Lgbt, opuscolo medici Ferrara. Mancuso: "Non servono nuovi codici, diventiamo antipatici"

24 gennaio 2017 ore 16:42, Andrea De Angelis
"Questo quaderno — scrive nell’introduzione il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani — offre ai professionisti sanitari un’occasione di riflessione sugli atteggiamenti discriminatori che, a causa di pregiudizi o falsi moralismi, ricadono ingiustamente su uomini e donne della nostra collettività". Un vademecum presentato dall’azienda sanitaria e dall’ospedale di Ferrara per scongiurare comportamenti scorrenti o offensivi nei confronti di coppie omosessuali. Un documento di 40 pagine che è frutto di una collaborazione tra le autorità sanitarie locali, dal comune e le associazioni Lgbt. E ci sono anche i consigli di comportamento per i medici. Ad esempio, come riporta Corriere.it, il comprendere l’orientamento sessuale di una persona, mantenere un atteggiamento non giudicante, usare un linguaggio neutro e inclusivo nei colloqui con i pazienti ("Occorre fare attenzione a porre domande che diano per scontata l’eterosessualità, ad esempio ‘è sposato/a?’ o riferimenti a mariti e mogli. Quando si fanno domande sulle relazioni familiari chiedere piuttosto ‘chi sono le persone importanti della sua vita?’ Oppure ‘Da chi è composta la sua famiglia?"). IntelligoNews ha chiesto un parere ad Aurelio Mancuso, politico già presidente nazionale di Arcigay...

Nel consigliare ai medici di non avere un atteggiamento giudicante, si arriva anche al non chiedere al paziente se è sposato. Come commenta?
"A volte si è più realisti del re (ride, ndr). Capisco la preoccupazione, ma le discriminazioni vere non sono proprio quelle". 

Si sta andando oltre il limite?
"Nel rapporto tra medico e paziente, visto il giuramento di Ippocrate e la deontologia dell'Ordine dei Medici, c'è già un rapporto fiduciario e di riservatezza. Soprattutto il medico di famiglia deve stabilire una relazione di questo tipo. Una delle prime cose che dico sempre quando cambio medico di famiglia è proprio la mia omosessualità, per una serie di ragioni anche pratiche. Quello che bisogna chiedere è che il medico non abbia nei confronti del suo paziente degli atteggiamenti discriminatori per il suo orientamento sessuale, anche perché potrebbe incorrere in delle sanzioni disciplinari". 

Lgbt, opuscolo medici Ferrara. Mancuso: 'Non servono nuovi codici, diventiamo antipatici'
Che però sono già previste.
"Sì, sono già previste. Il tema vero non è dunque inventarsi ulteriori codici, ma fare formazione. Aiutare cioè i medici per aggiornarli alle nuove identità che si stanno esprimendo nella società, alla nuova organizzazione sociale. Essere più pronti a recepire queste identità in modo semplice e naturale. Tutto il resto è sovrabbondanza. I medici non hanno bisogno di tanti discorsi, hanno già i loro codici da applicare. Se non lo fanno, penso al caso della psicoterapeuta di Torino che per me continua a dire stupidaggini omofobe, l'Ordine dei Medici di Torino ha aperto un provvedimento nei suoi confronti. Ma nel rapporto tra medico e paziente, sì si possono dare dei consigli, ma vanno dati in un'azione di formazione vera". 

Non con un opuscolo di 40 pagine. 
"E poi non so, 40 pagine, ma cosa ci hanno scritto?".

C'è anche, come riporta il Corriere, la volontà di "decostruire posizioni di pensiero abitudinarie, l'organizzazione sociale italiana" è ancora "patriarcale e maschilista". 
"Credo che collegare le due cose sia sbagliato, nel senso che in Italia in questo momento ci troviamo in una situazione nuova rispetto a prima che si approvassero le unioni civili. Questo forse non è ben presente ancora neanche ad alcune associazioni Lgbt. La legge che oggi riconosce la cittadinanza omosessuale esiste. Da lì non c'è più tanto bisogno di dare consigli, costruire decaloghi e via dicendo. Va fatta una formazione rispetto alle normative. Così come alle direttive europee, basterebbe fare ai medici di Ferrara un corso di formazione sul Trattato di Lisbona". 

Scrive intanto Avvenire: "Quando dalla legittima difesa dei diritti delle persone omosessuali si passa alla pretesa, anche solo implicita, di mettere all’angolo quella che viene definita ‘eteronormatività’ qualcosa non funziona più. Vuol dire che il passo dalla realtà all’ideologia è stato fatto". Si finisce col prestare il fianco a questo tipo di critiche?
"Per me Avvenire dovrebbe fare comunque sempre un passo indietro per quanto riguarda la discriminazione degli omosessuali. Il vero tema è che non bisogna mai prevaricare alcuni confini, ovvero il rapporto diretto tra paziente e medico. Le preoccupazioni di discriminazioni sono comprensibili perché fatta la legge non si risolve tutto, ma occorre trovare le forme adatte. Utilizzare ciò che c'è". 

Non cercare sempre qualche elemento in più?
"No, guardi glielo dico con cautela, ma anche sapendo ciò che dico. Così facendo rischiamo di passare dalla parte degli antipatici. Le tutele e i diritti ci devono essere, non è accettabile alcuna discriminazione e vanno fatti i corsi di formazione così come avviene ad esempio per il tema dei migranti. Andare invece ad insistere con certe formulazioni non aiuta la causa, ma la fa entrare in un alveo che da un certo punto di vista è quello della prevaricazione. Il medico deve attenersi già a delle regole, lo si aiuti a farlo". 


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