Di Maio premier, M. Fini: "M5S obbligati ad essere leninisti: modello 1917"

19 settembre 2017 ore 12:40, Americo Mascarucci
Luigi Di Maio è in pratica l'unico candidato alla premiership del Movimento 5Stelle. Nessun big grillino alla fine ha accettato di competere con lui, nonostante i forti malumori della base dura e pura. L'unico personaggio di peso che ha annunciato l'intenzione di candidarsi è lo scrittore Roberto Saviano, che però non avrebbe i requisiti per farlo. Gli altri sei sfidanti sono considerati personaggi di scarso peso politico, fatto questo che sembrerebe preludere alla vittoria certa del vicepresidente della Camera che assumerà automaticamente anche la guida del Movimento. E' dunque la fine del Movimento partecipato? I 5S sono diventati un partito autoritario dove tutto è deciso al vertice e dove gli sfidanti del leader in pectore sono utili soltanto a dare una minima parvenza di democraticità a consultazioni dagli esiti scontati? Intelligonews ne ha parlato con il giornalista e scrittore Massimo Fini.
Di Maio premier, M. Fini: 'M5S obbligati ad essere leninisti: modello 1917'

Di Maio unico candidato premier del M5S contrastato da sei competitor senza alcuna possibilità di riuscita. E' finita la democrazia partecipata? Siamo al partito autoritario?

"Il Movimento 5Stelle paga degli errori di base. Un movimento rivoluzionario che punta alla conquista del potere deve essere necessariamente leninista. I leninisti per conquistare il Palazzo d'inverno non credo chiedessero il permesso dei militanti. Grillo e Casaleggio si sono accorti di questo e hanno scelto Di Maio come leader".

Non è però grave che nessun altro big abbia sentito il desiderio di mettersi in competizione con il prescelto da Grillo? 

"Significa che hanno deciso tutti di eleggere Di Maio. Del resto Alessandro Di Battista, che conosco molto bene, aveva detto chiaramente di non voler fare il premier e credo non gli interessi nemmeno di fare il ministro. Anche Fico ha deciso di non candidarsi. Non ci vedo nulla di scandaloso. Quelli che contano, con in testa Grillo, hanno deciso per Di Maio, punto e basta". 

In compenso però si è candidato Roberto Saviano anche se probabilmente non avrà i requisiti. Secondo lei non sarebbe invece più opportuno accettarlo comunque?

"Saviano è come il prezzemolo, lo troviamo dappertutto. Non mi piace il suo narcisismo, crede di essere Panella, ma di strada deve farne ancora per eguagliare il leader radicale. Lui non è iscritto al Movimento, quindi non ha titolo per candidarsi. Ma credo che alla fine non voglia farlo realmente. Ha soltanto trovato l'ennesima occasione per mettersi in mostra e farsi pubblicità". 

Di Maio negli ultimi tempi è stato accusato da più parti di aver istituzionalizzato il Movimento e aver mitigato molte delle posizioni storiche dei 5S soprattutto su Europa e euro. Pensa che riuscirà a convincere gli indignati che votavano Grillo proprio perché invocava l'uscita dall'Europa e dall'euro e mandava tutti a quel paese, dal Capo dello stato all'ultimo dei boiardi di stato?

"Questo non so dirlo. Di sicuro fra gli otto milioni di elettori che hanno votato il M5S alle ultime elezioni non ci sono soltanto fedelissimi di Grillo e gente arrabbiata. La capacità del M5S è stata soprattutto quella di andare oltre la destra e la sinistra, ospitando al proprio interno, tanto posizioni e personaggi provenienti dalla destra che posizioni e personaggi provenienti dalla sinistra. Quanto poi all'Europa bisogna essere realisti. Questa Europa non ci piace, perché è l'Europa delle banche, non dei popoli, ma nonostante ciò non è ipotizzabile un'uscita dalla Ue, nè tantomeno dall'euro. L'Europa va sicuramente cambiata, ma è l'unica possibilità che abbiamo per poter competere alla pari con le grandi potenze mondiali, Usa, Russia e Cina. Fuori dall'Europa non avremmo futuro". 






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