Elezioni Olanda, Di Stefano (CPI): "Fake news su Wilders: non è nazionalista e non è Le Pen"

16 marzo 2017 ore 12:42, Americo Mascarucci
Non tutti sono d'accordo nel considerare la sconfitta di Wilders in Olanda, una sconfitta del populismo. E' il caso ad esempio di Casapound che per bocca del vicepresidente nazionale Simone di Stefano intervistato da Intelligonews mette in luce le contraddizioni e i limiti di quello che è stato definito il leader dell'ultra nazionalismo olandese. 

Wilders ha deluso, ha incrementato i voti, il suo partito è il secondo in Olanda ma non ha sfondato come sembrava dai sondaggi. Cosa gli è davvero mancato per vincere?

"Sicuramente è mancato un progetto economico chiaro, non basta essere anti islamici o dire dire di voler uscire dall’Europa, serve concretezza e lui ha dimostrato di non averla. Non dimentichiamo poi che si sta parlando di un liberale e liberista convinto, non c’è in lui una critica alla globalizzazione se non dal punto di vista dell’immigrazione islamica. Le sue armi sono spuntate, diversamente da quelle di Marine le Pen che invece in Francia riescìe a prendere voti tanto a destra che a sinistra presentando un programma chiaro a 360 gradi".
Elezioni Olanda, Di Stefano (CPI): 'Fake news su Wilders: non è nazionalista e non è Le Pen'

Pare di capire che per voi Wilders non è un modello da imitare. E' così?

"Assolutamente sì, non rappresenta il filone in cui siamo inseriti. Lui è filo atlantico, filo Nato, è favorevole alla globalizzazione. Critica l’arrivo dei migranti ma esclusivamente in funzione anti islamica senza preoccuparsi delle conseguenze dell’immigrazione. L'islamismo è soltanto una parte del problema, ma l'immigrazione è un fenomeno molto più complesso con molte altre conseguenze".

Wilders è da tutti definito ultra-nazionalista. Ma a questo punto lo è davvero?

"Lui non è affatto un nazionalista, non è inserito nel filone del nazionalismo austriaco o francese e non è nemmeno inserito nel filone del protezionismo di Trump. Lui è molto diverso dall'ultra-nazionalismo. Ha seguito il vento dell’anti-islamismo olandese cavalcando il legittimo malcontento di chi non vuole sottostare ai desiderata degli immigrati islamici. Non ha saputo intercettare, diversamente dalla Le Pen, quell’elettorato anche di sinistra che guarda alle tematiche sociali, al lavoro, lasciando questi temi appannaggio alla sinistra radicale". 

I leader della sinistra europea esultano tutti per la vittoria di Rutte che però è di destra. Non è questo un paradosso?

"Per noi non è affatto un paradosso perché destra e sinistra hanno il medesimo obiettivo politico: indipendentemente da chi vince tifano l’uno per l’altro, come in Francia dove tutti sono uniti contro la Le Pen. Si coalizzeranno tutti con il candidato che andrà al ballottaggio contro la leader del Front National indipendentemente dal fatto che sia di centrodestra o di centrosinistra, perché tutti indistintamente tifano per la globalizzazione. Quindi la cosa non mi stupisce. Vedo anche gente di estrema sinistra che tuona contro la globalizzazione e poi esulta per la sconfitta dei populisti. Più paradosso di questo!"

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