Ius soli, per Cacciari “Da solo non ha senso: può generare insicurezza e paura”

16 giugno 2017 ore 16:09, intelligo
Bene l’introduzione dello ius soli nel nostro ordinamento, ma solo se accompagnata da “serie politiche di integrazione” a livello europeo: altrimenti è forte il rischio che tra i cittadini italiani aumenti il senso di malessere e di insicurezza generato da fenomeni di portata vastissima come l’immigrazione e il terrorismo. È l’avviso che il filosofo Massimo Cacciari
Ius soli, per Cacciari “Da solo non ha senso: può generare insicurezza e paura”
, ex sindaco di Venezia, lancia attraverso IntelligoNews.

È soddisfatto che il provvedimento sullo ius soli si sia rimesso in moto nel nostro Parlamento?

Isolatamente considerato, il provvedimento sullo ius soli non è neanche giudicabile. Lo ius soli va benissimo in linea di principio, ma soltanto se è collocato all’interno di serie politiche di integrazione. Altrimenti è chiaro che la concessione della cittadinanza o la facilitazione del suo raggiungimento, cose secondo me di mero buonsenso stanti le dinamiche demografiche italiane ed europee e i processi economici internazionali, da sole non fanno altro che aumentare il senso di insicurezza da parte di chi si ostina a non vivere il proprio tempo, con conseguenze difficili da governare. Come nel linguaggio, nessuna parola ha senso di per sé: per dire qualcosa di sensato bisogna vedere la composizione generale, che manca.

Pensa che introdurre lo ius soli in modo temperato, come prevede il disegno di legge all’esame del Senato, sia corretto?

Lo ius soli temperato non c’entra, il discorso da affrontare è innanzitutto logico. Lo ius soli è un principio del diritto romano: abiti lì, rispetti le regole di quel Paese e diventi cittadino. Benissimo: con le dinamiche demografiche in atto, è chiaro che se dovessimo basarci soltanto sugli indigeni, tra 10 anni non avremmo neanche i soldi per pagare le pensioni. Realisticamente, però, norme che introducano lo ius soli hanno senso solo se accompagnate da politiche serie di integrazione che attenuino il senso di insicurezza e di malessere che inevitabilmente sorge quando si è di fronte a trasformazioni antropologiche di questa portata. Il ragionamento da fare è questo, il resto sono chiacchiere.

La diffusione del malessere da lei paventata riguarda anche il senso di paura generato dalla minaccia terroristica?

I due temi sono correlati e sono colti inevitabilmente come parti di un unico contesto. Non possiamo chiedere a tutti i nostri concittadini di ragionare, di essere informati: questa è utopia. Dobbiamo sapere che di fronte a determinate situazioni il rischio è sempre quello di reazioni, magari irrazionali. Il rischio purtroppo è reale, non irrazionale. Di fronte a tutto questo, sapendo che inevitabilmente presso ampi settori dell’opinione pubblica le politiche volte a formalizzare un diritto come lo ius soli, nella situazione storica attuale, si connettono anche alla paura del fenomeno terroristico, a maggior ragione vale il discorso che ho fatto. Le necessarie politiche di integrazione devono comunque essere svolte a livello europeo: è chiaro che nessun Paese singolo può affrontare fenomeni di immigrazione e di terrorismo, come quelli cui stiamo assistendo. 

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autore / intelligo
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