Catalogna, Fusaro: "Puigdemont è un falso rivoluzionario. Come se Lenin..."

12 ottobre 2017 ore 13:09, Americo Mascarucci
Carles Puigdemont ha annunciato che la Catalogna proclamerà l'indipendenza, ma nel contempo si è detto pronto alla trattativa con Madrid. Una posizione decisamente contraddittoria che dimostra ancora una volta di più come il presidente catalano sia in contraddizione con se stesso. Ieri il direttore di Intelligonews Fabio Torriero nel suo editoriale evidenziava come Puigdemont assomigliasse ad un marito che dopo aver divorziato dalla moglie la invitava al dialogo per ricucire il rapporto. Sulla questione abbiamo sentito l'opinione del filosofo Diego Fusaro.
Catalogna, Fusaro: 'Puigdemont è un falso rivoluzionario. Come se Lenin...'

Quante contraddizioni vede nel comportamento di Puigdemont?

"La prima grande contraddizione sta nell'aver annunciato l'indipendenza tendendo la mano al dialogo con Madrid. La Catalogna e il suo presidente per certi versi sono una contraddizione vivente. Se si fa una rivoluzione la si fa e basta, non si tratta con il governo centrale. C'è un'ambiguità strutturale nel dichiarare l'indipendenza per poi ritrattarla dopo due minuti. Poi altra contraddizione, la più vistosa è data dal voler fare la rivoluzione contro l'anti democrazia di Madrid e poi chiedono aiuto all'Unione Europea, l'entità a mio giudizio più anti-democratica del mondo. Vivono una contraddizione permanente che non fa altro che disgregare ulteriormente gli stati nazionali come vogliono i mondialisti. Non è un caso che si parli di un sostegno di Gerorge Soros. Se è vero anche questo, la terza contraddizione sta nel fare una rivoluzione del popolo con i soldi della grande finanza".

Non è che Puigdemont si sta rendendo conto dei negativi effetti mediatici prodotti dalla sua politica con la fuga di imprese e banche e sta cercando di evitare che la situazione degeneri alle estreme conseguenze?

"I rivoluzionari nella storia dell'Occidente, da Robespierre a Lenin, non hanno chiesto il permesso del governo e non sono tornati indietro. Ma stiamo parlando di un personaggio modesto, privo di credibilità e decisamente indegno di essere considerato rivoluzionario".

Ieri il direttore Torriero lo ha paragonato ad un marito che dopo aver divorziato dalla moglie la invita a parlare per ricucire il rapporto. Condivide?

"Si, il paragone è efficace nella sfera etica familiare. Per ciò che riguarda invece la sfera etica dello Stato direi che è come se Lenin dopo aver preso il Palazzo d'inverno chiedesse scusa, dichiarasse di aver sbagliato e chiedesse di trattare con lo zar. Farebbe ridere se non ci fosse da piangere. Ma Lenin era un grande politico, il signor Puigdemont come già detto è uomo di caratura politico molto modesta. E mi fermo qui".

Ma si può  parlare di rivoluzione nel momento in cui a farla sono i ricchi per continuare ad essere tali e a non dividere con altri le proprie ricchezze come nel caso dei catalani?

"Non ha senso. Le rivoluzioni si fanno contro le ingiustizie e le tirannie, non per difendere e conservare privilegi. Le vere rivoluzioni come direbbe Hegel sono quelle in cui l'umanità si ribella a ciò che limita le libertà. In questo caso siamo in presenza di una rivolta che giova ai ricchi e che poveri della sinistra appoggiano accettando di essere gli utili idioti della destra del denaro".  

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