Terremoto, padre Martino (Bina): "Finalmente siamo alla coda. Conoscere i segni"

19 aprile 2017 ore 16:40, Americo Mascarucci
Sono passati otto mesi da quando il terremoto ha colpito il Centro Italia a più riprese, da agosto ad ottobre, causando danni ingenti nel Lazio, in Umbria, in Abruzzo e nelle Marche. Com'è oggi la situazione? Gli abitanti delle zone colpite convivono ancora con le scosse sismiche che ogni tanto tornano a farsi sentire e con la paura che il "mostro" possa tornare a colpire. Intelligonews ha intervistato don Martino Siciliani direttore dell'Osservatorio Sismologico "Andrea Bina" di Perugia che proprio in questi giorni ha visitato una delle città più colpite dal sisma, il Comune di Norcia, per sapere da lui cosa riserva il futuro. Da Padre Martino è arrivata la notizia tanto attesa: l'evento sismico si sta concludendo.

Lei è di ritorno da Norcia dove ha svolto delle indagini sismiche. Cosa ha appurato?

"Sono andato a Norcia con la mia equipè perché dal 2008 è in vigore una legge in base alla quale, quando si costruisce un edificio nuovo o si restaura uno vecchio, bisogna fare un’indagine sismica. A Norcia ci sono due capannoni. Uno un po' obsoleto che però non ha avuto danni in quanto costruito senza difetti, e un altro più nuovo ma purtropo difettoso nella fabbricazione. Le colonne si sono gravemente lesionate, quindi dovrà essere abbattuto e ricostruito. Questa ricostruzione avverrà in base ai parametri del suolo e del sottosuolo che abbiamo riscontrato con la nostra indagine e che ora consegneremo agli ingegneri. Ecco il nostro compito".  
Terremoto, padre Martino (Bina): 'Finalmente siamo alla coda. Conoscere i segni'

La situazione a livello sismico nel quadrante è stabile oppure siamo alla coda?

"L’evoluzione è molto positiva, siamo giunti ad un livello per cui possiamo dire con buona probabilità che l’attività sismica si sta concludendo. Questo non avverrà la prossima settimana, ci vorranno ancora circa due mesi, ma siamo alla fine. In quest'area sussiste una struttura sismotettonico coinvolta che va da l’Aquila fino a Tolentino: dal 2009 in poi questa struttura si è attivata. Una prima fase ha visto uno spostamento da L’Aquila fin verso Campotosto; nella seconda fase invece lo spostamento è avvenuto da Amatrice fino a Norcia. Ad Amatrice ci sono stati danni ingenti non soltanto perché le strutture erano fatiscienti, ma soprattutto perché l'evento sismico è stato molto forte e nel contempo anche molto superficiale. Questo ha creato dei danni enormi sul posto che invece non si sono verificati a poca distanza. Norcia è stata coinvolta in un primo momento non in modo violento. Poi purtroppo c’è stata una terza sezione che da Norcia si è spostata fino a Camerino, che si è mossa in maniera violenta con epicentro a Castelluccio. In questo caso il terremoto è stato violento perché era di 6.5 e quando si è su questo livello i danni sono tanti. E' stato il terremoto più violento degli ultimi mille anni. I danni sono stati ingentissimi ma questo soprattutto per un motivo".

Quale?

"Sempre dalle nostre indagini è emerso che sotto Norcia ci sono circa sei - sette metri di terreno inconsistente. Le case che sono state costruite su questo terreno senza rispettare le norme anti-sismiche sono ovviamente crollate, mentre quelle che questi criteri li hanno ispettati hanno retto bene pur all'interno delle mura. I danni più ingenti ci sono stati invece a Castelluccio a causa dell'accelerazione sismica che è stata di circa 1.8, come noi avevamo del resto calcolato. Ci avevano chiesto di un'indagine di terzo livello in base alla quale avevamo ipotizzato, prima che l'evento sismico si verificasse, il rischio di un terremoto di 6.5 e di una forte accelerazione della gravità terrestre".

Si può prevenire un terremoto? Esistono dei segni che possono far presagire il rischio di un forte sisma?

"I segni premonitori sono numerosi, bisogna saperli individuare e non sempre è facile. Quando c’è stato il terremoto del 26 settembre del 1997 in Umbria ho fatto mandare dal Prefetto delle tende e dei soldati a Colfiorito perché ipotizzavo dieci giorni prima un evento ad alto rischio. Ovviamente non lo dissi ad altri che al Prefetto per non ingenerare allarmismo fra la popolazione. Questo perché avevo notato molti segni, nessuno dei quali era però determinante. Pur non avendo all’epoca strumenti efficaci, avevo notato una deformazione crostale, grazie soprattutto ai contadini della zona che mi avevano chiamato perché avevano notato delle stranezze. Mi recai sul posto e riscontrai i segni premonitori. C’era ad esempio la punta di un campanile che prima si vedeva e poi non si vedeva più. Nella zona poi si era verificata una tempesta magnetica e le falde acquifere si comportavano in modo anomalo. Ancora oggi purtroppo non siamo in grado di interpretare questi segni ai quali si può aggiungere anche un’attività intensa di contenuto sismico che può precedere il sisma anche di alcuni mesi. Io ho seguito questa attività e ho notato un’emigrazione dell’evento sismico da una zona all’altra. In base a tutti questi elementi consigliai al Prefetto di mandare le tende e i soldati a Colfiorito. Furono montate le tende e molta gente di notte vi andava a dormire a scopo precauzionale, ragione per cui quando il terremoto è arrivato in tutta la sua violenza, le case sono crollate ma nessuno è morto".  
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