Minzolini, Geloni: "Lo stimo, ma legge va applicata. Di Maio infelice..."

17 marzo 2017 ore 11:22, Andrea De Angelis
Voto di scambio. Inciucio. E altre definizioni non certo morbide. Così il Movimento 5 Stelle ha commentato ieri il "salvataggio" al Senato di Augusto Minzolini, senatore forzista condannato in via definitiva. Proprio il "via definitiva" ha aperto una pagina storica per il Parlamento italiano, facendo dire ai 5 Stelle (e non solo) che in questo modo il potere legislativo va contro se stesso. Contro le leggi che ha votato. Di Maio, forse andando oltre il limite, ha anche aggiunto che non ci si dovrà lamentare se poi ci saranno "manifestazioni violente". IntelligoNews ha contattato Chiara Geloni, giornalista già direttrice di YouDem, per capirne di più...

Dai social ai giornali, si è parlato di prima volta storica, ma anche di inciucio, di favore ricambiato da Lotti a Minzolini e i 5 Stelle hanno sottolineato come il Nazareno ancora non sia stato superato. Ieri davvero è stata una prima volta storica? Hanno ragione i 5 Stelle?
"Cosa è successo bisogna chiederlo ai senatori, hanno deciso col loro voto di fare qualcosa che lascia allibiti. Hanno cioè scelto di non applicare una legge in vigore e che se il Parlamento non condivide poteva modificare. Io stimo Augusto Minzolini, oltre ad essere un senatore è un bravissimo collega che capisce la politica come pochi. Non provo nessuna antipatia per lui e penso che abbia tutto il diritto di ritenere di essere vittima di una sentenza ingiusta. Però si tratta di una sentenza definitiva e, questo vale per qualsiasi cittadino, le sentenze definitive devono essere applicate. Il Parlamento non doveva in questo caso, come fa quando ci sono richieste di intercettazioni o autorizzazioni a procedere, verificare l'esistenza di un fumus persecutionis. Doveva semplicemente applicare le conseguenze di una legge che il Parlamento ha varato".

Minzolini, Geloni: 'Lo stimo, ma legge va applicata. Di Maio infelice...'
Per dirla in modo elementare, non applicano le conseguenze di ciò che votano?

"In questo caso si è deciso di non applicare una legge che stabilisce un principio che vale per tutti coloro che ricoprono cariche elettive. L'incandidabilità e la decadenza del ruolo elettivo che si ricopre. Non riesco a capire le motivazioni di chi ha deciso diversamente, pur comprendendo che si possa pensare che la sentenza sia ingiusta. Ma non capisco l'oggetto del voto del Senato". 

Di Maio ha detto che poi non ci si dovrà lamentare se ci saranno manifestazioni violente. Una frase buttata lì, o si respira nel Paese il rischio di tornare a degli anni che tutti vorremmo considerare superati?
"Parole dette proprio ieri, 16 marzo, anniversario del rapimento di Moro. Mi dispiace aver sentito una frase così infelice. Evocare rivolte violente, anche come espediente retorico, è un qualcosa che il politico deve evitare. Se avesse detto 'non meravigliatevi se poi la gente non capisce e vota Grillo', credo che avrebbe detto una frase condivisibile". 

Il rischio reale di violenze c'è, al di là della frase detta da Di Maio?
"Mi auguro proprio di no, purtroppo basta poco per innescare certe cose. Bisogna tenere alta la guardia perché il rischio in un Paese attraversato da molte tensioni e con nessuno che si preoccupa delle mediazioni, indubbiamente c'è. Proprio per questo non andrebbe evocato a cuor leggero". 

Qualcuno fa notare che i 5 Stelle sono comunque in difficoltà, dal presidente di municipio dimessosi a Roma al simbolo tolto alla candidata sindaco a Genova. Può essere una tecnica quella di attaccare gli altri per nascondere i disagi interni?
"Se anche fosse una strategia, non mi pare che sarebbe esclusiva loro. Ieri ho visto un tweet di Renzi sui vaccini mentre il Parlamento decideva l'abolizione totale dei voucher, dopo che Pd e Renzi li avevano difesi in tutti i modi. Spostare l'attenzione da quello che accade a qualche battuta più o meno forte è una tecnica piuttosto sperimentata e credo anche che i cittadini ormai la conoscano piuttosto bene". 

#minzolini #pd #senato 


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