Ceta, Borghi (Lega): "Hanno vinto le multinazionali, vi spiego perché l'Italia ha solo da perderci"

17 febbraio 2017 ore 14:02, Andrea Barcariol
Ha le idee chiare Claudio Borghi, esponente della Lega Nord, sul via libera del Parlamento europeo al controverso Accordo economico e commerciale globale (Comprehensive Economic and Trade Agreement, più noto con la sigla “Ceta”) che punta a creare una zona di libero scambio tra l’Ue e il Canada. Intervistato da Intelligonews, l'economista spiega il suo punto di vista. 
Ceta, Borghi (Lega): 'Hanno vinto le multinazionali, vi spiego perché l'Italia ha solo da perderci'
Che idea si è fatto sul Ceta?

«E' un accordo come tanti altri fatti in passato, di estremo liberoscambismo, che mira a favorire le multinazionali. C'è sempre chi vince e chi perde quando si chiude un accordo del genere, normalmente quando si allarga il mercato a beneficiarne è il più forte. La metafora può essere quella dell'acquario, si dice che unendo due acquari i pesci stiano meglio, ma in realtà ci sono i pesci grossi che mangiano quelli più piccoli».

In questo caso perde il mondo dei piccoli e medi imprenditori agricoli, viste le esportazioni di carne, grano e mais dal Canada?

«Perdono i piccoli produttori e soprattutto l'Italia che ha una moneta sbagliata ed entra in una competizione non solo con Paesi più attrezzati, ma anche con le mani legate. L'Italia potrebbe essere più competiva in giro per il mondo, ma in questo momento ha un listino prezzi sopravvalutato, mentre quello della Germania è scontato. In questa condizione chi si avvantaggia di un mercato sempre più ampio è la Germania. Praticamente è come se noi facessimo pubblicità ai negozi degli altri».

L'Italia in che modo si può tutelare?

«Molto banalmente non ratificandolo. Mi lascia perplesso è che è stato votato da parlamentari di un ampio spettro di forze, dal Pd a Forza Italia fino a Fitto. Si vede che non hanno capito nulla. Il liberoscambio è una bella cosa ma non se la corsa è impari. Esempi simili sono noti, ci avevano detto di entrare nell'Ue e nell'euro per allargare il nostro mercato e aumentare le esportazioni. Il problema è che appena siamo entrati nell'Ue in realtà sono aumentate le importazioni non le esportazioni. Se apro il mercato può essere che ci siano altri più preparati di me, più grandi, più spregiudicati, con meno tasse o con un costo del lavoro minore che vengono loro a vendere i prodotti a casa tua. In tal caso tu chiudi baracca. Quando cominci a importare troppo significa che dai lavoro all'estero e per bilanciarlo l'unica cosa che puoi fare è tirare la cinghia e smettere di consumare. In questo modo, uccidendo la domanda interna, la gente muore, le imprese chiudono e c'è il 50% di disoccupazione giovanile».
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