Suicidio Lavagna, Capriccioli (RI): "Madre schiava del proibizionismo, andava informata"

16 febbraio 2017 ore 13:34, Americo Mascarucci
"La tragedia di Lavagna è figlia della cultura proibizionista che tratta da delinquente il tossicodipendente o anche soltanto chi consuma cannabis".
Non ha dubbi Alessandro Capriccioli membro della direzione nazionale dei Radicali italiani e segretario dei Radicali di Roma che con Intelligonews commenta la tragedia del sedicenne che si è tolto la vita dopo essere stato trovato in possesso di dieci grammi di hashish, e le parole della madre che, durante i funerali, ha riferito di aver chiamato lei i Finanzieri che hanno effettuato la perquisizione domiciliare.
Suicidio Lavagna, Capriccioli (RI): 'Madre schiava del proibizionismo, andava informata'

Partiamo dalle parole della madre. Ha fatto bene o no a chiamare i Finanzieri?

"Ritengo che quanto avvenuto sia il prodotto della cultura proibizionista. Il proibizionismo contribuisce a creare una mentalità a mio giudizio sbagliata secondo la quale il tossicodipendente è un delinquente e chi si fa le canne è un tossico. Una mentalità che ha contribuito a determinare la tragedia. Se il ragazzino avesse marinato la scuola se la sarebbe probabilmente cavata con uno scappellotto, invece il fatto che detenesse l’hashish per la madre ha costituito una tragedia. Oltre ad una mentalità sbagliata qui ha influito anche una scarsa conoscenza della cannabis e dei suoi effetti. Se la madre ad esempio avesse avuto consapevolezza che gli effetti di una canna sono addirittura più blandi di quelli prodotti da altre sostanze legali come l'alcol e sono ben lontani dalla pericolosità delle droghe pesanti, probabilmente non avrebbe chiamato i Finanzieri, si sarebbe limitata a parlare con il figlio".

Però è anche vero che tanti che consumano droghe pesanti sono partiti con quelle leggere. Forse la madre temeva questo?

"Mi perdoni, ma non sono d'accordo con questo automatismo. Se è vero che molti che consumano eroina in passato hanno iniziato consumando cannabis, non è automatico che chi fuma uno spinello debba necessariamente passare alle droghe pesanti. Tanti che consumano eroina o cocaina hanno cerrtamente consumato anche caffè, ma nessuno si sognerebbe di dire che dal caffè si possa passare all'eroina. Il pericolo secondo me è un altro. Essendo la cannabis illegale, chi vuole comprarla è costretto a rivolgersi allo spacciatore che sicuramente vende anche eroina e cocaina. E' chiaro che poi il pusher avrà tutto l'interesse a far sì che il consumatore di cannabis passi alle droghe pesanti.  Il proibizionismo usa a sua difesa effetti che lui stesso produce" .

C'è chi dice che il ragazzo per compiere un gesto tanto estremo fosse scollegato dalla realtà e che anche il consumo di cannabis contribuirebbe a favorire questa dissociazione

"Non so se il ragazzo fosse scollegato dalla realtà. Io so per certo che la cannabis è consumata da un vastissimo pubblico di persone delle più svariate tendenze sociali. La consumano gli intellettuali e i professionisti, come il disoccupato o l'operaio con la terza media. Non mi pare che tutte queste persone siano scollegate dalla realtà. Poi certo ogni individuo rappresenta un caso a sè: io non so adesso che problemi avesse questo ragazzo, ma so per certo che il suo dramma è stato possibile anche grazie agli effetti del proibizionismo"

Ma veramente la risposta a questo e altri drammi sta nel legalizzare le canne?

"Questo è un caso estremo, ma i danni del proibizionismo sono enormi. Ci sono ragazzi che per una canna finiscono in carcere con tutte le conseguenze che ne derivano in termini psicologioci. Per non parlare dei danni in termini di salute. Oggi i ragazzi che vanno dal pusher ad acquistare l'hashish non sanno cosa comprano, non gli viene rilasciato il bollino di qualità. Nel momento in cui la cannabis fosse legalizzata si acquisterebbe un prodotto certificato di cui si conoscerebbero ingredienti e sicura provenienza. Credo non sia cosa da poco".

 


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