Bimbo vaccinato con meningite, F. Aiuti: "C'è chi non risponde ma c'è un rischio che è peggio"

19 dicembre 2016 ore 16:01, Marta Moriconi
Ancora un caso di meningite in Toscana, stavolta un bambino di quattro anni è stato ricoverato in gravi condizioni nel reparto di Rianimazione dell'ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Dalla documentazione risulta che il bambino era stato vaccinato nel 2013. E proprio mentre IntelligoNews contattava il Prof. Fernando Aiuti, allergologo, immunologo, reumatologo ed infettivologoa Fermo un uomo di 35 anni di Monterubbiano è stato ricoverato in rianimazione nell'ospedale 'Murri' per una meningite da pneumococco. 

Bimbo vaccinato con meningite, F. Aiuti: 'C'è chi non risponde ma c'è un rischio che è peggio'

Professore, come è possibile che un bambino vaccinato si trovi in pericolo di vita per una meningite?

"Innanzitutto bisogna essere sicuri che il bimbo fosse vaccinato contro il meningococco di tipo C visto i vari tipi di virus che possono innescare questa malattia. Secondo sappiamo che i vaccini non proteggono al 100%, non esiste alcun tipo di vaccino che possa assicurare una copertura totale. Per quanto riguarda il meningococco C la protezione varia da un 85% ad un 95%, c'è una fascia di persone che non risponde ai vaccini e questo vale anche per l'epatite C, il morbillo, la varicella. Perché queste persone non rispondono totalmente ai vaccini? C'è una situazione A che è quella che riguarda soggetti che hanno una risposta immunitaria più debole specifica nei confronti di quel virus. La soluzione B è invece quella che riguarda il bambino colpito in Toscana, è una situazione un po' più rara che prevede dei difetti o dei ritardi di maturazione, come ad esempio le cosiddette "immunodeficienze primitive". Ovviamente questa seconda situazione è difficilmente controllabile se non si fanno delle analisi specifiche a questo bambino anche per evitare che in futuro possa prendere altre infezioni".

Ora i piani nazionali di vaccinazione per la protezione da questi virus sono diventati più sensibili, crede siano necessari?

"Io ho sempre creduto che la gente debba sapere la verità, ovvero che i vaccini non proteggono assolutamente tutti. Questo non vuol dire che non sia necessario farli: è come andare in macchina con le cinture di sicurezza, queste riducono ma non annullano il rischio, così come i vaccini o i profilattici che riducono del 95% il rischio di essere contagiati dall'HIV. E se il profilattico si rompe? Può succedere, ma c'è comunque un 95% di possibilità che non accada". 

E' giusto non accettare più negli asili i bambini non vaccinati, hanno fatto bene alcune Regioni ad imporre questa regola? Dovrebbe diventare una norma nazionale in tutte le scuole del nostro Paese?

"Assolutamente sì, deve essere un interesse dalla comunità perché quando c'è una vaccinazione molto diffusa lo stesso batterio e lo stesso virus, ha una scarsa possibilità di prolificazione. Il virus si diffonde passando da persona a persona, se ci sono più persone vaccinate è ovvio che quest'ultimo ha la possibilità di "girare" di meno. Il vaccino così non ha solo lo scopo di proteggere la persona singola, bensì tutta la comunità. In Italia il vaccino del papilloma virus è uno dei più efficaci (98%) ma nel nostro Paese solo il 55% delle persone è vaccinato, ed è una cosa gravissima. Ci sono tantissimi tumori causati da virus e quella del vaccino è proprio una cultura che ci manca. Bisogna fare anche delle campagne di informazioni perché c'è un'incertezza e una paura tra la gente che spinge a non prendere precauzioni in questo senso". 
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