Francesco Magistrali in Sud America "la mia esplorazione tra tribù, caccia e niente motori"

21 marzo 2017 ore 11:12, Marta Moriconi
Un viaggiatore, non solo. Un esploratore, non proprio. Un sognatore, sicuramente. E' tutto questo Francesco Magistrali, il giovane piacentino (per la precisione borgonovese) che con la sua impresa durata un anno e mezzo circa ha tentato di conoscere usi e costumi, pensiero e cibi, ma anche vizi e virtù del popolo Sudamericano, con un viaggio che ha dell'incredibile: tutto rigorosamente compiuto in solitaria e senza mezzi motorizzati. Francesco, dopo una laurea in Scienze
Francesco Magistrali in Sud America 'la mia esplorazione tra tribù, caccia e niente motori'
Motorie all’Università Cattolica di Milano e diverse esperienze lavorative e di volontariato in giro per il mondo ha iniziato a fare esplorazioni di diverso tipo, sempre autofinanziandosi con sponsorizzazioni e “self-marketing”. L'ultima avventura è stata la spedizione ‘Esmeralda Expedition’ (CLICCA QUI PER SCOPRIRLA SU FACEBOOK): un progetto anche di ricerca che si è snodato per 16 mesi attraverso il Sud America e che IntelligoNews ha voluto vivere attraverso le parole del protagonista.

Cosa l'ha portata a voler affrontare la spedizione ‘Esmeralda Expedition’, un progetto di esplorazione e ricerca lungo 16 mesi attraverso il Sud America? E' vero che è stato tutto in solitaria e senza mezzi motorizzati? 

"Si, si è trattato di un lungo viaggio di circa 10.000 chilometri attraverso il continente sud americano, dalla Patagonia all’Amazzonia: Argentina, Cile, Bolivia, Perù e Brasile, senza motori, nell’etica sportiva e ‘green’ di riuscire senza percorrere un solo metro che coinvolgesse mezzi meccanici e benzina. A piedi, bici e kayak. Noi tutti siamo la risultante di un mix di fattori: DNA, famiglia, contesto culturale, epoca, letture, cinema…Tutti input che mi hanno portato a tentare la strada dell’avventura non solo come spettatore ma anche come attore. La mission definitiva è di conoscere, conoscermi e quindi condividere".

Gli incontri, i panorami, le facce, il cibo: cosa le è rimasto più nel cuore e nella mente? 

"L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano mi incaricò di registrare più dati possibili sul tema della relazione uomo-cibo durante il viaggio, in vista di divulgare queste informazioni nell’imminente Expo2015 di Milano. Per forza di cose ho assaggiato mille particolari cibi e soprattutto assistito a unici momenti di caccia, pesca, raccolta, agricoltura. Tra paesaggi incredibili: la natura non è mai brutta. Se un paesaggio lo è, di solito è perché l’uomo lo ha deturpato. Ma alimenti, tecniche, magnifici orizzonti sono i corollari al tema centrale di un viaggio così: gli indimenticabili incontri con centinaia di persone. Un viaggio nell’Uomo".

Quali momenti della sua esplorazione sono stati i più difficili e perché?

"Probabilmente verranno in futuro spedizioni più complesse o semplicemente più dure dal punto di vista fisico e psicologico. Oltre alla conoscenza del mondo, viaggi come questi sono odissee interiori perché ciò che stimola la crescita e il fidarsi del proprio fiuto e delle proprie forze è l’affrontare grandi difficoltà. Questo è stato un viaggio incredibile, ma devo dire sinceramente (certo, sempre con gli occhi aperti e con circospezione) che tutto è sempre filato liscio. Lasciare famiglia e amici, pur con motivazioni chiarissime, condivise e accettate, non è mai però impresa facile"

Cosa c'è in quei luoghi che qui abbiamo perso o non sappiamo più valorizzare? 

"Il tema che riassumo sempre con le parole ‘conservazione e sviluppo’ è tra i più importanti che mi hanno
Francesco Magistrali in Sud America 'la mia esplorazione tra tribù, caccia e niente motori'
accompagnato come chiodo fisso per tutta la spedizione. Qual è la formula ideale che eviti di dimenticare il passato ricco di conoscenze in estinzione e che assecondi però tecnologia e innovazione? Basterebbe cogliere il meglio di ogni luogo e cultura e… mettere tutto nella stessa ricetta…ma non è così semplice purtroppo. Il mondo moderno, non neghiamolo, ha tanto da insegnare, così come però i popoli indigeni del mondo possono aiutarci a intraprendere un ritorno verso la natura, la calma, la semplicità". 

E' rimasto in contatto con qualcuno del posto? E se sì, è una pagina del tuo libro già scritta, o vuol tornare "a scriverci" sopra? Insomma ha qualche progetto che bolle in pentola? 

"Il libro che ho iniziato a scrivere è direi… al suo primo capitolo! Durante Esmeralda Expedition stessa sono nate mille idee nelle quali coinvolgo famiglia, amici, collaboratori. I temi sono sempre uomo, natura/ambiente, memorie, divulgazione, sempre nel contesto dell’azione e dell’avventura. Sto sfogliando atlante e carte. Non posso rivelare tutto ora, ma per esempio uno dei progetti già in fase di allestimento consiste nel visitare comunità del mondo per registrare in forma di documentario le memorie locali che gli anziani saggi del luogo custodiscono, per evitare la perdita definitiva di questi tesori culturali".

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