Scissione Pd, Fassina (SI): "Arrivano tardi. Da Bersani e Pisapia tante parole, vedremo i fatti"

22 febbraio 2017 ore 13:28, Americo Mascarucci
"Non mi stupisce la mossa di Michele Emiliano, anzi me l'aspettavo. Quanto agli scissionisti del Pd li metteremo alla prova in Parlamento e vedremo se saranno interlocutori affidabili".
Stefano Fassina leader di Sinistra Italiana spiega ad Intelligonews che non saranno aperte linee di credito a chi sta lasciando il Pd, se non sui fatti e sull'atteggiamento reale che assumeranno in Parlamento.

Si aspettava la mossa di Michele Emiliano?

"Assolutamente sì, non mi ha sorpreso affatto. Era evidente come le posizioni assunte in queste ultime settimane da lui non fossero affatto incompatibili con la permanenza nel Pd".
Scissione Pd, Fassina (SI): 'Arrivano tardi. Da Bersani e Pisapia tante parole, vedremo i fatti'

E su Bersani e company? Ritiene possibile un'alleanza con loro?

"Per noi la scissione del Pd non è una novità, anche perché noi questa novità l'abbiamo anticipata un paio di anni fa. Semmai sono loro ad essere arrivati tardi. Noi continuiamo con il nostro progetto di Sinistra Italiana concentrandoci sul merito dei problemi. Continueremo a contrastare le politiche del Governo Renzi, oggi portate avanti da un nuovo premier che si chiama Gentiloni. Cercheremo di capire come i fuoriusciti del Pd si porranno nei confronti delle politiche del Governo".

Però anche a sinistra il campo appare molto confuso. C'è Pisapia che ha avviato il cantiere della sinistra, ci siete voi che non vi riconoscete in quel progetto. Ma in sostanza è tanto difficile creare una sinistra unita?

"Stiamo assistendo ad una discussione completamente astratta dai problemi del Paese senza indicazioni programmatiche o di merito. Noi stiamo con i tassisti e gli ambulanti che protestano contro le liberalizzazioni, stiamo con i lavoratori licenziati di Almaviva che non accettano ulteriori tagli ai loro stipendi, stiamo con chi protesta nelle piazze e subisce gli sgomberi. Quelli sono i nostri interlocutori. Poi discuteremo nel Palazzo con quanti saranno disponibili a creare una nuova sinistra". 

Però intanto voi ponete una netta chiusura verso il Pd, mentre altri come Pisapia sembrerebbero più interessati ad un progetto di centrosinistra: una sorta di revival dell'Ulivo?

"Il Pd è in continuità con le politiche del Governo Renzi su Jobs act, buona scuola, trivelle, revisione costituzionale bocciata dagli elettori. Percorsi per noi incompatibili. Per gli altri non so".

Capirà quanto sia difficile per un elettore di sinistra capire perché Scotto ad esempio lascia Sel per andare con Pisapia. Volete costruire un'area di sinistra e vi dividete ancora prima di iniziare?

"Quest'area rischia di essere astratta ed incomprensibile, c'è bisogno di chiarezza programmatica. Va detto a chiare lettere che chi sta a sinistra deve battersi per l'abolizione del Jobs Act e della riforma della scuola, deve essere pronto a mettere in discussione il rapporto con l'Unione Europea e con l'euro. Scelte essenziali se si vuole tornare a rappresentare il lavoro" 

Fra Pisapia e Ferrero dunque, chi ha oggi più titolo per costruire il campo della sinistra?

"Chi avrà la forza e la capacità di mettere in discussione il rapporto con l'eurozona. Se non si partirà da questa premessa ogni discussione per noi resterà inutile".

E chi sarebbe a non volerlo fare? Pisapia? 

"Pisapia finora ha soltanto indicato l'empireo dei valori, deve farci capire dove vuole andare, con un'attenzione alla coerenza programmatica. Che finora è mancata".    
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