Intervista 'eretica' di Vittorio Sgarbi: "Cosa dico a Poletti e ai cervelli in fuga"

20 dicembre 2016 ore 23:47, Andrea De Angelis
"Ci sono anche stranieri che vengono in Italia, non mi pare che la frase sia particolarmente riprovevole. Come gli stranieri vengono in Italia, e sono centinaia di migliaia, è normale che gli italiani vadano all'estero. Fa parte della dimensione globale del sapere". Così lo scrittore e politico Vittorio Sgarbi nell'intervista rilasciata a IntelligoNews circa le dichiarazioni del ministro Poletti sui "cervelli in fuga". Il ministro, dialogando con i cronisti, ha detto: "Centomila giovani se ne sono andati dall’Italia? Sì, ma “non è che qui sono rimasti 60 milioni di pistola. Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi". Poi Sgarbi, dopo aver difeso il ministro Fedeli, se la prende con un altro ministro: "La cosa più grave è il passaggio agli Esteri di Angelino Alfano. Un uomo che non ha né titoli, né la maggioranza, né i voti per fare il ministro e che tenendo in piedi i governi si impone in ruoli di primissimo piano. Questo è l'unico scandalo grave di questo Governo. Una specie di ricatto sostanzialmente politico. Gli altri casi mi sembrano minori e molto veniali". 

Come giudica le dichiarazioni di Poletti sui cosiddetti cervelli in fuga?
"Questa è una dichiarazione provocatoria di cui dovrà rispondere il ministro, credo che non debba dimettersi perché è semplicemente uno sfogo che ha una sua logica".

Quale?
"Nella libertà degli studenti c'è anche quella di allargare il loro orizzonte andando in altri luoghi. Non significa che quelli che rimangono sono degli incapaci o che non ci sono prospettive per loro. Ci sono anche stranieri che vengono in Italia, non mi pare che la frase sia particolarmente riprovevole. Come gli stranieri vengono in Italia, e sono centinaia di migliaia, è normale che gli italiani vadano all'estero. Fa parte della dimensione globale del sapere". 

Intervista 'eretica' di Vittorio Sgarbi: 'Cosa dico a Poletti e ai cervelli in fuga'
Il ministro però ha detto: "L'Italia non soffrirà ad averli più tra i piedi". Poteva risparmiarselo?

"Certo, poteva risparmiarselo. Gran parte della sua dichiarazione può essere sgradevole, ma corrisponde a un pensiero lecito: chi va all'estero non lo fa solo perché non trova lavoro. Io ad esempio non ne ho sentito il bisogno, ma c'è chi può sentirlo. Berlusconi va a farsi curare il cuore in America, vuol dire che in Italia non ci sono cardiologi? Io mi sono fatto curare il cuore a Modena ed ho avuto lo stesso risultato. C'è un po' di esterofilia, come se andare all'estero significasse trovare un paradiso che qui non c'è. Avrei forse usato altri termini, un ministro dovrebbe contenersi. Ma chi rimane in Italia non è sfigato. Allo stesso modo non si può immaginare che tutti quelli che si iscrivono ad una Facoltà a numero chiuso debbano trovare lavoro per forza. Una volta si laureavano molte meno persone che oggi".

La polemica su Poletti segue quella sul ministro Fedeli. Gentiloni non è partito proprio bene se continuiamo con queste gaffe, ci vorrebbe più prudenza?
"La laurea è una piccola vanità di cui rimaneva traccia sul curriculum, questo è vero. Ma non è detto che un laureato sia un ministro migliore di un altro, Benedetto Croce non era laureato. La Fedeli è un'ottima persona, probabilmente sarà un ottimo ministro, è molto capace. Forse quando ha fatto quel curriculum non pensava neanche di diventare ministro e qualcuno ha ritenuto che non ci fosse nessuna necessità per fare il deputato di essere laureato. Non c'è un ruolo che debba svolgere qualcuno solo perché laureato. Questo viene richiesto per funzioni concorsuali, il valore legale del titolo di studio è una delle follie italiane. Nelle nomine per chiamata, come quella del ministro, non sono previsti tali requisiti. Se non valeva per quando era deputato, non si capisce perché vale da ministro. Non mi sembra una cosa particolarmente grave rispetto alla dichiarazione a monte, evidentemente nasconde una specie di vanità o desiderio di mostrare la laurea. Non era laureato D'Alema, non era laureato Veltroni...".

Per usare una parola cara a lei, mi sembra di capire che direbbe più "capra" a chi chiede le dimissioni dei ministri piuttosto che essi con le loro uscite?
"Nel caso della Fedeli è un peccato veniale che ha una lunga storia, perchè è venuta fuori adesso? Lo scandalo poteva tirarlo fuori anche cinque anni fa, dunque è pretestuoso. Nel caso di Poletti l'affermazione è poco elegante, ma nasconde il principio che abbiamo espresso, non considerare cioè chi resta in Italia come uno sfigato. Mi sembrano due cose di poco rilievo. Questo Governo nasce male comunque perché è un Governo Renzi con un uomo dello schermo. Ma la cosa più grave è il passaggio agli Esteri di Angelino Alfano. Un uomo che non ha né titoli, né la maggioranza, né i voti per fare il ministro e che tenendo in piedi i governi si impone in ruoli di primissimo piano. Questo è l'unico scandalo grave di questo Governo. Una specie di ricatto sostanzialmente politico. Gli altri casi mi sembrano minori e molto veniali". 
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