parla Fabrizio Di Stefano (FI).

Dopo le amministrative, il centrodestra risulta un progetto vincente se unito, ma la legge elettorale avrà un ruolo fondamentale. Di Stefano, qual è la sua analisi del voto e quali prospettive?
"Il centrodestra se compatto e coeso è competitivo, vincente, questo però va di pari passo con la legge elettorale con la quale si andrà al voto. È evidente che la legge elettorale la decide chi ha i numeri, quindi al momento il PD. In questo frangente politico, nel panorama del centrosinistra, Renzi ha grosse difficoltà nel fare alleanze più a sinistra. Infatti lui non avrà nessun interesse nel mandare avanti una riforma elettorale che privilegi le coalizioni ma vorrà una legge elettorale che premi la lista a discapito delle coalizioni. Il centrodestra dovrà quindi scegliere se voler rinunciare ai simboli attuali e convergere su un simbolo unico, come avvenuto in passato con il polo della libertà e poi la casa della libertà, oppure se giocare una partita proporzionalista e vedere cosa accade”.

Salvini si sarà fatto anche lui un’idea…
“I toni utilizzati finora da Salvini non aiutano e rendono difficile un accordo: dire che il centrodestra vince solo se è lui a fare da traino, guardando ai risultati del Nord, non è un’analisi giusta. Prendiamo l’esempio di Verona, il centrodestra ha un voto forte e quindi arriva al ballottaggio lo stesso. Per avere l’unità occorre la concordia, come diceva Sallustio: “Con la concordia crescono le piccole fortune, con la discordia vanno in rovina le più grandi”.

Calo Movimento 5 Stelle: hanno giocato l’effetto delle amministrazioni Raggi-Appendino così come lo scarso radicamento dei grillini sui territori? 
“La prova di Roma e Torino ha sicuramente avuto un ruolo importante, ma c’è di più. Fino a quando questo movimento si nasconde dietro un simbolo o dietro la proiezione telematica di Grillo-Casaleggio ha una forza, nel momento in cui mette in campo le facce dei suoi esponenti, questa forza si riduce enormemente. In questa tornata elettorale è venuta fuori la scarsa competitività dei candidati del Movimento 5 Stelle: nelle città di piccole e medie dimensioni nelle quali si è andati al voto, dove il candidato era conosciuto, e quindi si poteva apprezzarlo o no facilmente, è venuta fuori la scarsa competitività dei Cinque Stelle. Per il resto, dipende molto dalla legge elettorale. Non è un caso che fino a quando era in vita il modello tedesco, il punto essenziale della loro riforma è stato il voto disgiunto tra candidato del collegio e lista collegata poiché consapevoli che in un collegio di 150-200.000 abitanti collegare il voto del candidato territoriale e la lista sarebbe stato per loro penalizzante. Se ci sarà una legge che farà nascondere i candidati per far apparire i simboli, questo tonfo sarà attutito, se la legge elettorale imporrà ai partiti di esporre le facce dei propri esponenti, i Cinque Stelle pagheranno questo gap anche alle politiche”.

Come è andata nel suo Abruzzo? 
“In Abruzzo il centrodestra ha mostrato di essere competitivo, guardiamo all’Aquila ma anche ad Avezzano. Addirittura, laddove è amministrato bene e da persone di qualità e di spessore come a San Salvo, città tradizionalmente di sinistra, il sindaco uscente Tiziana Magnacca ha stravinto al primo turno contro tre candidati sindaco. Laddove si è andato con due candidati di centrodestra, il dato è stato negativo, risultato che avremmo dovuto andare uniti.  È il caso di Ortona: avremmo potuto raggiungere il ballottaggio, così come ad Atessa e avremmo vinto, invece abbiamo consegnato la vittoria all’ex volto televisivo del tg1 Guido Borrelli. Anche in Abruzzo, il risultato dei Cinque Stelle è stato minimo. È evidente che oggi la gente premi non solo i partiti e la loro immagine, ma soprattutto le personalità scese in campo e la capacità di stare insieme”. 

In virtù di quanto accaduto, e di quanto detto finora, qual è il messaggio che sente di voler lanciare ai leader del centrodestra?
“ Ritengo che il centrodestra debba  ripartire da valori condivisi, in particolare dalla coerenza: bisogna capire se è quello che vuole vincere o quello che vuole far vincere solo la sua parte e aumentare il numero dei parlamentari. E capire chi lavora per la vittoria e chi per altri obiettivi. In questo centrodestra manca la capacità di trovare momenti e protagonisti che abbiano capacità di mediazione, come quelle che hanno messo insieme le anime del centrodestra in passato portandolo alla vittoria.  Se si presenta coerentemente unito, mettendo in campo persone in possesso di forte presentabilità e di spessore, come ce ne sono tante, si vince. Se non presenta candidature di qualità l’elettorato lo punisce."

di Sofia Nacchia

#Amministrative2017 #Centrodestra #Coalizione

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