Siria scontro Usa-Russia, Cardini: "Aumenterà la tensione, Trump ha una strategia"

20 giugno 2017 ore 12:57, Andrea Barcariol
"Tutti gli aerei della coalizione internazionale che voleranno in Siria, ad ovest dell'Eufrate, da oggi sono considerati potenziali bersagli dell'aviazione russa". L'annuncio è arrivato dal ministero della Difesa russo in risposta all'abbattimento di un jet siriano da parte delle forze statunitensi, avvenuto domenica a sud di Tabqa, nella provincia di Raqqa. Una presa di posizione dura che fa crescere ulteriormente l'allarme per i rapporti tra Usa e Russia. Su questo argomento IntelligoNews ha intervistato Franco Cardini, storico, scrittore e grande esperto di Islam e Medio Oriente. 

Siria scontro Usa-Russia, Cardini: 'Aumenterà la tensione, Trump ha una strategia'
Cosa succede in Siria? 

"Succede quello che il presidente Trump ha concordato con l'Arabia Saudita e con i Paesi che seguono quella linea politica. Trump pensa a consolidare il suo potere interno e negli Stati Uniti, dal 1979, si è diffuso un atteggiamento istericamente anti-iraniano che elettoralmente paga. Questa è una delle ragioni della sconfitta di Obama che non ha assecondato un modo di pensare demenziale. Trump ha rapporti sempre più stretti con famiglie saudite che poi, al contrario di quanto dicono, appoggiano il terrorismo wahabita, anche se il presidente degli Stati Uniti sostiene che il supporto fondamentale al terrorismo arriva dall'Iran e dalla Siria di Assad. Tutto ciò non sta né in cielo né in terra e non torna con nessuna notizia che abbiamo".

Ci possono essere margini per recuperare un'intesa fra Washington e Mosca?

"E' quello che ci dobbiamo augurare, il mantenimento di questa nuova guerra fredda, poi forse in futuro le cose si riaggiusteranno ma non so quando e in che modo. Per i tempi brevi e medi c'è da aspettarsi una crescita della tensione. La Siria è quasi a pezzi, se la sono ufficiosamente già lottizzata, Mosca insiste per non abbandonare l'alleato Assad, questo diplomaticamente gli fa onore, ma ci sono dietro anche interessi precisi: il mantenimento delle basi marittime sulla costa siriana occidentale dove i musulmani della stessa confessione della famiglia Assad sono più forti. Il demenziale sistema dell'organizzazione in Stati nazionali, che ha retto un secolo e fu imposto dai vincitori di Versailles, è sempre stato malfermo".

E' su questo che si è inserito l'Isis?

"L'Isis ha dato il colpo di grazia e ora dell'Isis si vogliono liberare".

Vede un collegamento tra quanto sta succedendo e la presunta morta di Al Baghdadi annunciata dai russi?

"Non so se sia morto, è la terza o la quarta volta che lo dicono, certamente i suoi finanziatori lo hanno messo da parte perché non serve più. Sono arrivati a quello a cui volevano arrivare: far saltare gli Stati nazionali per sostituirli con entità di natura etno-religiosa, ad esempio ridividere l'Iraq in tre come avevano fatti i Turchi. Il gioco sostenuto e finanziato è quello di far sì che il numero più alto possibile di musulmani sunniti passino al wahabismo. Le ragioni per cui si fanno gli attentati in Europa è per convincere gli europei che con i musulmani non si può trattare e per convincere i musulmani che hanno ragione i wahabiti quando dicono che la convivenza con gli occidentali è impossibile. L'obiettivo non è l'Occidente ma l'ampliamento della base wahabita nel mondo. C'è una ragione profonda che è di natura religiosa ed è interna all'Islam, il tentativo di espandere il wahabismo nel mondo anche attraverso associazioni. Una manovra brutale ma molto sottile. So che molti hanno cercato di spiegare queste cose a Trump, che le abbia capite è irrilevante perché a lui interessa fondamentalmente l'America first che consolida il suo potere, il suo prestigio e la sua base elettorale. Noi siamo nei guai in seguito a questo squilibrio demagogico elettorale, di cui Trump è molto geloso perché è il suo patrimonio politico".




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