Molestie Weinstein, Crepet: "E' violenza psicologica. Ma denunciare dopo 30 anni è scorretto"

13 ottobre 2017 ore 12:13, Andrea Barcariol
Si ingrandisce di ora in ora lo scandalo che ha visto protagonista il noto produttore di Hollywood Harvey Weinstein. Sono sempre di più le star che sembrano coinvolte ed escono allo scoperto per denunciare le pesanti pressioni sessuali subite dal produttore, ora cacciato dagli studios e abbandonato dalla moglie. Su questa vicenda IntelligoNews ha intervistato lo psichiatra Paolo Crepet.

Molestie Weinstein, Crepet: 'E' violenza psicologica. Ma denunciare dopo 30 anni è scorretto'
Secondo lei in riferimento alla vicenda Weinstein si può parlare di violenza psicologica, stupro, ricatto sessuale, soggezione?


"La violenza sessuale è un'altra cosa, credo che ci sia una violenza psicologica che non è di minor conto ma è diversa".

Asia Argento ha detto che solo in Italia si sente considerata "colpevole per il proprio stupro", ma anche tante donne, come Selvaggia Lucarelli o Vladimir Luxuria hanno sottolineato il ritardo nel denunciare l'episodio. Qual è la sua opinione?

"Non capisco perché ci abbia messo così tanto per dire quelle cose. Ha parlato ora che è venuto fuori tutto. Credo che ci sia un problema di tempistica anche se nulla toglie a quello che sicuramente è successo. L'unica prova però è ciò che dice lei. Capisce che tutto questo in un tribunale, che non sia quello mediatico, non varrebbe nulla. Fermo restando l'orrore per quanto successo, in generale se uno mi accusasse di una cosa commessa 30 anni fa io lo troverei molto scorretto. perché intanto lo verrebbe a sapere tutto il mondo e sarei già condannato a priori. L'ultima cosa al mondo che voglio è difendere quel produttore, ma penso a tanti casi analoghi che potrebbero uscire, ad esempio a un padre che viene accusato di aver abusato della figlia 20 anni dopo e intanto è sputt...".

Leggendo i commenti sui social c'è anche una spaccatura nell'universo femminile tra chi denuncia una mancata solidarietà tra donne e chi invece sottolinea come le attrici avessero l'opportunità di rifiutare le avances. Cosa ne pensa?

"Il discorso secondo me non è così complicato, io ho conosciuto tante donne che vivono in ambienti maschili, il mondo del lavoro è per 2/3 maschile. A una donna carina spesso si presenta questo problema. Ho conosciuto tante donne che hanno preferito non fare una grande carriera per non sottomettersi. Io sto dalla loro parte, dalla parte di chi denuncia subito, di chi ha coraggio. E' appena uscito un mio libro che si chiama proprio Il Coraggio, credo che in queste situazioni sia quantomai necessario".

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