Catalogna, per Stefano Magni (N. Direction Foundation): "E' tutto legittimo, vi spiego perché"

22 settembre 2017 ore 16:26, Americo Mascarucci
Catalogna sull'orlo di una guerra civile. Il direttore di Intelligonews Fabio Torriero nel suo editoriale di oggi ha evidenziato come il referendum proposto dal governo catalano e bocciato da Madrid sia illegale, anticostituzionale e antidemocratico e come sia giusto l'intervento del governo centrale per ripristinare la legalità democratica. Chi ha ragione? Intelligonews ha aperto un dibattito chiedendo l'opinione di Stefano Magni giornalista e saggista oltre che membro del comitato scientifico di New Direction Foundation.
Catalogna, per Stefano Magni (N. Direction Foundation): 'E' tutto legittimo, vi spiego perché'

Torriero definisce illegale e antidemocratico il comportamento del governo catalano. Condivide? Chi ha ragione nella disputa?

"Io distinguerei innanzitutto la legalità dalla legittimità. Legalità significa essere conformi alle leggi vigenti e in questo caso la costituzione spagnola è stata approvata anche dai catalani all'indomani della dittatura franchista, in una situazione completamente diversa rispetto a quella di oggi. La Costituzione non è però un totem e non è nemmeno parola di Dio. E'comunque una legge suprema che può essere riformata. E negli ultimi tempi è stata più volte riformata. Nel 2006 la Catalogna e il governo centrale di Madrid hanno comunque rinegoziato il loro patto di unione e su questa rinegoziazione si discute ancora. Da un punto di vista puramente legale quindi la secessione della Catalogna sarebbe certamente illegale nei confronti della legge vigente, ma la spinta alla secessione può anche rappresentare una spinta a modificare la Costituzione".

Ma non resta comunque un atto illegittimo e antidemocratico? Alle ultime elezioni per altro ha vinto la maggioranza unionista non quella sovranista.

"Ritengo che una secessione della Catalogna sia perfettamente legittima perché ogni comunità deve avere il diritto all'autodeterminazione. Come diceva un filosofo di cui condivido poco, Ernest Renan, una nazione è un plebiscito quotidiano, quindi nel momento in cui una nazione non si riconosce più nello stato di cui fa parte, lo Stato non ha diritto ad utilizzare la forza per impedire ad una sua comunità di dotarsi di proprie istituzioni dichiarando l'indipendenza. Le situazioni migliori sia per gli ex stati centrali che per le nuove comunità che si sono formate con l'indipendenza, sono originate dalle cosiddette secessioni consensuali. Penso alla Repubblica Ceca e alla Slovacchia che si sono separate consensualmente una volta libere dal comunismo ed entrambe hanno conosciuto uno sviluppo e una crescita positiva seppur con percorsi differenti:  penso alla Jugoslavia dove le secessioni consensuali come quella del Montenegro hanno dato i frutti migliori. Poi se è vero che la maggioranza dei catalani non è indipendentista, per quale motivo impedire la consultazione? Perché non confrontarsi nelle urne come ha fatto ad esempio la Scozia? Cosa teme il governo centrale? 

Torriero parla oggi in un editoriale di rivendicazioni, non all’insegna di un identitarismo tradizionale e storico, ma di una concezione economistico-libertaria e globalista? La catalogna ha il Pil più alto. C'è anche una mentalità egoistico-economica?

"La Catalogna ha una sua identità, una sua tradizione, da tempo non si riconosce più nella Spagna. Hanno una struttura politica, una polizia, un sistema educativo diversi. Quindi sicuramente c'è un aspetto identitario da non sottovalutare. L'aspetto economico ha fatto da detonatore. Fino a che il paese è in crescita anche i più accesi sovranisti sono portati ad ingoiare il rospo per approfittare della crescita complessiva. Dopo che, soprattutto a causa delle politiche socialiste di Zapatero, la Spagna ha dovuto subire la crisi economica più di altri paesi, è venuto a mancare anche il presupposto di base, ossia la convenienza di restare ancorati ad un Paese che si percepisce come estraneo. Tuttavia se una comunità anche per ragioni puramente economiche e non identitarie decide di separarsi dal governo centrale, non vedo perché non lo possa fare". 

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