CETA al senato, De Bonis (GranoSalus): "Made in Italy e salute saranno sacrificati"

22 giugno 2017 ore 13:47, Andrea Barcariol
Arriva oggi in Senato la discussione per la ratifica del CETA, accordo di libero scambio con il Canada firmato dalla Commissione  Europea il 30 ottobre del 2016. Una decisione importante perché secondo le leggi UE, se un solo Stato membro decide di non ratificare l’accordo, ne viene meno l’effettività, quindi l’entrata in vigore. Sui pro e i contro del CETA IntelligoNews ha intervistato Saverio De Bonis, presidente di GranoSalus, associazione che ha come obiettivo quello di dare voce agli agricoltori e soprattutto ai consumatori.

CETA al senato, De Bonis (GranoSalus): 'Made in Italy e salute saranno sacrificati'
Il CETA è un pericolo per il made in Italy?

"Il grande dilemma è se si possa definire made in Italy quando si utilizzano le materie prime straniere. Secondo gli industriali sì perché vale il loro know how, secondo gli operatori della produzione primaria no, non si può prescindere dalla materia prima, come nel caso del grano. Con questa norma viene abolito tutto il sistema dei dazi doganali e c'è un mutuo riconoscimento delle legislazioni, ma la nostra è più restrittiva. Va a finire che mangeremo la pasta con il loro grano che è più tutelato sotto il profilo sanitario".

Questo cosa significa?

"Ad esempio sul grano loro hanno un limite sul contaminante DON, che è una tossina, molto più basso rispetto al nostro (il limite fissato dall’Italia per il DON nel grano non lavorato è di 1750 parti per miliardo, cioè 1,75 milligrammi per chilo, mentre in Canada è tra 750 e 1000 ndr). Noi dobbiamo accettare il loro sistema legislativo? Questo sicuramente è un lato negativo dell'accordo, poi il mondo industriale avrà le sue contropartite ma non può essere sempre l'agricoltura la Cenerentola che si sacrifica".

E' già accaduto in passato che l'agricoltura fosse terreno di scambio, ad esempio in occasione dell'invasione di olio tunisino approvata dall'Ue.

"Ciò purtroppo significa sacrificare la salute dei consumatori. Non si tratta solo di un dato economico ma anche sociale e sanitario. Questi accordi di libero scambio per favorire determinante multinazionali si fanno soprattutto sulla pelle dei consumatori".

A rimetterci saranno anche le piccole e medie aziende?

"Su questo non ci piove. Non avranno più corsie preferenziali le materie nobili di cui dispone l'Italia grazie a determinate condizioni climatiche che non favoriscono lo sviluppo di determinate patologie sulle piante. La nostra frutta, i nostri ortaggi, il nostro grano sono superiori, perché allora mi devo omogeneizzare a gusti che, per tradizione e cultura, non mi appartengono. Questo è il vero discrimine, sembra che tutto si debba misurare solo in termine economici ma qui è in ballo la storia, la cultura e la salute. Gli accordi di libero scambio dovrebbero essere concepiti dal basso e non dall'alto con un ruolo attivo anche da parte dei consumatori. Tra l'altro una multinazionale potrebbe mettere sotto processo lo Stato e questo ci sembra veramente una privazione della democrazia".

Ci sono anche rischi a livello ambientale?

"Certamente, alla fine l'Italia non ha alcuna convenienza da questo accordo che dobbiamo subire. Il governo in gran sordina ha già accettato il CETA ma è opportuno che i parlamentari sappiano il dissenso che c'è intorno a questa scelta. Se poi si tratta di un espediente per fronteggiare l'avanzata della Cina è concepito in modo sbagliato".

#CETA #Italia #Senato

caricamento in corso...
caricamento in corso...