Italo-tunisino accoltella agenti, SAP: ''Italia fuori controllo. Senza telecamere noi a rischio''

19 maggio 2017 ore 14:40, Stefano Ursi
Milano, Stazione Centrale, ieri sera un agente della Polfer e due militari sono rimasti feriti durante un'operazione di controllo documenti e a ferirli è stato un ventenne italiano di origini tunisine, che li ha aggrediti con un coltello (Leggi la cronaca). Il giovane, poi arrestato grazie all'intervento di altri poliziotti, brandiva un coltello da cucina, e nonostante l'ipotesi sia ancora quella di un episodio criminalità comune, alcuni dettagli potrebbero far prendere alle indagini un verso differente: l'essersi fatto crescere la barba, il non tornare a casa da settimane e soprattutto, come battono le agenzie, l'aver postato un video Isis su Facebook (su cui sono in corso indagini) potrebbero far pensare ad un percorso di radicalizzazione. Il Segretario del SAP (Sindacato Autonomo di Polizia), Gianni Tonelli, così commenta a IntelligoNews: ''Non è il primo episodio e purtroppo non sarà l'ultimo, perché per vari motivi anche di carattere ideologico ed economico si sta mettendo il Paese in una situazione da cui sarà molto difficile uscire''.

Italo-tunisino accoltella agenti, SAP: ''Italia fuori controllo. Senza telecamere noi a rischio''
Gianni Tonelli
Innanzitutto come stanno i ragazzi?

''Non c'è pericolo per la vita. Hanno preso delle belle coltellate ma è andata bene. E i soccorsi sono arrivati subito''.

Alla luce di quanto emerge in queste ore, il possibile percorso radicalizzazione: come commenta l'episodio?

''Che non è il primo e purtroppo non sarà l'ultimo, perché per vari motivi anche di carattere ideologico ed economico si sta mettendo il Paese in una situazione da cui sarà molto difficile uscire. Tutte le persone che escono dalle regole poi patiscono un travaglio interiore, anche un italiano, un criminale si rende conto della sua miseria; in Italia secondo la nostra cultura e il nostro modo di ragionare come si fa ad avere un riscatto, civile, morale e spirituale? La nostra strada è la redenzione, del perdono e del rimedio, invece in altre culture, nel contesto italiano ma non in quello arabo per esempio, il pericolo è che ci si abbandoni al jihad, cosa peraltro molto frequente: questo percorso offre il riscatto civile e spirituale. Se noi non teniamo conto di questa realtà, e guai a parlarne perché qualcuno non vuole che se ne parli, siamo dei disonesti''.

Si spieghi meglio.

''Perché le carceri sono uno dei posti di reclutamento? Perché incidono su una popolazione che vive un travaglio, che deriva dalla devianza e dal crimine: quella del riscatto civile e morale tramite comportamenti come quello dell'adesione all'islamismo radicalizzato è un pericolo che esiste, è concreto nel nostro Paese. Oggi mi trovo a Foggia e ieri sono andato a visitare un Cara, fuori dal quale c'è una baraccopoli ancora più grande, in cui prosperano attività criminose: questa gente dovrà campare o no? Abbiamo perduto il controllo della situazione, non abbiamo i mezzi, gli uomini, le protezioni adeguate né l'addestramento né un sistema che ci supporti''.

Da una semplice richiesta di documenti, una situazione molto pericolosa.

''Se da un banale controllo uno si deve prendere una coltellata, io faccio la stessa domanda che ho postato oggi su Facebook: se non ci fosse stata la telecamera e il soggetto si fosse ferito o peggio, che fine avrebbero fatto i colleghi? Sarebbero stati sotto processo per chissà quanti anni e sarebbero stati additati da metà dell'opinione pubblica e dal partito dell'anti-Polizia come dei torturatori che avevano abusato della loro funzione: per fortuna che c'era la telecamera''.

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autore / Stefano Ursi
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