Catalogna, Torriero: "Finta democrazia e populismo Ue. Rajoy-Puigdemont? Sono 2 minoranze"

02 ottobre 2017 ore 12:56, Fabio Torriero
Catalogna, il giorno dopo. Le scene che si sono viste ieri, con la Polizia che ha fatto irruzione in alcuni seggi sequestrando le schede elettorali e trascinando via i militanti indipendentisti che hanno tentato di fare resistenza per non far bloccare il voto, ha davvero dell'assurdo. Perché assurda è stata la pretesa del parlamento catalano di far svolgere un referendum illegale e anticostituzionale, privo della minima legittimità giuridica. Non si può pretendere oggi che il mondo intero condanni l'uso della forza da parte del governo di Madrid di fronte all'esigenza di difendere i principi della democrazia. Perché, se è vero che è un diritto dei popoli aspirare all'autodeterminazione, questo diritto non può essere imposto forzando la costituzione e le leggi che regolano e tutelano l'asssetto istituzionale e democratico di una nazione. Sulla vicenda catalana e sui risvolti che il "voto farsa" di ieri potrà avere sul futuro della Spagna interviene il direttore di Intelligonews Fabio Torriero. 
Catalogna, Torriero: 'Finta democrazia e populismo Ue. Rajoy-Puigdemont? Sono 2 minoranze'

Che chiave di lettura si sente di dare al referendum catalano?

"Il presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, con il suo atto di finta democrazia e di sovversione ha la responsabilità degli scontri e dei feriti che ci sono stati ieri e ha anche la responsabilità di ciò che si verificherà da oggi in poi. Il Governo di Madrid si è comportato correttamente, difendendo la legalità e lo stato di diritto, la vera democrazia, utilizzando gli strumenti che la costituzione spagnola gli riconosce. Ricordiamo a tutti che lo stato spagnolo in base all'articolo 2 della Costituzione è composto da regioni e nazionalità, quindi contempla già istituzionalmente l'indipendenza della Catalogna, come dei Paesi Baschi e degli altri. Quello che non prevede è la secessione. Il referendum è stato illegale e illegittimo, e il quesito posto agli elettori eversivo. Si è chiesto di votare per lo stato sovrano e la Repubblica. Ha votato il 40%, quindi siamo in presenza di un referendum virtuale, una farsa".

Oggi però tutti parlano del pugno duro della Polizia e c'è chi evoca lo spettro del franchismo. E' reale questo pericolo?

"Era inevitabile che il tema politicamente scorretto diventasse quello della repressione che tanto ha turbato i media e i libertari di casa nostra. La repressione è democrazia? In questo caso sì. La polizia si è comportata correttamente perché, tranne qualche eccesso individuale, ha sostanzialmente contenuto quella che poteva essere una vera e propria rivolta".

Eppure sono tanti in Italia a difendere le ragioni dei catalani e il loro diritto alla secessione?

"Ai cantori italiani del secessionismo catalano, e mi riferisco al Movimento 5Stelle, alla Lega Nord ad una certa sinistra libertaria, dico: attenzione! Il populismo sta cambiando. Non è più quello tradizionalista, identitario, storico, un populismo antecedente agli stati nazionali. Da Macron a Puigdemont è diventata un'altra cosa: un populismo egoistico, formalmente anti politico ma sostanzialmente organico al globalismo e all'Unione Europea. Un populismo di natura economica che sta distruggendo dal basso gli stati nazionali. L'Unione Europea da un lato si compiace perchè vuole la fine degli stati sovrani, dall'altro è in difficoltà perché fondandosi sugli accordi e i trattati con gli stati nazionali, non può smentire se stessa. Si indebolirebbe ulteriormente. Ricordo a tutti che se la Catologna è ricca e ha il Pil più alto lo deve proprio al tanto vituperato Francisco Franco, il dittatore fascista che installò proprio in Catalogna le industrie petrolchimiche e quelle automobilistiche creando le basi della sua ricchezza economica".

Come giudica il ruolo del Re? Molti stanno criticando il suo silenzio?

"Il Re non può accettare, da garante della Costituzione, un atto sovversivo ma credo ce l'abbia anche con Rajoy. E' stato proprio l'attuale Premier, ritirando gli accordi fiscali fra Madrid e Barcellona stipulati al tempo di Zapatero, ad aver favorito la spinta dell'autonomismo catalano verso l' indipendentismo. Dopo quello che è successo ieri, all'indipendentismo catalano si è aggiunta anche la spinta libertaria perché molti catalani pur contrari alla secessione sono per il diritto di voto. Oggi votare, votare e ancora votare è diventato un mantra. Il paradosso è che lo scontro fra Madrid e Barcellona è uno scontro fra governi di minoranza. Il governo centrale di Rajoy si regge sull'astensione dei socialisti, quello di Puigdemont grazie ad un partitito di estrema sinistra ultra laicista filo europeista e giacobino. Ricordiamo che alle scorse elezioni il fronte separatista non prese la maggioranza che andò invece al fronte unionista. Quindi lo scontro fra due governi di minoranza può portare a pericolosi disastri".

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