Suicida per 10 gr di hashish dopo perquisizione, Meluzzi: "Tendenza a sottovalutare rischi e problema"

14 febbraio 2017 ore 11:00, Marta Moriconi
A Lavagna sulla Riviera di Levante una scena drammatica dentro una stanza, davanti al papà, alla mamma e a un finanziere. Uno studente di 16 anni, fermato dopo essere stato trovato in mattinata con un piccolo quantitativo di hashish, 10 grammi, si butta dal balcone dopo aver aperto la portafinestra. Muore così, un volo dal terzo piano e i soccorsi che ne accertano il decesso. Abbiamo intervistato lo psichiatra Alessandro Meluzzi, per scavare dentro l'animo di un ragazzo tanto fragile e tanto sconvolto e dietro quell'uso di cannabis che accomuna tanti giovani. 
Suicida per 10 gr di hashish dopo perquisizione, Meluzzi: 'Tendenza a sottovalutare rischi e problema'
Professore una terribile tragedia quella del ragazzo suicida per 10 grammi di hashish trovati a casa. Cosa può averlo spinto a un gesto così definitivo? 
"Ha avuto una reazione abnorme rispetto a una situazione molto traumatica per un giovane ragazzo. Quello che poteva apparirgli del tutto innocuo e irrilevante è in realtà una grave violazione della legge. E quindi questo fa parte anche di una naturale fragilità del mondo adolescenziale, che per sua stessa struttura non può non avere delle reazioni acute di fronte a fatti emotivi. Quindi ahimè è successo qualcosa di drammatico, ma io non vedo colpe oggettive da parte di nessuno, né degli agenti che hanno fatto ciò che dovevano fare, né della famiglia che è una vittima, né da parte del ragazzo che si è trovato in una situazione più imprevedibile e più grande di lui". 

A chi sul web critica la decisione di procedere a una perquisizione per trovare alla fine "solo" di 10 grammi di hashish cosa risponde? 
"Non so quanti fossero i grammi che c'erano in casa e che deteneva in quel momento specifico, certamente gli agenti di polizia si sono comportati nell'unico modo che potevano fare rispetto a leggi e regolamenti. D'altra parte la detenzione di sostanze è di per sè qualche cosa che non poteva non essere segnalato. Che altro poteva essere fatto se non accertare un reato?". 

Ora per i genitori si tratta di un dramma nel dramma. Come aiutarli? 
"I genitori sono in una sofferenza assoluta, e noi dobbiamo metterci in silenzio e con rispetto di fronte a questa tragedia. Mi pare che tra l'altro la prima reazione della madre sia stata quella di dire che le forze dell'ordine non avevano commesso nessun errore specifico in termini di prudenza né di delicatezza, e che comunque la cosa importante è combattere anche coloro che avevano dato queste sostanze per la prima volta a suo figlio, cosa che in famiglia forse era passata del tutto inosservata. C'è una tendenza a sottovalutare il rischio che dentro le scuole penetrino queste sostanze pericolose come anche la cocaina, le pillole, le sostanze sintetiche. Dobbiamo diffondere la cultura dell'ascolto dei genitori e degli insegnanti e anche una cultura della saggezza nei ragazzi che devono sapere che non si tratta di bazzecole, che non è vero che una canna non farà mai male a nessuno perché non è vero!". 

Un genitore come può riconoscere che suo figlio ha questo tipo di problemi? 
"Chi assume cannabinolo tende a diventare svogliato, c'è un crollo del rendimento scolastico, c'è una certa tendenza alla chiusura, fino al limite dell'inebetimento, ci sono sei cambiamenti di carattere e nell'umore che possono essere colti se c'è una capacità di ascolto adeguata. Ma in quante famiglie c'è questa capacità e voglia di mettere a disposizione attenzione, tempo, emotività? Non per colpevolizzare nessuno, ma ci si parla davvero troppo poco, e si ascolta troppo poco".

Cosa è necessario nel momento in cui si capisce che il proprio figlio ha un problema con le canne?
"Bisogna avere la capacità di individuare i tecnici competenti che sappiano indagare i veri bisogni del ragazzo a cui cerca di dare una risposta sbagliata". 
 
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