Lavori socialmente utili a rifugiati, Sbai: "Così o schiavi o pagati. Viste immagini inquietanti"

16 gennaio 2017 ore 12:24, Americo Mascarucci
"Ritengo il pacchetto immigrazione del ministro Minniti del tutto impraticabile e sotto certi aspetti discriminatorio nei confronti degli italiani". 
E' tagliente il giudizio di Souad Sbai, giornalista ed esperta di terrorismo internazionale che ad Intelligonews commenta il nuovo piano immigrazione del Viminale.

Il pacchetto di misure predisposto dal ministro Minniti prevede di impiegare i richiedenti asilo in lavori socialmente utili nei Comuni in attesa di ricevere lo status di rifugiati. Anzi, lavorare diventerà una corsia accelerata per raggiungere lo scopo. E' la strada giusta?

Lavori socialmente utili a rifugiati, Sbai: 'Così o schiavi o pagati. Viste immagini inquietanti'
"Non mi risulta che il rifugiato possa lavorare, il ministro Minniti dovrebbe spiegare in quale norma del diritto internazionale troverebbe fondamento questa sua proposta. Persone che sono in attesa di ricevere lo status di rifugiato non possono essere impiegate nel lavoro anche perché poi dovremmo pagarle. A meno che non si voglia trattarle come schiavi".

Infatti proprio il tema della retribuzione sembrerebbe lo scoglio più difficile da superare.

"Ma è evidente. Anche perché non è che le procedure per ottenere lo status si risolvono in una settimana o in un mese. Di norma ci vogliono da uno a tre anni. Quindi queste persone come vivranno nel frattempo? Mi sembra che in questa proposta vi sia tanta ambiguità. Ma poi Minniti non è andato in Libia per sistemare la questione degli sbarchi? Non mi pare sia stata sistemata, visto che gli sbarchi proseguono. Poi vogliamo far lavorare i richiedenti asilo impiegandoli nei lavori socialmente utili quando abbiamo frotte di disoccupati italiani che non vengono né impiegati, né retribuiti socialmente?".

Quindi è sbagliato anche lo spirito della proposta, ossia rendere utili i richiedenti asilo mentre soggiornano in Italia in attesa di essere riconosciuti come rifugiati?

"Va fatta chiarezza e soprattutto vanno velocizzate le procedure per ottenere lo status. Non si possono attendere tre anni per avere una risposta e per sapere se un profugo è davvero scappato dalla Siria oppure è un terrorista venuto qui per ammazzarci. Perché questo è successo. Inutile che ci vengano a dire che i potenziali terroristi sono comunque una piccolissima parte dei profughi che sbarcano sulle nostre coste. Anche ce ne fosse uno su mille, e voglio essere generosa, è comunque gravissimo. Il ministro Minniti deve essere in grado entro un tempo massimo di un mese di dirci se un rifugiato è davvero fuggito dalla guerra, oppure è arrivato qui da Paesi dove la guerra non c'è, vedi il Pakistan o il Senegal, e per ragioni che nulla hanno a che vedere con l'accoglienza verso chi soffre. Qui non arrivano né siriani, né libici. La situazione è drammatica. Ho visto immagini di immigrati che attaccano una Prefettura senza che i dirigenti politici dicano nulla. Gli italiani non hanno mai attaccato la Polizia per entrare in una Prefettura. Gli immigrati lo fanno e i signori del Governo ci dicono che la situazione è sotto controllo. Ma dove?".

Anche il Papa però è tornato a chiedere gesti concreti per favorire l'accoglienza dei migranti.

"A tutte le persone che si preoccupano dei migranti consiglierei di andare a parlare con i disoccupati italiani. Se trovi i soldi per far lavorare i rifugiati prima devi far lavorare gli italiani visto che oggi sono proprio gli italiani ad essere discriminati nel lavoro, negli alloggi ecc. Bambini al freddo nelle scuole, padri di famiglia che vivono in automobile, i terremotati al gelo nelle tende. Nelle carceri abbiamo i terroristi più pericolosi e non abbiamo traduttori, né personale adatto ad affrontare certe situazioni. Il Papa ha detto che bisogna occuparsi dei minori non accompagnati. Ha ragione, perché posso dire con certezza che più della metà di questi minori, soprattutto in Sicilia, è già fortemente radicalizzata. Questi bambini non accompagnati, o si affidano alle famiglie o si rimandano alle loro famiglie di origine. Non possono rimanere nei centri perché ho potuto constatare di persona come in Sicilia su 145 ragazzi ospitati in un centro, più della metà è già indottrinata all'estremismo. In Italia c'è una confusione che pagheremo molto cara".

 





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