Legge elettorale, G.Chiesa: "Perché ero in piazza coi grillini ma non voto M5S"

12 ottobre 2017 ore 13:32, Americo Mascarucci
C'era anche il giornalista Giulietto Chiesa ieri nella piazza del Movimento 5Stelle convocata contro la nuova legge elettorale, il Rosatellum Bis e la decisione del Governo Gentiloni di porre il voto di fiducia. Su Twitter qualcuno ha ironizzato, fino ad addebitare la presenza di Chiesa alla manifestazione come il segno di una nostalgia per i tempi di Radio Liberty. Intelligonews lo ha contattato per comprendere i motivi che lo hanno spinto a partecipare alla manifestazione, nonostante Chiesa abbia mosso negli ultimi tempi critiche tanto al Movimento che al suo leader Luigi Di Maio.
Legge elettorale, G.Chiesa: 'Perché ero in piazza coi grillini ma non voto M5S'

Come risponde a chi l'accusa oggi di scendere in piazza per nostalgia verso l'epoca di Radio Liberty?

"Rispondo che quarant'anni fa la situazione era molto diversa, sono stato intervistato da centinaia di radio diverse, da tutte le radio russe e due volte dalla CNN. Era un'altra epoca. Ero un comunista pubblico e come tale venivo interpellato da emittenti di diverso orientamento politico. Facevo il mio lavoro di giornalista, quindi non capisco cosa c'entri Radio Liberty con la mia partecipazione alla manifestazione di ieri"

Perché ci è andato?

"Perché condividevo la protesta contro il ricorso alla fiducia e il tentativo di forzare le scelte del Parlamento. Poi in secondo luogo ritengo questa legge elettorale anticostituzionale, perché ancora una volta viola i principi fondamentali della democrazia, creando le condizioni perché in Italia chi governa resti al potere".

Lei però è un uomo di sinistra. Cosa c'è di sinistra nel M5S?

"Ancora con questa storia! Io non mi ritengo un uomo di sinistra. In quella piazza c'era tantissima gente diversa, bandiere diverse, sentimenti diversi. Ho stretto la mano a centinaia di persone e ognuno era diversa dall'altra. C'erano tantissimi militanti del M5S, ma anche tanti militanti di sinistra. Continuare a parlare di riunificazione della sinistra non soltanto per me è inutile ma anche dannoso per ogni prospettiva di rinnovamento democratico del Paese. Questo perché la sinistra è una parte del Paese ma la Costituzione non l'ha fatta la sinistra, ma la convergenza di partiti e di ideali differenti che sulla base della lotto antifascista si sono uniti in un progetto comune. Oggi parlare di sinistra non unisce, ma divide. Io mi sento un democratico costituzionale che vuole il rispetto della Costituzione".

Forse perché il suo passato di comunista la fa percepire come uomo di sinistra?

"Ho lavorato dieci anni all'Unità e poi a La Stampa. Ho lavorato su giornali diversi, ho parlato a radio diverse. Se ho qualche nostalgia è per gli anni in cui lavoravo all'Unità e questo perchè sono stato più libero di quanto non lo sia stato altrove. Oggi sono ancora comunista, perché se è vero che è morto il Partito comunista non sono certamente morti gli ideali di libertà e di giustizia in cui ho sempre creduto. Per me essere comunista significa essere libero di dire ciò che penso, in una parola significa essere sincero".

Il M5S ha però scelto Luigi di Maio come leader, lei più volte in passato ha mosso verso di lui delle critiche. Cosa è cambiato?

"Non è cambiato nulla. Io non voterò di Maio che non considero affatto un buon leader in quanto portatore di idee sbagliate e contraddittorie. Ho votato per i 5Stelle quando li percepivo come un movimento innovativo, oggi non li voto più perchè hanno scelto un leader che non ritengo politicamente all'altezza. Ho partecipato ieri alla manifestazione perché ne condivido gli obiettivi. Plaudo ai grillini che hanno convocato la piazza. Ad ogni modo i 5Stelle sono un movimento molto ampio e variegato fatto anche di tanti militanti che credono veramente nel rinnovamento della politica. Il problema purtroppo sta nella classe dirigente, una classe che ritengo inadeguata politicamente a rappresentare questo popolo".  
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