Migranti e i nostri valori, Sgarbi: "Sentenza ovvia, più che dire hanno ragione i populisti"

16 maggio 2017 ore 13:05, Stefano Ursi
Sta facendo molto discutere la sentenza della Cassazione la quale ha condannando un indiano Sikh che voleva circolare con un coltello sacro secondo i precetti della sua religione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’indiano, condannandolo a duemila euro di ammenda per aver portato, fuori dalla propria abitazione, e senza alcun giustificato motivo, un coltello di quasi 20 centimetri. Ovviamente il dibattito politico si è subito fatto infuocato, e vede da una parte coloro che parlano di sentenza storica per il rispetto delle identità e del diritto nazionale, mentre dall'altra chi, pur considerando giusti principio e decisione, teme che venga usata da quelli che vengono definiti populisti per campagne contro gli immigrati. A IntelligoNews parla Vittorio Sgarbi: ''La questione non va posta in termini culturali ma di norme, che per carità possono anche essere sbagliate, ma vanno rispettate''.

Migranti e i nostri valori, Sgarbi: 'Sentenza ovvia, più che dire hanno ragione i populisti'
Vittorio Sgarbi
Si discute molto della sentenza della Cassazione che ha stabilito come chi viene in Italia da Paesi stranieri debba conformarsi ai nostri valori. Sentenza giusta?

''E' ovvia. La sentenza della Cassazione indica che in un Paese prevale la legge del Paese. Il fatto che uno porti un coltello rituale, che rientra nella logica della sua religione, non può essere una ragione per superare il principio della legge che proibisce di andare in giro con le armi; nel senso in cui è stata impostata ieri, però, su questa cosa non si può impostare un conflitto di culture o una mancanza di rispetto per la diversità degli altri. Se io entro in una moschea mi tolgo le scarpe, se vado in una chiesa italiana no: allora dovrei dire che visto che non le tolgo in chiesa non lo faccio nemmeno nella moschea? Sono le solite materie per cui in Italia si discute per l'ignoranza del ''giure'', ovvero le leggi che quel Paese si è dato: il fatto che uno venga da fuori gli impone doppiamente di rispettarle, perché è ospite''.

Quali sono i valori, in questo caso occidentali, a cui debbono conformarsi coloro che arrivano nel nostro Paese?

''Sono i valori non della cultura, che farebbero pensare che si può girare con il coltello, ma del diritto, della legge, che stabilisce una serie di regole legate alla convivenza rispetto ai comportamenti, per cui si presume che uno che gira con un coltello non lo faccia per ragioni rituali ma perché il coltello porta con sé la possibilità di colpire. Quindi il diritto regola i rapporti al di là del fatto culturale in sé; oggi, ad esempio, c'è il reato di omicidio stradale che prima non esisteva e ipotizziamo che un persiano uccida un uomo con l'automobile e faccia appello alla sua legge che non prevede quel reato: che vuol dire? È una norma che non rientra nella cultura ma nei comportamenti che sono richiesti per evitare misure punitive. Altrimenti si dice nella mia cultura l'omicidio stradale non esiste: e chi se ne frega, qui c'è. O per i limiti stradali, orripilanti qui da noi, mentre in Germania non sono gli stessi; viene un tedesco che corre a 160 km/h in autostrada e dice da noi si può andare. La questione non va posta in termini culturali ma di norme, che per carità possono anche essere sbagliate, ma vanno rispettate. La sentenza della Cassazione è meccanica, poi ovviamente può essere tradotta in termini culturali perché sono quelli che evoca colui che si sente in qualche modo punito. Come sempre creiamo dei problemi che non esistono, perchè dobbiamo sempre misurare il razzismo, il rispetto dell'altro e così via: in un Paese non esiste il reato di femminicidio? Da noi c'è, anche se magari io penso che basti quello di omicidio, ma la punizione che prendi se uccidi tua moglie in un Paese arabo è minore di quella che avresti in Occidente. E allora?''

Populisti avevano ragione?

''E' ovvio. Non è che avessero ragione, è che non merita nemmeno di essere discussa la questione. La Cassazione ha creato un problema, sostanzialmente, perché si è limitata ad interpretare la legge del proprio Paese e questa è stata estesa ad una questione di rispetto della diversità, che in certi casi è consigliabile mentre in altri no. Come per il velo integrale, per cui ci sono Paesi in cui è proibito come la Francia e la motivazione è la sicurezza. Non mi porrei proprio la questione, la sentenza è giusta e la discussione non può avere esito''.

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autore / Stefano Ursi
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