Manchester, Purgatori: "Occidente sembra Baghdad. Quella bomba ha un elemento di novità"

23 maggio 2017 ore 14:05, Stefano Ursi
L'attentato di Manchester ha causato fino a questo momento la morte di 22 persone e il ferimento di altre 59, di cui alcune sono in gravi condizioni. Ieri sera, intorno alle 22:30, l'esplosione alla Manchester Arena, la struttura dove si era appena concluso il concerto della popstar Ariana Grande, idolo dei giovanissimi. Un colpo al cuore dell'Europa, con l'Inghilterra colpita per la seconda volta in due mesi. ''La bomba è un elemento di novità rispetto agli attentati degli ultimi mesi dove venivano usati tir piuttosto che automobili, il che lascerebbe presupporre, per quanto sembra che l'ordigno fosse rudimentale, che un minimo di organizzazione di cellula, anche piccola, la jihad ce l'abbia in Gran Bretagna". Così il giornalista Andrea Purgatori nell'intervista a IntelligoNews, nella quale ha parlato anche dell'attuale situazione dell'Isis: "Il Califfato mentre sta perdendo e ha perso gran parte del terreno e della sua capacità di combattere, deve far vedere di esistere in un altro modo e l'unico che conosce è quello del terrorismo".

Bomba con i chiodi, nel mirino i giovanissimi. Che idea si è fatto di questo attentato?

''La bomba è un elemento di novità rispetto agli attentati degli ultimi mesi dove venivano usati tir piuttosto che automobili, il che lascerebbe presupporre, per quanto sembra che l'ordigno fosse rudimentale, che un minimo di organizzazione di cellula, anche piccola, la jihad ce l'abbia in Gran Bretagna. La bomba non è proprio una cosa così semplice da mettere insieme e soprattutto da portare, innescare con un dispositivo: non è una operazione che può fare chiunque avendo a disposizione un computer e qualche istruzione. Questo è il primo elemento interessante. Poi c'è il concerto, che si pone come luogo simbolico dell'eresia cristiana dal punto di vista degli jihadisti. Soprattutto un concerto con bambini e giovani in qualche modo diciamo serve, dal loro punto di vista, a pareggiare il conto con i bambini e i giovani che vengono uccisi nei bombardamenti della coalizione in Siria e Iraq''. 

L'Isis rivendica. Vogliamo fare una riflessione su quanto i nostri giovani abbiano coscienza di ciò che accade dall'altra parte del mondo?

''Sì, si può fare un ragionamento di ordine politico, che è complesso e uno che ha a che fare con la prevenzione, da cui partirei. Qui purtroppo abbiamo capito che se funzionano le misure di prevenzione per avere accesso ai luoghi dove ci sono degli eventi come i concerti, esistono delle aree all'esterno che funzionano dal punto di vista del terrorismo e di un attentato esattamente come all'interno. L''obiettivo è stato arretrato, ma si è ottenuto lo stesso risultato. Poi la questione politica sulla percezione di quanto sta accadendo resta: certo non si può pensare di non fare più concerti o manifestazioni perché l'Isis mette le bombe. Dobbiamo farci i conti''.

Vedere la morte così da vicino in Europa è raro, mentre per tante nazioni da anni è la quotidianità.

''L'Isis in questo senso ha cambiato strategia: mentre prima colpiva solo dei luoghi che avevano a che fare con le istituzioni dei Paesi nemici ed i suoi uomini, da un paio d'anni a questa parte ha messo in atto una strategia di 'terrorismo diffuso' che ci ha fatti un po' precipitare in una situazione mediorientale, da Beirut anni '80 o Baghdad di questi tempi. Come dire: non siamo sicuri se usciamo di casa e andiamo a fare la spesa perché abbiamo i vostri bombardamenti, quindi neanche voi potete pensare di vivere una vita tranquilla nelle vostre città".

Un Isis che compie questo tipo di attentati territorialmente arretra o rimane sulle sue posizioni?

"Questo è un Isis in estrema difficoltà. Mentre noi fino a due anni fa abbiamo visto attentati compiuti con un filo diretto che dal luogo dove c'erano gli attentati portava a Raqqa, cioè alla centrale del Califfato che si occupava di questa strategia del terrore, adesso le cose sono radicalmente cambiate. Un po' perché quelli che per l'Isis coordinavano questa attività terroristica sono stati uccisi, un po' perché le cellule sono state sgominate e infine non dimentichiamoci che l'Isis in questo momento deve pensare a difendere la bandiera che è rimasta per metà o un terzo a Mosul e poi a Raqqa. Il Califfato mentre sta perdendo e ha perso gran parte del terreno e della sua capacità di combattere, deve far vedere di esistere in un altro modo e l'unico che conosce è quello del terrorismo". 

#manchester #terrorismo #isis 
autore / Stefano Ursi
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