Pochi giovani donatori, Bovalino (sociologo): "Disillusi ormai e non dà like"

14 giugno 2017 ore 13:41, intelligo
Oggi è il “World Blood Donor Day”, la giornata mondiale dei donatori di sangue, voluta dall’Organizzazione mondiale della Sanità. In occasione di questa ricorrenza, giunta al quattordicesimo anno di età, il Centro Direzionale Sangue ha tracciato un bilancio in merito alle donazioni. Questo ha dato la possibilità di osservare la scarsa presenza dei giovani alle donazioni. Per analizzare il fenomeno, Intelligonews ha chiesto delucidazioni a Nuccio Bovalino, sociologo e ricercatore del Ceaq dell’università Sorbonne, a Parigi.
Pochi giovani donatori, Bovalino (sociologo): 'Disillusi ormai e non dà like'

Scarsa consistenza di donatori tra i 18 e i 35 anni. Come potrebbe essere spiegato questo fenomeno?

"Per dare una lettura di questo fenomeno bisognerebbe concentrarsi su una caratteristica del nostro tempo: la disillusione. Nei giovani c’è la presa di coscienza di non riuscire più a incidere sul mondo, una sorta di sentimento di impotenza. Questo si sposa con la mancata capacità di guardare al sacrificio, manca la cultura dell’impegno finalizzato a migliorare il proprio vissuto, quello della propria collettività. Quindi donare il sangue viene visto, paradossalmente, come un gesto che non incide nella catastrofe generale che appare agli occhi di questa generazione. Incapacità di donare qualcosa agli altri, qualcosa che dia loro in cambia l’emozione immediata e istantanea di un like o una forma di riconoscimento “social”. I giovani hanno trovato rifugio in paradisi artificiali che mettono in evidenza l’impotenza di questa generazione dinanzi alle difficoltà della vita e preferiscono mettere in mostra se stessi su instagram e i social, perché non hanno un reale contatto con la parte più intima di se stessi". 

Dunque un disimpegno civico dei giovani legato a un dato culturale? 

"I giovani di oggi donano poco il sangue e fanno meno volontariato rispetto a un tempo, appunto perché vedono questa impossibilità di incidere in questa tragedia quotidiana generale che loro vivono; questa è la generazione che sta subendo negatività in maniera maggiore ma donare il sangue sarebbe una di quelle donazioni del volontariato che farebbe parte di quelle microattività quotidiane che dovrebbero arricchire l’esistenza collettività. Invece, in quest’epoca di iper comunicazione, donare il sangue diviene qualcosa a perdere, poiché non porta un guadagno immediato all’autostima di questi ragazzi i quali non riceverebbero nessun piacere perché loro hanno bisogno di rimanere nel circuito dell'esaltazione della propria immagine social. L’urgenza che leggo dopo questa notizia è che bisognerebbe recuperare il valore del tempo e farsi interpreti di quei gesti compiuti per rispondere a un'urgenza interiore, che si rispecchia poi come gesto che incide nella collettività, e che dovrebbe essere un tentativo per colmare i propri vuoti interiori, anziché riempire lo spazio vuoto di una pagina facebook".

di Sofia Nacchia

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