Borsellino, Di Pietro: "Mi disse 'c'è poco tempo'. Scoprì il vero volto della mafia"

19 luglio 2017 ore 14:19, Andrea Barcariol
E' il giorno della memoria nella guerra alla mafia. L'Italia ricorda Paolo Borsellino, a 25 anni di distanza dalla strage di via D'Amelio, quando una Fiat 126 imbottita di tritolo esplose sotto la casa della madre del giudice, uccidendolo insieme a 5 uomini della sua scorta (a 57 giorni di distanza dalla morte di Giovanni Falcone). Tra le tanti voci, una fuori dal coro, quella di Fiammetta Borsellino che, in un'intervista a Il Corriere della Sera ha parlato di "25 anni di schifezze e menzogne" sottolineando la grande solitudine della famiglia. Su questo IntelligoNews ha intervistato Antonio di Pietro, ex Pm di Mani Pulite.

Borsellino, Di Pietro: 'Mi disse 'c'è poco tempo'. Scoprì il vero volto della mafia'
"Nessuno si fa vivo con noi, non ci frequenta più nessuno. Né un magistrato, né un poliziotto. Si sono dileguati tutti". Che effetto le fanno queste frasi pronunciate da Fiammetta Borsellino?


"Capisco la sua amarezza, la comprendo e sono convinto che sia vera e sentita. Vedo in giro anche tanta ipocrisia, il giorno della ricorrenza tutti a fare dichiarazioni e poi il giorno dopo si ricomincia come prima e peggio di prima. Fiammetta ha tutta la mia solidarietà. L'isolamento di chi ha fatto il proprio dovere lo vivo sulla mia pelle tutti i giorni, ma io sono stato molto fortunato rispetto a loro. Io ero uno di quelli che era segnato nella lista, ma me la sono cavata grazie all'operazione di delegittimazione effettuata nei miei confronti. Fui costretto a dimettermi per potermi difendere in tribunale perché accusato di tante nefandezze".

Tanto del lavoro svolto da Falcone e Borsellino è rimasto sulla carta perché nessuno ha continuato quel filone di indagine. Perché?

"L'inchiesta su mafiopoli come quella su tangentopoli sono state interrotte violentemente, tangentopoli anche fraudolentemente. Sono state interrotte perché proprio in quel periodo stavano combaciando e confrontandosi tra di loro e hanno scoperto cose gravi. Falcone e Borsellino hanno scoperto il nuovo volto della mafia, non solo rubare e coppola ma mondo degli affari in commistione con il mondo della politica gestiti da personaggi mafiosi che ormai avevano il colletto bianco e le mani sporche di sangue".

E' stata proprio questo tipo di svolta a determinare la morte di Falcone e Borsellino?

"Io dissi una volta che avevo la fila degli imprenditori che venivano a confessare, ma tutti mi dicevano fino al Rubicone. Dal Rubicone in poi preferisco la galera alla morte certa".

Come funzionava?

"Il sistema degli appalti attraversava tutto il Paese, con la differenza che al nord era un rapporto a due, tra politica e imprenditori che compravano gli appalti con le mazzette, al sud invece era un rapporto a tre perché c'era un intermediario che garantiva da una parte la pace nei cantieri e dall'altro l'accesso alla politica. Quello era il vero potere che avevano sofferto, più di me, sia Falcone sia Borsellino. Tanto che Falcone fu il primo a stabilire un ponte per fare le rogatorie all'estero. Borsellino mi incontrò al funerale di Falcone e mi disse: "Antonio facciamo presto perché abbiamo poco tempo".

E' questo un ricordo particolare che ha di Borsellino?

"Sì è anche l'ultimo che ho, ormai si era stabilito un contatto nelle inchieste. Basta rileggere le confessioni del pentito Mutolo per trovare questa connessione tra sistema degli appalti e sistema della nuova mafia. Su questo loro due stavano indagando e iniziarono i nostri rapporti che poi proseguirono con Caselli. Lui potrà testimoniare che molte volte ci incontrammo per uno scambio di atti. Poi personaggi particolari lanciarono gravissime accuse contro il pool in generale e in particolare contro di me, tanto che io dovetti dimettermi e correre alla Procura di Brescia per difendere il mio operato".

Che idea si è fatto in riferimento alla famosa agendina rossa del giudice Borsellino, scomparsa subito dopo l'attentato?

"Non lo so, se esiste veramente vorrei che un giorno, più presto possibile, venisse trovata perché evidentemente doveva contenere qualche appunto. A quei tempi anche io prendevo appunti perché erano talmente tante le notizie di reato che ricevevamo e non potevamo averle tutte online. Sarebbe ora che almeno dal punto di vista storico ci fosse una ricostruzione reale di quello che è successo".


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