Servizio civile obbligatorio, lo psichiatra Meluzzi: "Leva militare aiuterebbe molto questi giovani"

15 maggio 2017 ore 13:00, Stefano Ursi
L'idea è stata lanciata dalla titolare del dicastero della Difesa, Roberta Pinotti a Treviso, nel corso della novantesima adunata nazionale degli alpini: creare una forma di servizio civile obbligatorio per i giovani da utilizzare in ambito di sicurezza sociale: ''Un momento unificante, non più solo nelle forze armate – ha detto ai cronisti prima della manifestazione – ma con un servizio civile in cui i giovani possono scegliere dove meglio esercitarlo, è un filone di ragionamento che dobbiamo cominciare ad avere''. Ovviamente il dibattito si è subito aperto e ha visto la divisione fra chi ritiene che sarebbe un altro anno perso per i giovani che cercano lavoro e chi, invece, pensa che un anno fuori casa farebbe bene, come esperienza di vita, ai giovani italiani. Su questo IntelligoNews ha sentito Alessandro Meluzzi, psichiatra e criminologo: ''Più che servizio civile obbligatorio servirebbe il ripristino della leva obbligatoria: bisogna ripristinare un tessuto democratico, repubblicano, civile e anche militare di cui alle nostre latitudini si è persa, purtroppo, anche la memoria''.

Servizio civile obbligatorio, lo psichiatra Meluzzi: 'Leva militare aiuterebbe molto questi giovani'
Alessandro Meluzzi
Roberta Pinotti ha detto che si sta pensando all'istituzione di un anno di servizio civile obbligatorio. L'opinione pubblica, specie sul web, si divide: chi dice che farebbe bene ai giovani un anno fuori casa, chi invece dice che sarebbe un altro anno perso. Lei come la pensa?

''Più che servizio civile obbligatorio servirebbe il ripristino della leva obbligatoria, per due ordini di ragioni: innanzitutto per una questione di educazione civile e democratica alla relazione di gruppo e alla difesa patria. Di fronte ad una società come quella verso la quale ci stiamo avviando, che assomiglia sempre di più a quella israeliana, disporre di una leva di massa è a anche un fattore che come in Svizzera consente la creazione di una guardia nazionale permanente sul territorio, la quale rese il Paese elvetico poco invadibile dalla Wehrmacht, e garantisce in questioni come quella del presunto Igor il russo, che non è né Igor né russo, un controllo del territorio completamente diverso da quello che può essere offerto, per esempio, anche dal Battaglione Tuscania dei Carabinieri. Dunque una guardia nazionale diffusa di cittadini, che vengono richiamati periodicamente alle armi per il ri-addestramento e che detengono le armi in casa, come unico fattore di protezione in un territorio dove beni, benessere, case e incolumità delle persone dovrà essere sempre di più affidato ad una dimensione di questo tipo. Secondo, disporre di un gruppo di terzo settore per assistenza agli anziani, per fare gli OS nelle case di riposo o per presidiare i parchi può essere utilissimo ma deve essere affiancato anche ad altre ipotesi, o almeno devono essere offerte entrambe le opzioni. Credo, in generale, che questo rappresenti in tema di welfare un tentativo di risparmio di spesa pubblica che forse non è neppure inutile, ma considero davvero essenziale il ripristino della leva militare obbligatoria: si è rivelato indispensabile in Svizzera piuttosto che in Israele, lo sarà anche in un Paese come l'Italia malamente multietnicizzata e multiculturalizzata, in cui la percezione della sicurezza fra i cittadini scende ogni minuto''.

Secondo la sua esperienza nella leva si da o si riceve di più?

''Si dà e si riceve. Si impara a stare con gli altri, il gusto dell'orgoglio e dell'identità, civile e democratica repubblicana nazionale, si imparano la disciplina e anche un uso corretto delle armi; la prima obiezione che viene fatta in questo dibattito serrato sulla legittima difesa è l'incompetenza di coloro che devono difendersi. Io dico che in un manuale per 'vittime perbene', che stiamo scrivendo con un alto ufficiale dei Carabinieri, questa questione diventa fondamentale; una certa capacità nell'autodifesa dei propri beni sia uno dei requisiti del cittadino del futuro, perché non si può pensare di delegare interamente ad una Polizia totalmente pagata dai contribuenti la difesa di territori che diventeranno sempre più insicuri''.

Un'idea di questo genere, secondo Lei, non è sintomo di una politica un po' confusa, che tenta di ripristinare qualcosa che c'era ma in modo diverso?

''In questo revocare di volta in volta, in maniera occasionale, un'ipotesi piuttosto che un'altra, io penso ci sia un'unica idea guida da seguire: bisogna ripristinare un tessuto democratico, repubblicano, civile e anche militare di cui alle nostre latitudini si è persa, purtroppo, anche la memoria. Ma siccome l'Italia si sta progressivamente 'israelizzando', e credo che questa cosa qualcuno l'abbia voluta, ci deve anche essere di conseguenza la capacità di comportarsi come gli svizzeri e come appunto gli israeliani di fronte ad una società che rischia di divenire un caos privo di ogni controllo''.

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autore / Stefano Ursi
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