Hotel Rigopiano, Meluzzi: "Vi spiego come si può affrontare un'esperienza del genere"

20 gennaio 2017 ore 14:14, Andrea Barcariol
Attualmente sono 8 i sopravvissuti alla tragedia dell'Hotel Rigopiano, tratti in salvo in una complessa operazione di recupero dai soccorritori. IntelligoNews ha chiesto allo psichiatra Alessandro Meluzzi come si può affrontare e superare un'esperienza del genere.

Che tipo di shock si vive in una situazione come quella dell'Hotel Rigopiano?

 ''Chi conosce le storia dell'alta montagna sa che queste eventualità non sono rare come si crede. In questo caso non si tratta però di alpinisti professionisti ma di villeggianti quindi il trauma è sicuramente diverso e il grado di resilienza e preparazione psicologica inferiore. Credo si tratti di un'esperienza di grande terrore mitigato dalla consapevolezza che qualcuno sta venendo a cercarti. E' una situazione non paragonabile ad esempio a un crash aereo, dove uno non sa neanche dove si trova, qua c'è una ragionevole speranza di essere salvati".

Anche se in condizioni termiche proibitive? 

''Le condizioni termiche  sono quelle di un igloo a 0 gradi, un tipo di situazione in cui un soggetto ben coperto può sopravvivere anche a lungo se c'è l'aria. Il fatto di essere in un gruppo probabilmente attenua l'angoscia, questo vale anche per i bambini ed è anche legato alla capacità degli adulti presenti di esercitare un abbraccio di protezione e di rassicurarli''. 


Hotel Rigopiano, Meluzzi: 'Vi spiego come si può affrontare un'esperienza del genere'
Che cosa può rimanere dentro di un'esperienza del genere? 


''Gli esiti si vedranno nel corso del tempo e potrebbero essere gravi, come sviluppare una fobia per i luoghi chiusi o un rifiuto di quel tipo di ambiente o questa esperienza potrebbe essere perfettamente metabolizzata. Piano piano bisogna razionalizzare quello che è successo cercando di rielaborare il ricordo come in tutte le esperienze traumatiche, come ad esempio dopo un grande incidente stradale. Non bisogna dimenticare che la mente dell'uomo ha delle grandi capacità di resilienza e recupero, gente sopravvissuta a naufragi e crash aerei ha poi condotto una vita normale. Per queste persone se vogliono continuare ad andare in montagna vale il vecchio protocollo della psicologia: dopo una caduta di cavallo bisogna risalirci subito".

L'opionione pubblica sul dramma terremoto/neve come sempre si è spaccata tra colpevolisti e innocentisti con reciproche accusa di impreparazione e sciacallaggio. Lei da che parte si schiera? 

'''In generale si ha la sensazione che dal terremoto alle grandi nevicate una certa fragilità del sistema della protezione civile si sia visto. Ognuno poi tira acqua al suo mulino, chi difende il governo dice che non si devono fare polemiche, chi ha interessi a criticare il governo mette in luce le carenze. Io direi semplicemente che bisogna lasciare libero chi vuole fare la difesa e chi vuole criticare. Viviamo in una società democratica, in cui c'è il diritto di critica, non capisco la richiesta di etica del mutismo e del silenzio, mi sembra una stupidaggione, non siamo in Corea del Nord: ognuno ha il diritto di dire quello che pensa".
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