Reddito di condivisione, Librandi: “La mia ricetta anti-povertà, altro che reddito di cittadinanza"

02 febbraio 2017 ore 12:11, Fabio Torriero
Soglie di povertà, misure di sostegno e di aiuto a chi è in difficoltà. E poi l'emergenza abitativa e le politiche aziendali partecipate.  Si fa strada in queste ore, nell'agone mediatico, l'idea del 'reddito di condivisione', una forma di sostegno che vuole differenziarsi dalle altre proposte sotto vari aspetti, prima di tutto definendosi ''popolare e non populista''. IntelligoNews ne ha parlato in esclusiva con l'ideatore, Gianfranco Librandi, parlamentare di Civici e Innovatori, membro della commissione Bilancio della Camera. Il suo (sta preparando un disegno di legge ad hoc), è il primo tassello di una visione solidale a 360 gradi, unico deterrente alla conflittualità sociale e alla lotta di classe mai definitivamente sopita, espressione delle vecchie ideologie.
Reddito di condivisione, Librandi: “La mia ricetta anti-povertà, altro che reddito di cittadinanza'
Librandi, durante la trasmissione televisiva ''Dalla Vostra Parte'' ha proposto il 'reddito di condivisione': di cosa si tratta?
''E' un'idea emersa negli incontri dei 'Dialoganti' di Obiettivo Italia: lo scopo è innovare, attualizzare e rivoluzionare a livello culturale e sociale, il concetto di condivisione e di sostegno. Il problema del contrasto alla povertà, oggi, è e deve essere decisivo e prioritario in ogni agenda politica; oltreché a interagire con questioni di enorme importanza, come ad esempio, la contrapposizione che si viene a creare, in virtù di diseguaglianze sempre più marcate, fra il centro e le periferie delle nostre città. Secondo il nostro punto di vista occorre trovare una soluzione diversa rispetto a quelle che alcune forze politiche sostengono in modo demagogico, e mi viene da pensare al reddito di cittadinanza del M5S; ricetta la cui matrice populista è evidente, visto che prevede solamente di tassare chi ha di più per distribuire denaro a chi ha meno, ma passando sempre per lo Stato, per il solito assistenzialismo che crea debito pubblico a causa delle inefficienze strutturali che lo caratterizzano. Allora cosa è necessario fare? Creare delle regole pubbliche condivise che permettano, su base volontaria, a chi raggiunga o superi un certo reddito, di contribuire con un certo quantitativo economico all'aiuto di chi, invece, non supera la soglia, assoluta o relativa, di povertà”. 

Quindi, non assistenzialismo, mancia di Stato a perdere, come il reddito di cittadinanza, ma un meccanismo civico che vede protagonisti i cittadini più abbienti…
“La questione centrale, per dare il via, infatti, ad un vero cambio di passo culturale, è quella di non dover passare per la complessa macchina statale per sostenere chi è stato meno fortunato, eliminando inefficienze e lungaggini di qualsiasi tipo. Obiettivo Italia, per essere chiari, vuole mettere in relazione chi ha bisogno, con chi può fare molto''.

Un primo passaggio per una partecipazione trasversale… anche sull'emergenza abitativa?
''Il problema della casa è annoso e i cittadini hanno più di una ragione per essere arrabbiati: ci sono poche case popolari rispetto alle abitazioni in affitto, solo il 5%, mentre in altri Paesi si passa da almeno il 15% al 25% di Germania e Danimarca. Se queste nazioni, ricche, hanno percentuali così alte perché l'Italia è ancora indietro rispetto a questa tematica così basilare? Dobbiamo arrivare almeno al 20% di case popolari, perché, oltre a dare a moltissimi la possibilità di avere una casa, si eviterebbero anche episodi che le cronache spesso ci raccontano: anziani che escono a fare la spesa e quando tornano trovano che la loro casa 'non c'è più'''.

Come si coniugano le politiche aziendali con il meccanismo di 'condivisione'?
''Semplice. Dalla condivisione sociale alla condizione aziendale. Lavorando su un meccanismo di divisione degli utili nelle aziende, cosa che noi troviamo moralmente giusta. Esperimenti sono stati già messi in campo in Europa, in diverse maniere, penso alla Germania. Cioè, la partecipazione agli utili e trasferimenti economici a chi è meno fortunato. Su questa proposta e il reddito di condivisione, è in preparazione un disegno di legge. Ne continueremo a parlare in seguito''.

Qual è, dunque, il senso globale delle vostre idee, in tema di sostegno e condivisione?
''Gli altri parlano e basta, e non si rendono conto, che se ci si mette nelle mani della macchina statale, ogni buon proposito o giusta idea vengono inesorabilmente bruciati. Occorre fare un passo in avanti''.

Secondo lei quanti potranno “condividere” il reddito di condivisione?
''Le racconto un episodio che spiega quale modus operandi ci caratterizza; quando, in trasmissione, ho parlato con Maurizio Belpietro, conduttore e direttore de La Verità, del reddito di condivisione, inizialmente la sua reazione è stata di stupore; poi ha capito: noi che abbiamo maggiori possibilità in virtù della nostra condizione lavorativa, dobbiamo contribuire, 'condividere' appunto, la nostra fortuna con altri cittadini che sono meno fortunati di noi. Le liste dei poveri e bisognosi sono pubbliche. Dobbiamo andare oltre le proposte delle formazioni populiste: noi siamo popolari, e la differenza non è da poco. Io credo che il mio disegno di legge avrà un buon consenso. Una risposta fattiva sul campo''.

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