Presidenziali Francia, Adinolfi (PdF): "Fillon? Manif voterà Le Pen. Vittoria Macron non scontata"

24 aprile 2017 ore 15:25, Americo Mascarucci
"Macron farebbe bene a non cantare vittoria prima del tempo perché le ultime esperienze elettorali in Europa e nel mondo ci dicono che sentirsi vincitori prima del tempo potrebbe poi riservare brutte sorprese e cocenti delusioni". Mario Adinolfi, giornalista e leader del Popolo della Famiglia, non è affatto convinto che il risultato del ballottaggio delle presidenziali francesi sia già scritto come sostengono i maggiori analisti di politica internazionale, e non esclude che Marine le Pen possa ancora farcela. Ad Intelligonews spiega perché.

Cosa racconta questo voto francese? Il risultato è già scritto, vincerà Macron?

"Nulla è scritto, emerge un sostanziale testa a testa, uno scontro molto diverso da come viene raffigurato oggi dal giornalismo italiano e transalpino, che già incorona Macron nuovo presidente della Francia. Il quadro in realtà mi pare molto frastagliato. Fillon veniva dato per spacciato invece ha guadagnato il 20% e giocherà un ruolo importante al ballottaggio. Quello di Melenchon è un risultato molto rilevante che modifica gli equilibri a sinistra e racconta una sinistra ormai legata in Francia ad una dimesione oltranzista. Ha una buona affermazione la destra sovranista identitaria a destra della Le Pen visto che il suo candidato ha sfiorato il 5%. Un voto che dimostra come il doppio turno è un sistema che potrebbe riservare sorprese".
Presidenziali Francia, Adinolfi (PdF): 'Fillon? Manif voterà Le Pen. Vittoria Macron non scontata'

Cosa potrebbe accadere?

"Ora le aggregazioni che si formeranno sono molto difficili da immaginare. Fillon dice ai suoi di votare Macron ma la piazza di Fillon poggia fondamentalmente sul mondo della Manif Pour Tous che difficilmente potrà votare il candidato del centro - sinistra. Pochi sanno inoltre che l'8 maggio in Francia è festa nazionale, per i francesi quella data ha lo stesso significato che ha per noi il 25 aprile, la fine della seconda guerra mondiale. Macron ha trionfato nei distretti cittadini di Parigi dove ha guadagnato il 30% e dove invece Marine Le Pen ha rastrellato solo il 5%. La partita ora si modifica radicalmente. Con un ponte che la sera del 5 maggio svuoterà Parigi è molto difficile che quell'area metropolitana da 7 milioni di abitanti possa produrre lo stesso tipo di affluenza del primo turno. Quindi il distretto di Parigi che ha consentito a Macron lo storico sorpasso è un distretto dove potrebbe tornare tutto in ballo".

La Le Pen quindi potrebbe ancora vincere?

"Quella in atto non è una partita fra europeisti e sovranisti, è una partita molto più complessa che attiene alla tenuta delle classi politiche tradizionali. Fillon ad oggi ha coalizzato un consenso conservatore e di destra che difficilmente ora riuscirà a spostare sul centro sinistra. La destra tradizionale neo gollista cui si è rivolta non a caso Marine Le Pen ieri sera,potrebbe avere una reazione molto diversa da quella che tutti hanno in mente guardando allo scontro del 2002 fra l'allora presidente Chirac e il padre di Marine Le Pen. Molti di quelli che al primo turno hanno votato Melenhon, Fillon o Hamon perché dovrebbero restare a casa per votare Macron rinunciando al ponte dell'8 maggio? Il tema dell’affluenza sarà determinante. Secondo me se un paragone va fatto, non può che riguardare l'esito del voto sulla Brexit dove il risultato finale è stato diametralmente opposto alle convinzioni di tutti i sondaggisti e degli analisti politici. Già circolano sondaggi che danno Macron avanti di 20 punti sulla Le Pen. Io ci andrei molto cauto".

Il voto cattolico in queste elezioni ha pesato in qualche modo?

"I cattolici in Francia contano poco, hanno deciso di contare poco. Francamente guardo queste elezioni da spettatore e dopo i commenti che ho letto sui principali quotidiani italiani e sulle televisioni, da parte di autorevolissimi commentatori che già danno tutto per scontato, confesso che mi divertirebbe molto una vittoria di Marine Le Pen perché dimostrerebbe che ancora una volta questi illustri soloni non ci hanno capito nulla".

La vittoria di Macron, considerando le sue posizioni non certamente in linea con il mondo cattolico, non rischierebbe di rendere l'Europa sempre più laica e quindi ostile alla difesa dei cosiddetti temi etici?

"Come detto i cattolici in Francia contano poco, il voto cattolico non è in grado di determinare molto. La sconfitta della nostra presenza in Francia è per certi versi temperata dalla sensazione che i politici stiano guardando con sempre maggiore diffidenza l'opportunità di sposare certe battaglie, prima fra tutti quella in favore delle nozze gay. Tutti quelli che lo hanno fatto sono stati poi penalizzati alle elezioni. In nove mesi hanno perso prima Cameron, che aveva introdotto il matrimonio egualitario in Inghilterra nel marzo 2015, poi la coppia Obama – Clinton, tutti convertiti sulla via degli Lgbt visto che le loro posizioni originarie erano del tutto diverse. Zapatero è sparito, Hollande ha distrutto il socialismo francese, Matteo Renzi ha approvato la legge sulle unioni civili e a dicembre è stato sconfitto al referendum costituzionale. Appare sempre più evidente come queste leggi non portino consenso, ma servano unicamente a compiacere la lobby lgbt. E sono sempre di meno, grazie a Dio, i politici che in campagna elettorale si mettono a sventolare la bandiera dei diritti gay, per paura di perdere consenso. In attesa di riuscire a ricostituire una grande forza di cattolici in Parlamento, cosa che il Popolo della Famiglia sta cercando di fare, questo è per noi un buon motivo di soddisfazione". 

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