Poletti, il sociologo Bovalino: "Ora ho deciso di restare per spazzare via questa incapacità"

20 dicembre 2016 ore 13:34, Andrea De Angelis
"La ricerca del lavoro ha perso ogni dignità, ogni valore spirituale, ridotta al pari di un pacchetto di sigarette o di una ricarica telefonica da acquistare sotto forma di voucher sotto casa". Così il sociologo Nuccio Bovalino nell'intervista rilasciata a IntelligoNews nella quale ha commentato le dichiarazioni del ministro sui cosiddetti cervelli in fuga. Poletti, dialogando con i cronisti, ha detto: "Centomila giovani se ne sono andati dall’Italia? Sì, ma “non è che qui sono rimasti 60 milioni di pistola. Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi".
"A Poletti non chiedo una laurea per dimostrare il proprio valore. La nostra quotidianità ci porta a confrontarci con gente che non ha titoli di studio elevati, ma che riesce a eccellere in ciò che fa. Purtroppo non è il caso del Ministro", ha aggiunto Bovalino.

Come giudica le parole del ministro Poletti sui cosiddetti cervelli in fuga?
"Il caos causato dalle affermazioni del Ministro Poletti potrebbe essere quasi un incidente fortunato per lo stesso. Si rischia infatti di concentrarsi su queste parole, quasi amplificando la violenza verbale di un ministro che è stato protagonista di una violenza metaforica reale, il Jobs Act, che ha inciso sulle esistenze quotidiane dei giovani. La ricerca del lavoro ha perso ogni dignità, ogni valore spirituale, ridotta al pari di un pacchetto di sigarette o di una ricarica telefonica da acquistare sotto forma di voucher sotto casa. La nuova dittatura del voucher è lo specchio di un tecnicismo sfrenato applicato anche a un aspetto che fa parte della parte essenziale di una vita dell’uomo, il lavoro, che rappresenta la realizzazione di se stessi. Il lavoro è la vita non un mezzo per vivere. Ci identifica, ci fa sentire parte di una comunità. I voucher lo hanno ridotto a una schedina da acquistare fra una giocata al lotto e l’altra. Il tutto si lega alla concezione che la finanza globale e il turbocapitalismo hanno dell’economia: un elemento svincolato dal contesto sociale, un asettico luogo che ha come finalità ultima la massimizzazione degli utili, non la felicità individuale e collettiva".

Poletti, il sociologo Bovalino: 'Ora ho deciso di restare per spazzare via questa incapacità'
A che titolo Poletti si rivolge a quei centomila italiani? 
"A Poletti non chiedo una laurea per dimostrare il proprio valore. La nostra quotidianità ci porta a confrontarci con gente che non ha titoli di studio elevati, ma che riesce a eccellere in ciò che fa. Purtroppo non è il caso del Ministro. Un esecutore finale di politiche antiumane e controgiovaniliste che vengono giustificate in nome di un PIL che è ormai un vuoto contenitore che non tiene conto del vissuto reale degli individui. Ma un regalo al nostro Ministro del Lavoro, che non potendo chiedere di comprendere i sacrifici di chi si laurea o di chi si dedica alla ricerca universitaria in Italia, si procuri perlomeno il libro di Antonio Genovesi, un economista italiano vissuto nel settecento che già allora concepiva il lavoro come elemento utile a creare ricchezza ma soprattutto civiltà. Il concetto di Economia civile, da lui portato avanti, già allora intuiva l’importanza della solidarietà intergenerazionale. Pare questa sconosciuta a Poletti, forse perché figlio di un tempo privilegiato che non può comprendere a fondo il mondo attuale. Non si capacita".

Anche lei, da ricercatore, ha un'esperienza da cervello in fuga?
"La mia esperienza è il frutto di un compromesso fra la volontà di fare un percorso all’estero e poter far fruttare la mia ricerca nel mi paese. Molti Colleghi e amici hanno scelto di rimanerci all’estero come scelta momentanea di vita. Credo che le parole di Poletti siano uno stimolo in più a restare, perché sono visibilmente il canto del cigno di una generazione politica che si è messa fuori dalla realtà e che costringerà paradossalmente a far rientrare i cervelli in fuga e a non far partire quelli che ancora sono indecisi.  È ormai una urgenza spazzare via questa incapacità umana prima che politica o intellettuale-accademica".
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