Suicidio Lavagna, lo psichiatra Crepet: "I nostri 'sì' hanno fallito. Antiproibizionisti? Iene"

16 febbraio 2017 ore 16:21, Adriano Scianca
Gli antiproibizionisti? Si credono "intelligentoni" ma in realtà sono solo "iene". Ne è convinto lo psichiatra Paolo Crepet, che, parlando con IntelligoNews, così commenta la vicenda del suicida di Lavagna: "Il problema è un modello educativo che è totalmente fallito".

Secondo lei la madre ha fatto bene a chiamare la Guardia di Finanza?

«È difficile entrare nel merito del comportamento di una madre evidentemente disperata. E non credo che lo fosse perché suo figlio facesse uso di canne, credo che il discorso fosse molto più generale. Probabilmente aveva perso la connessione con il figlio e le canne erano solo un sintomo. Della perduta comunicazione. Cosa si fa in quei casi? Si cerca di non arrivare all'ultima spiaggia, cosa che purtroppo in questo caso è avvenuto. Ma il problema è un modello educativo che è totalmente fallito, basato su tutti “sì”, su tutti permessi, su tutti condoni». 

Suicidio Lavagna, lo psichiatra Crepet: 'I nostri 'sì' hanno fallito. Antiproibizionisti? Iene'

Il caso ha generato un forte dibattito.

«Sì, sono emersi i soliti intelligentoni dell'antiproibizionismo. Ma arrivare a pensare che se non ci fosse stata una legge che proibiva gli spinelli oggi questo ragazzo sarebbe in mezzo a noi significa offendere l'intelligenza di quel ragazzo che non c'è più».

E allora qual è il problema?

«Ci sono migliaia di genitori che sullo spinello hanno sbracato, perché hanno sbracato su tutto. Non si riesce a dire un “no” che sia un “no”. Se c'è un insegnante poco poco severo lo facciamo mandar via. È un Paese dal midollo spezzato». 

C'è anche una fragilità generazionale, forse?

«Sì, c'è una fragilità generazionale e noi ci mettiamo alla finestra, lo guardiamo, in fondo ci fa anche comodo, dato che i giovani  non si farebbero sfruttare se non fossero fragili. L'unica cosa che riusciamo a dire è “spinello libero”, così non ci dobbiamo più pensare. Vorrei sapere da quelli che ora vogliono legalizzare la cannabis che cosa sarebbe cambiato con quella legge. Stiamo parlando di iene che si accaniscono su un cadavere appena morto. Complimenti a loro».

È possibile che quel ragazzo scontasse un suo scollamento dalla realtà che prescinde o è legato alla cannabis? 

«Un ragazzo non si toglie la vita perché ha preso un 4 a scuola o perché la Guardia di Finanza gli fa una perquisizione in casa o perché l'ha lasciato la ragazza. Questa è un'offesa all'intelligenza della gioventù. Nessuno si toglie la vita per questo, sono solo le gocce che fanno traboccare il vaso. Vogliamo occuparci solo della goccia, o cominciamo finalmente ad occuparci del vaso stracolmo? È inutile ora parlare per un altro mese della droga. Perché non ci occupiamo invece di una persona che magari ha avuto tanti problemi di inserimento? Stiamo parlando di un ragazzino adottato. O pensiamo che in questo Paese avere la pelle olivastra non sia un problema? Parliamo di questo, piuttosto».

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