Russiagate, Ferrero (RC): "Trump rischia come Nixon..."

15 giugno 2017 ore 12:50, Andrea Barcariol
Il giorno dopo il 71esimo compleanno è da incubo per Donald Trump, indagato per una possibile ostruzione della giustizia, il reato per cui Richard Nixon si dimise. Secondo quanto rivela il Washington Post: "Il procuratore speciale che guida l'inchiesta sul ruolo della Russia nelle elezioni del 2016 interrogherà alti dirigenti dell'intelligence come parte di una più ampia indagine che ora include l'esame dell'ipotesi se Donald Trump ha tentato di ostruire la giustizia". IntelligoNews ha chiesto a Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista, vice presidente del Partito della Sinistra Europea, il suo punto di vista su quanto sta accadendo negli Stati Uniti.

Russiagate, Ferrero (RC): 'Trump rischia come Nixon...'
Non le sembra che sia in atto un tentativo di far fuori Trump in ogni modo?


"Si tratta di accuse rilevanti che andranno verificate, da questo punto di vista negli Stati Uniti il sistema è efficace, i meccanismi di verifica sono tali e chiarissimi, come fu per Nixon. E' evidente che per l'ipotesi impeachment ci deve essere una parte dei repubblicani che concorda, altrimenti nelle aule non ci saranno mai i voti necessari per far scattare la procedura".

Scommetterebbe sul fatto che Trump riesca a finire il mandato?


"Questo non lo posso sapere perché non so se ci sono state violazioni ed eventualmente la loro gravità. Sul piano politico invece a me interessa che Trump delle cose dette in campagna elettorale stia mantenendo solo quelle contro i migranti e contro l'ambiente. Contro il capitale non c'è nulla, alle aziende che voleva rimanessero negli Stati Uniti regala dei soldi dei contribuenti, così possono fare profitti anche più di prima, e in cambio ottiene qualche migliaia di posti di lavoro, ma sulle regole non è cambiato nulla. E' interessante da notare perché è simile a quanto accaduto con la May e la Brexit in Gran Bretagna. Qualcuno nei mesi scorso aveva parlato di tendenza antiliberista di destra ma invece non c'è, c'è solo una tendenza reazionaria di destra".

Alcuni sostengono che lo scoop del Washington Post abbia come mandati le lobby economiche?

"Parliamo di un sistema di interessi diversi ed è normale che chi ce l'ha con Trump tenti di dargli battaglia politica. Questo è scontato, è sicuro, non ci sono dubbi. Il punto sono le motivazioni, le accuse che vengono fuori sono vere o false? Questo è il punto che è tutto da verificare, ma qualcosa ci potrebbe essere, che Trump sia pieno di soldi e disinvolto anche nell'utilizzare la sua posizione per farne altri mi sembra evidente".

Non crede che dopo l'elezione di Trump si sia generato un clima di terrorismo democratico, dalle manifestazioni post voto all'episodio di ieri con un'attivista che ha sparato a un deputato repubblicato?

"I pazzi ci sono ovunque, anche Kennedy è stato assassinato, in una fase di grande consenso, penso che le manifestazioni siano il contrario dello sparare, quando uno va in piazza e manifesta vuol dire che fa la democrazia, è quando uno si nasconde e spara di nascosto che fa il contrario della democrazia".

Ovviamente mi riferivo a manifestazioni violente come accaduto a New York e in California.


"Si però il terrorismo è il contrario della partecipazione popolare. Il terrorismo tende a sostituire la partecipazione popolare e a distruggerla, lo si è visto negli anni 70 in Italia. Le manifestazioni sono un antidoto contro il terrorismo".


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