Catalogna, Ceccanti (costituzionalista): "Referendum inutile e pericoloso. Nato su scandali"

02 ottobre 2017 ore 13:38, Americo Mascarucci
Cosa succederà ora in Catalogna dopo il referendum di ieri che molti hanno definito "farsa"? Stando ai numeri la secessione sarebbe stata votata dal 90% degli elettori a fronte di un'affluenza alle urne del 42%. Resta tuttavia il presupposto dell'illegalità per una consulazione referendaria giudicata illegittima dal Tribunale costituzionale spagnolo. Ma certo è che la sfida lanciata dal parlamento catalano contro il governo Rajoy non potrà non avere ripercussioni, non soltanto in Spagna ma anche nel resto d'Europa. Quali potranno essere queste conseguenze? Intelligonews ne ha parlato con il costituzionalista Stefano Ceccanti già parlamentare del Partito Democratico. 
Catalogna, Ceccanti (costituzionalista): 'Referendum inutile e pericoloso. Nato su scandali'

Referendum illegale e anticostituzionale, quindi un referendum farsa. Avrà tuttavia ripercussioni significative?

"L'iniziativa assunta dal governo catalano è altamente pericolosa non solo per l'indizione in sè del referendum ma proprio per le conseguenze che ne deriveranno. Nell'articolo 4 comma 4 della legge sul referendum, si dice che una volta proclamati i risultati entro 48 ore si passa in Parlamento a dichiarare unilateralmente l'indipendenza. A ciò si collega l'altra legge che riconosce una costituzione transitoria alla Catalogna che concede al governo in carica tutti i poteri rompendo ogni legame con la Spagna. Ovviamente non si può pensare che questo non produca un'inevitabile reazione da parte del governo spagnolo".

Quindi quali saranno le mosse?

"Ora vedremo. L'ipotesi più probabile è quella di un intervento del governo centrale per sospendere l'autonomia regionale catalana e per sciogliere il parlamento catalano"

Il direttore di Intelligonews ha bollato l'iniziativa della Catalogna come frutto di un populismo non identitario, bensì economico e globalista. E' d'accordo?

"Distinguerei due aspetti. Ci sono le tradizionali forze indipendentiste dove troviamo per un verso i repubblicani di Catalogna che sotto sotto fanno una critica di tipo economico prevalente, e altre forze più radicali che fanno una critica ideologica di sinistra come la Cup. Però il punto fondamentale è che queste forze sono rimaste sostanzialmente minoritarie. La cosa che ha spostato la classe dirigente su posizioni indipendestiste è stato lo scandalo che ha coivolto il leader di Convergencia accusato di aver accumulato ingenti ricchezze private derivanti dall'attività politica. A quel punto il partito Convergencia per far dimenticare questo scandalo si è radicalizzato, virando su posizioni indipendentiste per ritrovare un rapporto con l'elettorato. Forse all'inizio pensavano di fare soltanto una svolta provvisoria non del tutto vera, poi il consenso alle urne gli ha fatto prendere la mano e non sono più riusciti a tornare indietro".

Si rischia un effetto domino in Europa?

"Queste cose se hanno successo producono effetti a catena, altrimenti no. Non credo l'iniziativa catalana avrà successo. Secondo me ci sarà un aggravamento delle tensioni in atto fra Madrid e Barcellona, ma nessuna secessione".

E conseguenze sui referendum autonomisti che si terranno in Lombardia e Veneto nelle prossime settimane?

"I due referendum di Lombardia e Veneto sono del tutto superflui ma si muovono all'interno della Carta costituzionale. Sono dunque perfettamente legittimi perché alla fine è legittimo per le regioni contrattare dei poteri in più col governo centrale. Questo richiede una trattativa fra Stato e regioni e alla fine un'approvazione del Parlamento a maggioranza assoluta. Il tutto a prescindere dai referendum che come detto non servono a niente. Il quesito della Lombardia è molto preciso e dettagliato, quello del Veneto molto più generico  e confuso". 


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