Davos, Fusaro: "Odiarli come loro odiano noi. Iniziamo tutti a pensare deglobalizzato"

17 gennaio 2017 ore 16:24, Marta Moriconi
"Tornare all'odio di classe". Ne è convinto il filosofo Diego Fusaro intervistato da Intelligonews che commentando il World Economic Forum a Davos con i rappresentati del cosiddetto establishment cercheranno di affrontare il tema della globalizzazione dal loro punto di vista. Ma qualcosa è cambiato dall'anno scorso, dopo la Brexit e l’elezione di Trump alla presidenza Usanuove forme di contestazione al potere delle élite finanziarie stanno sorgendo. 

Sul tavolo dei potenti dell'establishment a Davos un unico tema: la globalizzazione. E' morta Fusaro e non se ne sono accorti? 
"Globalizzazione significa delocalizzare cercando di sfruttare al meglio gli sconfitti dello stesso sistema. E' fallita e fallimentare, ma al tempo stesso continua a mietere vittime. Quindi oggi occorre deglobalizzare l'immaginario che è il primo gesto per produrre pratiche di deglobalizzazione e di difesa dei diritti delle vittime di queste idee".

Questo meeting a Davos più che un ragionamento su come salvaguardare quella maggioranza di mondo rimasto povero e fuori ogni tutela, per qualcuno nasce dall'esigenza di auto-tutelarsi rispetto a forme di opposizione che stanno nascendo. E' così? 
Certo e la dice lunga sul fatto che: 1) C'è un'élite dominante che è composta dai signori del mondialismo apolidi e sradicati contro il 99% della popolazione composta dalla vecchia borghesia e dal vecchio proletariato. 2) La dice lunga sul fatto che la globalizzazione è l'ideologia di questi signori del mondialismo, di questa aristocrazia finanziaria. Quindi chi vuole combattere questi signori deve combattere anche il mondialismo capitalistico. 

Il ritorno a scelte sovraniste e identitarie è davvero una riposta alla globalizzazione oppure ci sono altre forme di opposizione possibile?
"Dunque, l'unico modo per difendere i diritti sociali delle classi più deboli è ritornare a forme di sovranità monetaria, politica ed economica fare politiche di assistenza e di difesa dei diritti sociali. Se c'è la globalizzazione queste possibilità non ci sono, è possibile solo in Stati sovrani nazionali questa politica. Gli unici Stati socialisti oggi infatti sono in Stati sovrani nazionali, come la Bolivia, Cuba e Venezuela. Solo loro possono resistere al mondialismo". 

Theresa May sarà per una Brexit dure e pura. Trump ha denunciato l'Ue germanocentrica. Possono essere realtà o segnali di una svolta politica?
"Non credo, perchè Trump è al servizio delle élite dominanti che prima puntavano sulla Clinton e ora punteranno su di lui. Ed è pur sempre un elogiatore di Israele e un nemico di Cuba. Temo possa rivelarsi un utile idiota della continuazione voluta da loro". 

Secondo lei i rappresentanti di quest'establishment hanno come nemico le masse o proprio non le considerano? 
"Il nemico delle élite finanziarie sono il popolo condannato come populista o xenofobo o Rossobruno. Occorre che il popolo inizi a disprezzare e odiare questa massa demoplutocratica. Ci vuole odio di classe, odiarli come loro odiano noi, altro che pacifismo e voler bene a tutti. Usano il nome della democrazia per difendere la propria oliogarchia finanziaria classista. Proprio come loro odiano noi intesi come lavoratori piccola classe imprenditoriale borghese noi dobbiamo odiare loro, perché stanno distruggendo il pianeta, l'umanità e i diritti sociali conquistati. Con l'odio si risponde all'odio". 

E' politicamente molto scorretto parlare di odio oggi...
"L'unico modo per pensare criticamente è uscire dal politicamente corretto, perché altrimenti pensiamo col pensiero fatto dalle e per le élite". 

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