21 marzo, Polizia ringrazia don Ciotti per "siamo tutti sbirri". Appello all'Antimafia

21 marzo 2017 ore 13:39, Andrea De Angelis
La Camera ha approvato lo scorso primo marzo in via definitiva con 418 voti a favore e nessuno contrario la legge che celebra il 21 marzo quale Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie. "Un lungo elenco, di donne e uomini, anziani, giovani e bambini che da oltre vent’anni, grazie a Libera, nel primo giorno di primavera risuona in tante piazze del Paese e che finalmente da oggi diventa la data in cui tutta l'Italia si riconosce nell’impegno comune contro l'illegalità e la criminalità organizzata". Così Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia. E oggi don Ciotti, presidente di Libera, ha detto a Locri: "Siamo tutti sbirri", chiedendo poi che vengano confiscati tutti, "ma proprio tutti" i beni ai mafiosi e ricordando che il termine "Italia" ha origine dalla Calabria. Un monito anche etimologico al popolo e soprattutto alla politica. IntelligoNews ne ha parlato con Gianni Tonelli, segretario del sindacato autonomo di polizia Sap...

Oggi per l'Italia è un giorno importante, si ricordano le vittime delle mafie. Tra queste anche esponenti delle forze dell'ordine. Qual è il suo ricordo?
"Certamente è un momento importante. Anche noi quest'anno durante il mese di maggio, quello della strage di Capaci, organizzeremo su tutto il territorio nazionale una serie di eventi, convegni e commemorazioni. Una serie di percorsi da Trieste a Capaci, compreso un pellegrinaggio a Piazza San Pietro. Tutto confluirà poi a Monte Sant'Angelo, al santuario di San Michele Arcangelo, nostro patrono. Ritengo fondamentale che si possano ricordare queste persone. Non è un fatto di riconoscenza spicciola, ma proprio per il tributo che la storia ci richiede per il miglioramento del processo di civilizzazione culturale". 

21 marzo, Polizia ringrazia don Ciotti per 'siamo tutti sbirri'. Appello all'Antimafia
Don Ciotti ha detto che oggi siamo "tutti sbirri", rifacendosi alle scritte offensive di due giorni fa. Il fatto che chi opera per la legalità sia considerato ancora uno sbirro è segno di che cosa?

"Mi fa molto piacere sentire queste parole pronunciate da don Ciotti. Il partito dell'anti-polizia non è formato soltanto dai delinquenti, ma si trova anche nella pseudo-cultura autoreferenziale italiana. Vorrei pensare a quello che è il manifesto contro il commissario Calabresi. Lo troviamo purtroppo anche nelle istituzioni. Io sto facendo una battaglia contro questa entità che ho definito il partito dell'anti-polizia, è perciò davvero un piacere sentire oggi don Ciotti. Sembra quasi che lo sbirro sia qualcosa di negativo. Noi siamo quelli che operano per la concordia e la pacifica convivenza, presupposto questo per qualsiasi progresso morale, economico e materiale di una società. Invece ci troviamo spesso in difficoltà". 

Ci faccia un esempio. 
"Invece di mettere le telecamere che noi chiediamo sulle divise per dar modo al poliziotto che deve difendersi di avere un elemento di trasparenza massimo, ci propongono solo i caratteri alfanumerici sulle divise. Quando noi per trasparenza chiediamo delle telecamere. Siccome questi strumenti hanno un difetto, cioè non perdonano nessuno, i delinquenti non li vogliono. Questa cosa non è accettabile". 

C'è il rischio che terminata questa giornata si spengano i riflettori? Qual è la situazione oggi, quali sono le emergenze per chi come voi deve lottare contro le mafie?
"Purtroppo non è solo un rischio. In occasione della commemorazione dei miei colleghi e del giudice Borsellino, sono andato il giorno prima a depositare i fiori in loro memoria perché ho detto chiaro che non mi voglio mescolare a chi dell'Antimafia ha fatto solo uno strumento di emancipazione personale o politica. In Sicilia mancano quattromila uomini nell'Antimafia, in Calabria oggi mancano circa 1800 uomini nell'esercito anti-'ndrangheta rispetto a dieci anni fa, così come ne mancano duemila in Puglia. Altrimenti è inutile che ci riempiamo la bocca di Antimafia se poi non la pratichiamo". 
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