Obbligo vaccini, Prof. Aiuti (virologo): “Zaia bravo, ma stavolta sbagli. Ecco perchè”

14 giugno 2017 ore 15:31, Stefano Ursi
Non accenna a placarsi il dibattito sulle vaccinazioni obbligatorie. Si aggiunge in queste ore la decisione della giunta regionale del Veneto, che ha dato mandato all'Avvocatura di impugnare davanti alla Corte Costituzionale il decreto del Governo che introduce l'obbligo vaccinale Così il presidente Luca Zaia: "Il Veneto, che non ha l'obbligo vaccinale, così come 15 Paesi europei importanti (dalla Germania alla Spagna, dal Regno Unito ai Paesi del nord Europa), ed è l'unica regione ad avere un'anagrafe vaccinale digitale, ha dimostrato, con una performance del 92,6%, che non è l'obbligo a risolvere il problema, quanto il dialogo con le mamme e le famiglie. Le multe, per di più, sono sperequative, dicendo in pratica che chi ha 7500 euro da spendere può rifiutare il vaccino e chi non li ha no. La nostra preoccupazione è che l'effetto della coercizione crei un abbandono più che fisiologico della vaccinazione. E non agiamo certo per soldi, ma per una questione di principio". ''Non mettiamo assolutamente in discussione i vaccini - ha chiarito Zaia -, ma alcuni aspetti del decreto". IntelligoNews ha sentito su questo il professor Aiuti, virologo.
Obbligo vaccini, Prof. Aiuti (virologo): “Zaia bravo, ma stavolta sbagli. Ecco perchè”

Che pensa della decisione di Zaia?


''Zaia è una brava persona, un buon amministratore ma penso che in questo caso sbaglia: il problema è che ha avuto delle cattive informazioni dal suo assessore alla Sanità, che già da alcuni anni aveva tolto l'obbligo delle quattro vaccinazioni che c'erano, ritenendo di non dover partecipare alla decisione del Ministro della Salute italiano. Sbaglia perché anche se il tasso vaccinale del Veneto è molto vicino a quello ideale rispetto ad altre regioni, non è del tutto così, perché ad esempio sul vaccino contro la varicella sono molto lontani in percentuale dai numeri ideali: non tiene conto del fatto che il Veneto è una regione italiana e quindi se non si vaccinano tre, quattro milioni di italiani viene a mancare il fenomeno chiamato di 'immunizzazione di gregge'. Il vaccino lo devono fare tutti nell'interesse di tutti, perché se una parte di italiani non lo fa ricominciano le epidemie e a venire colpite, in maniera molto grave, sono soprattutto le persone immunosoppresse, che trenta o quaranta anni fa non erano così tante: ci sono gli anziani, coloro che fanno terapie a base di cortisone, chi ha subito un trapianto. Queste fasce rimangono indifese, quindi si tratta di una decisione egoistica quella di dire io faccio da solo e non penso agli altri. È una decisione che non può essere presa autonomamente e spero che la Corte Costituzionale respinga il ricorso di Zaia''.

Lo strumento dell'obbligo può essere efficace per l'immunità di gregge?

''Assolutamente sì, perché ci saranno sempre dei non vaccinati ma in una percentuale mai superiore al 5/7%; chiaramente persone che hanno allergie ai farmaci o agli antibiotici che sono contenuti nei vaccini, oppure che hanno delle patologie gravi per cui non possono essere vaccinate ci saranno sempre, ma mai in un tasso superiore a quello che dicevo. Quando una nazione ha raggiunto il 92/94% per tutti i vaccini può permettersi anche un domani di togliere di nuovo la vaccinazione obbligatoria''.

Libertà personale di scegliere e salute pubblica: come si conciliano i due principi?

''Le regole civili dicono che quando si vive in una società si deve rinunciare a qualche libertà individuale per l'interesse della comunità collettiva. Questo vale, ovviamente, non solo per le vaccinazioni ma anche per alcuni vizi, come ad esempio vietare la vendita di bottiglie di vetro in determinati contesti, il non potersi ubriacare in mezzo alla gente perché c'è il rischio di salire in macchina e fare del male alle persone, non poter guidare in città a cento all'ora. O penso, ancora, alle telecamere che controllano ormai ogni luogo: anche quello viola la libertà personale perché magari voglio passeggiare senza essere visto, ma nella comunità questi divieti vanno rispettati. Mi dispiace che Zaia abbia sposato la causa del suo assessore alla Sanità, che già dieci anni fa aveva tolto i vaccini, prima e unica regione italiana. Pensi che il tasso vaccinale più basso in Italia, prima di quest'obbligo, era quello della provincia di Bolzano: avevano delle percentuali di alcune vaccinazioni, ad esempio della varicella, che erano la metà di quella della Sicilia''.

Molti hanno dubbi sugli effetti di 12 vaccini su bambini.

''Il rischio zero chiaramente non esiste, ma possiamo dire semplicemente che nella vaccinazione in confronto alla malattia naturale che, senza vaccino, si prende è di gran lunga inferiore: parliamo di un caso su un milione per alcuni vaccini. Quello della varicella, per esempio, non si può fare a tutti e ci sono delle restrizioni perché può dare delle complicanze, ma gli altri hanno un rischio molto inferiore. Il morbillo, se uno se lo prende, c'è rischio a cinquemila di prendere la polmonite, diecimila dell'otite o dell'encefalite, mentre con la vaccinazione siamo a un milione. Certo vaccinando un milione di persone circa ogni anno, ci saranno uno o due casi di reazioni avverse anche gravi, ma questo è un prezzo che dobbiamo pagare, purtroppo, per evitare che ci siano i danni della malattia naturale. Il fatto poi che alcune nazioni come Germania o Inghilterra, come dice Zaia, non abbiano fatto ricorso a vaccinazione obbligatoria è dato dal fatto che lì il tasso vaccinale raggiunge quel 92/93% che c'era prima anche in Italia. L'alternativa c'è e sono grosse campagne di vaccinazione che però sono molto costose. Ma anche negli Usa e in Inghilterra ci sono state epidemie di morbillo che hanno richiesto in alcune regioni di riprendere le vaccinazioni obbligatorie''.

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autore / Stefano Ursi
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