Cardini nel giorno dell'Unità: "Italia malata grave, ma non c'è neanche pre-rivoluzione"

17 marzo 2017 ore 17:03, Andrea De Angelis
Addio voucher, non serve più neanche il referendum. Il Consiglio dei Ministri ha deciso, la Cgil esulta: ha vinto senza neanche dover andare alle urne. Hanno vinto i milioni di italiani che hanno firmato per chiedere il quesito che, lo ricordiamo, avrebbe portato al voto i cittadini domenica 28 maggio. La notizia arriva nel giorno del 156° anniversario dell'Unità d'Italia. Mattarella dice che c'è bisogno di più unità, ma cosa vuole dire esattamente? E come va letta la questione dei voucher? IntelligoNews lo ha chiesto al professor Franco Cardini, storico e saggista...

Il Governo fa un passo indietro, il referendum non si fa e la Cgil esulta, così come l'ex minoranza del Pd. Come commenta?
"Non esageriamo eh... Questa storia dei voucher fin dall'inizio era qualcosa che sapeva di mezzuccio abbastanza basso per favorire un gioco finanziario. Ricordiamo anche i famosi 80 euro. Misure per un verso un po' demagogiche, per un altro tese nella sostanza a garantire certe richieste che venivano da una parte ben precisa. Quelli della Confindustria se lo sono anche lasciati scappare, erano le misure richieste dagli industriali. Misure per me profondamente pericolose e avvertite come tali, perché è vero che la gente non capisce granché soprattutto delle cose finanziarie, ma è anche vero che certe cose a livello dell'opinione pubblica sapevano tanto di soldini del Monopoli". 

Come è andata dunque?
"Su certi argomenti bisogna stare attenti a non urtare la sensibilità generale dell'opinione pubblica. Forse sbagliata, superficiale, ma in questi casi alla fine la gente si preoccupa per un verso, si arrabbia per un altro perché subodora la manovra speculativa. Si capiva che i voucher erano un risparmio per i datori di lavoro. Questo colpisce un po' nel vivo l'economia non sostanziale, ma quella emergente. Non apparente. Quella che salta immediatamente agli occhi della casalinga di Voghera che va al supermercato".

Cardini nel giorno dell'Unità: 'Italia malata grave, ma non c'è neanche pre-rivoluzione'
Il Governo temeva che dopo il referendum del 4 dicembre un'eventuale sconfitta il 28 maggio avrebbe mandato tutti a casa consegnando il Paese ai 5 Stelle?

"Questo evento era valutato, sarebbe stato da incoscienti non farlo. Un nervosismo in fondo c'era, mi pare che sia anche emerso dalle trionfalistiche parole dell'ex premier al Lingotto. Al di là delle assicurazioni che bisogna guardare al futuro, c'era questo. Se al 4 dicembre si fosse aggiunto anche il 28 maggio, il quadro sarebbe stato un po' pesante. Tutto ciò si ricollega poi ad altre cose...".

Ovvero?
"Renzi ha passato il testimone a Gentiloni e il Gentiloni premier ha corretto in più parti le sue posizioni come Ministro degli Esteri. Questo non va dimenticato. La politica sociale di questo governo e del precedente è molto legata anche a problemi di politica estera. Ricordiamo tutti la scena un pochino agghiacciante di Renzi che torna fresco dall'America, dove tra l'altro aveva cavalcato il cavallo sbagliato, rimbrottando Gentiloni perché si era astenuto a proposito del documento sulla Terra Santa. I due elementi di politica estera e politica sociale erano quelli salienti del Governo Renzi e su cui, non lo dico io che come noto a Renzi voglio anche bene, il premier ha dimostrato debolezza, meno sensibilità e forse meno preparazione. Ma sono due elementi chiave, che lui sia molto bravo sul piano della conduzione parlamentare lo sappiamo tutti. L'appiattimento su quello che vuole la Confindustria e la Nato in questo momento particolare toccava e tocca però nervi scoperti. Davanti a un'offensiva massiccia dei populisti, dei sovranisti, dei 5 Stelle non ci si può trincerare dietro l'opinione generale che forse la gestione di Roma da parte dei 5 Stelle comprometterà le simpatie del popolo italiano nei confronti del Movimento".

Abbiamo parlato del 4 dicembre e del 28 maggio, ma oggi è soprattutto il 17 marzo, il 156° anniversario dell'Unità d'Italia. Il presidente Mattarella ha detto che l'Italia ha bisogno di più unità. Ha ragione? Come si fa a dare più unità all'Italia?
"La società civile è profondamente malata. Un malessere che comincia dalla scuola, trascurata, su cui si è investito poco, dove manca il rispetto. La stragrande maggioranza degli italiani sembra poi che non faccia il suo dovere. Proprio pochi giorni fa un mio amico magistrato mi diceva che qui non si tratta più di stabilire chi è pulito o chi non è pulito, ma di stabilire chi va incastrato e chi non va incastrato perché dovunque si mettono le mani si trova del marcio. Ogni settore è coinvolto. Presso gli italiani ha perso credito anche la magistratura, la stampa. A questo punto cosa regge della società italiana? Cosa si fa per migliorarla?"

Lo chiediamo allo storico. 
"Partiamo dalla storia, va bene. Quand'è che nascono le rivoluzioni? Quando esiste un gruppo coeso che ha una grande importanza strutturale nella società civile, ma non ne ha altrettanta dal punto di vista istituzionale. Pensiamo al Terzo Stato alla vigilia della rivoluzione francese, o ancora all'esercito nella Russia del 1917. Qual è un gruppo ben individuabile che abbia in Italia una grande importanza strutturale e una non sufficientemente riconosciuta dal punto di vista istituzionale? Un gruppo in sostanza di cui ci si possa fidare, che sia abile e che non abbia ancora responsabilità di Governo? La risposta purtroppo però è nessun gruppo. Non certo ci si può appoggiare su quelli che dicono che va tutto male, questo è un pio desiderio ma non basta". 

Si riferisce ai 5 Stelle?
"Protestavano ad ogni angolo. Poi sono andati a Parma, Torino, Livorno e Roma. Chi più chi meno, certamente c'è una bella differenza tra il sindaco di Roma, di Livorno e il sindaco di Torino, però sono tutti poco o molto al di sotto delle aspettative dei loro stessi sostenitori. Allora che si fa, si aspetta di toccare il fondo? Ma qual è il fondo? Tutto questo in un contesto internazionale di grande incertezza come quello attuale. Questo è davvero ciò che mi preoccupa. Purtroppo non siamo nemmeno alla tipica situazione che precede una rivoluzione. La situazione è di difficilissima diagnosi, a meno che non si arrivi a quello che i medici chiamano il marasma senile. Ma quello è un altro discorso...".

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